Un work in progress lungo mezzo secolo. A Bologna

Galleria Enrico Astuni, Bologna – fino al 15 maggio 2016. Sette artisti che nel 1966 avviavano la loro carriera, chiamati cinquant’anni più tardi a creare legami con quel passato. In una mostra all’insegna del “tempo presente”.

Jonathan Monk, Ieri, Oggi, Domani, Eccetera…, 2016 - courtesy Galleria Enrico Astuni, Bologna – photo Michele Sereni
Jonathan Monk, Ieri, Oggi, Domani, Eccetera…, 2016 - courtesy Galleria Enrico Astuni, Bologna – photo Michele Sereni

Il progetto curato da Lorenzo Bruni ambisce a connettere due periodi storici, in un inesausto “work in progress”: tre opere che si aggiungono di mese in mese, una performance ogni settimana, un’opera che cresce con i visitatori. Sette artisti ormai storicizzati sono così invitati a creare un ponte su quel muro (tanto mentale quanto fisico, a ingombrare il centro della sala) che separa due date: 1966 e 2016. Al loro fianco, un più giovane istigatore concettuale. L’idea è tanto semplice (recuperare opere del passato, proporne di nuove) quanto efficace (non ci si può trattenere dall’esplorare, dal creare connessioni). Unico punto debole, forse, la carenza di unità concettuale, checché ne dica il testo di accompagnamento. Ma la forza dell’operazione sta proprio in questa logica: stabilire una griglia più o meno stringente e lasciare che gli artisti, nel libero svilupparsi dei loro percorsi, ne facciano gioco.

Simone Rebora

Bologna // fino al 15 maggio 2016
66|16
a cura di Lorenzo Bruni
artisti: Marinus Boezem, Simone Forti, David Medalla, Maurizio Mochetti, Maurizio Nannucci, Malick Sidibé, Michael Snow, Jonathan Monk
ENRICO ASTUNI
Via Barozzi 3
051 4211132
[email protected]
www.galleriaastuni.net

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/51254/6616/

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.