Marco Cingolani e il perturbante. In mostra a Bergamo

Thomas Brambilla, Bergamo – fino al 27 febbraio 2016. L’artista comasco rivendica l’alterità della pittura, prendendo in prestito alcuni concetti della dottrina freudiana. In un mix vertiginoso di assenze e presenze.

Marco Cingolani – Uncanny Zone - Thomas Brambilla, Bergamo 2016
Marco Cingolani – Uncanny Zone - Thomas Brambilla, Bergamo 2016

Con Uncanny Zone, Marco Cingolani (Como, 1961) solleva il suo punto di vista sulla questione della pittura. L’artista affida il proprio pensiero al concetto freudiano di Unheimilche, il perturbante. “Rispetto ad una società artistica che si riflette in un’arte che aderisce a scopi e a progetti” – così si legge nel testo che accompagna la mostra – “l’artista riporta in auge la pittura proprio in virtù del suo essere così familiare ma anche così estranea allo stesso tempo”.
Corrispettivo oggettivo del pensiero di Cingolani sono tele e disegni che si reggono su un continuo rimando di assenze e presenze, di matericità e sfumature, di finito e non-finito. Da un lato, all’interno di architetture di ispirazione pompeiana, figure fatte di scheletri reticolari che sorreggono carni inconsistenti acquistano vigore muscolare grazie alla palette cromatica; dall’altro, cancellature tanto veloci quanto chirurgiche elevano i disegni preparatori e li sospendono, portandoli nell’equilibrio di vertigini del perturbante.

Maria Marzia Minelli

Bergamo // fino al 27 febbraio 2016
Marco Cingolani – Uncanny zone     
THOMAS BRAMBILLA
Via Casalino 23/25
035 247418
[email protected]
www.thomasbrambilla.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/50243/marco-cingolani-uncanny-zone/

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Maria Marzia Minelli
Maria Marzia Minelli (Bergamo, 1985). Dopo essersi laureata in Architettura presso il Politecnico di Milano con un progetto di trasformazione di una cava dismessa in una scultura territoriale, decide di seguire la sua passione per l'arte contemporanea iscrivendosi al Luiss Master of Art, del quale è attualmente studentessa. Con l'obiettivo di nutrire il suo forte interesse per le relazioni che si possono instaurare tra arte e architettura, collabora con lo studio di Attilio Stocchi in occasione di Lucegugliavoce (2007) e, durante il periodo universitario, con l'Osservatorio Public Art coordinato da Emilio Fantin. Dall'aprile 2013 cura per il magazine Hestetika la rubrica Arte in città, dedicata all'arte pubblica.