PUNK: Chaos to Couture. Quell’audace liaison tra rock e fashion. Al Met di New York

Il Metropolitan Museum of Art mette in scena l’epopea del punk, attraversando le molte contaminazioni tra musica e moda. Quanto il punk rock ha influenzato gli stilisti negli ultimi decenni? La risposta è tra le centinaia di testimonianze che il Met raccoglie, in un teatro della rivolta e della trasgressione

PUNK: Chaos to Couture - Met, Nyc

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Dici punk e dici 1977: quando il rock si faceva urlo di rivolta generazionale. E pensi subito alle creste colorate, ai giubitti in pelle sdruciti, a borchie e spilloni, anfibi e jeans rattoppati, catene al collo, piercing e un’estetica incontenibile della distruzione. Il grezzo, il ruivido, il maudit e il politicamente scorretto: fuori dalle regole borghesi, fuori dall’armonia e dalla melodia, fuori dal perbenismo e da ogni ipocrita misura. Nichilismo, provocazione, rumore. Nella moda, come nella musica: in Usa, che del punk fu terra natia, tra Nyc e Detroit, c’erano i Ramones, Patti Smith, i Voidoids di Richard Hell, mentre Londra, dove il genere esplose e succhiò energie brutali, vide crescere gruppi come i Clash ma soprattutto come i Sex Pistols. Furono loro, nell’iconica statura di figure tragiche e spregiudicate come Syd Vicous o Johnny Rotten, gli autentici baronetti del punk. E a tutti è nota quella mitica liasion tra fashion e musica che fu alle origini della nascita del punk britannico, intimamente connessa a quella della band: nel negozio di abiti e accessori fetish, trasgressivi e alternativi, gestito da Malcolm McLaren – già produttore dei New York Dolls – e da sua moglie Vivienne Westwood, stilista, usavano trovarsi i futuri membri del gruppo, insieme a uno svariato campionario di umanità inquieta e ribelle. Qui, per intuizione dello stesso McLaren, nacquero i Sex Pistols, con la loro verve dissacrante e il loro rock sgualcito, grezzo. Outfit naturalmente studiato a puntino con la Westwood, futura sacerdotessa dell’estetica punk, tra media e passerelle.

All’ombra di questa relazione primigenia tra estetica dell’abito e poetica del suono, è nata la scorsa primavera PUNK: Chaos to Couture, una grande esposizione allestita fino al 14 agosto al Metropolitan Museum of Art di New York, in cui trovano posto collezioni storiche di stilisti che hanno fatto la storia della moda internazionale e che del punk hanno spesso saccheggiato simboli, segni, immagini, atmosfere: da Hussein Chalayan a Dior, da Dolce e Gabbana a John Galliano, da Hedi Slimane a Alexander McQueen, da Rei Kawakubo a Karl Lagerfeld, da Gianni Versace a Kate e Laura Mulleavy per Rodarte. In mostra fotografie d’autore che immortalano personaggi crucuiali del punk-rock; ricostruzioni e allestimenti scenografici; capi vintage che arrivano direttamente dal fermento degli anni Settanta e da quella new wave del gusto a cui si sarebbero ispirati, costantemente, la haute couture e il prêt-à-porter. Rievocando il concetto di “do it your-self”, su cui il punk costruì la sua poetica selvatica, indipendente, artigianale ed underground, il progetto del Met trasporta tutto questo in ambito fashion, giocando con il fascino del “fatto a mano” e con le suggestioni di una creatività anti-classica e anti-establishment.

Così, il racconto metropolitano della nascita della cultura punk procede tra video musicali d’epoca e tecnologie audio di soundscaping, attraverso sette spazi espositivi e tre capitoli principali: New York e Londra, Clothes for Heroes e D.I.Y. (Do it yourself), quest’ultimo suddiviso a sua volta nelle quattro sezioni Hardware, Bricolage, Graffiti and Agitprop, Destroy.
Sulla scia di uno dei paesaggi creativi più vulcanici del secondo Novecento, occhi e orecchie si saturano di un rumore contagioso e rivoltoso; laddove distruzione fa rima con seduzione, e l’aggressività è tutt’uno con la passione del fare, del provocare, del costruire distruggendo. Tra residui di utopie naufragate e fatte a pezzi.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • pietrosergiomauri

    meriterebbe una tournée in Italia!