Elogio alla pazienza. Le fragilissime sculture di Katarzyna Józefowicz a Varsavia

Castello Ujazdowski, Varsavia – fino al 29 marzo 2015. Metri e metri di frammenti di carta assemblati, incastrati, incollati con minuzia benedettina. In Polonia è in mostra Katarzyna Józefowicz, scultrice dalla profonda abilità (e meticolosità) tecnica. Un evento che arriva dopo anni di lavoro, dedizione e umiltà. Se è vero che il tempo, in fondo, è gentiluomo…

Katarzyna Józefowicz, Dywan, 1997–2000 (dettaglio)
Katarzyna Józefowicz, Dywan, 1997–2000 (dettaglio)

Fuori dalle ansie del successo, dalla sete di traguardi, da chi concede colpi e pugni pur di farsi largo e spingersi lontano, per arrivare, passare la selezione e sanare una voglia matta di gridare: “Ci sono anch’io!”. In un sistema dell’arte sempre più dominato da pulsioni arriviste e fame di popolarità, c’è chi ancora riesce a sottrarsi, preferendo la strada più lunga: quella del lavoro e dell’umiltà. Una strada scelta da alcuni (rari) artisti, fortemente convinti dell’importanza dell’arte come fenomeno individuale da custodire e accrescere con impegno e dedizione, preservando gelosamente briciole di coerenza e autenticità.
In questo solco si inserisce il percorso di Katarzyna Józefowicz (Lublino, 1959), artista polacca silenziosa e riservata, estranea per anni a ogni forma di successo, e solo oggi omaggiata a dovere con una mostra istituzionale che racchiude gran parte del suo lavoro, presso gli spazi del CSW – Center for Contemporary Art Ujazdowski Castle di Varsavia.
Curata da Marek Goździewski, Habitat è un percorso magico. Esibiti per la prima volta in modo così completo, i lavori della Józefowicz si presentano con grazia e profonda eleganza, mettendo in rilievo la passione e la minuzia tecnica che hanno caratterizzato tutta la ricerca della scultrice di Lublino.
Le opere, per lo più in carta e cartone, affascinano per raffinatezza e cura nel dettaglio: ognuna di esse è infatti un complesso e fragilissimo elaborato, in cui frammenti estratti da riviste o giornali, ritagli di volantini pubblicitari e cartoline di ogni tipo, vengono manualmente assemblati, incastrati, incollati con minuzia benedettina dall’artista fino a creare vasti assemblaggi carichi di pathos,  estremamente poetici.

Katarzyna Józefowicz, Obrus, 2012
Katarzyna Józefowicz, Obrus, 2012

Nei miei lavori, laboriosità e dedizione non sono difetti ma, al contrario, sono gli attributi su cui ho deciso consapevolmente e volontariamente di costruire il mio percorso. Questo continuo tagliare e incollare è una sorta di mantra per me”. E la parola ‘mantra’ non potrebbe essere più adeguata. La serenità percepita una volta varcati gli spazi del CSW è infatti tangibile, e un senso di pace e remissione vela ogni angolo del luogo. Il bianco della carta, la finezza tutta femminile delle forme assunte dalle strutture, e soprattutto la necessità di avvicinarsi a ognuna delle opere per scorgere e apprezzare la meticolosità con cui sono state realizzare sono un caldo invito all’osservatore a entrare in contatto col mondo dell’artista, a farsi parte di un dialogo aperto con l’opera.
È così che intimo e universale coincidono. Come in Room (2006/2007), ventiquattro metri di trecce di carta ordite una a una dall’artista ed aggrovigliate fino a formare un’alta (e fragilissima) coperta che ricopre le pareti della stanza. Entrato in questo spazio chiuso, una sorta di piccola cappella ecumenica, lo spettatore ha la possibilità di percepire la straordinaria umiltà e la dedizione dell’autrice, impegnata per mesi e mesi a prendersi cura, e a dare materia, a ogni millimetro di quel luogo. Similmente avviene di fronte a Carpet, un lungo manto di carta realizzato dalla Józefowicz unendo singolarmente volti di uomini politici, attori e personaggi di ogni genere ritagliati da riviste e giornali tra il 1997 e il 2000. Posto di fronte a questa vastità di elementi, migliaia di sagome incastonate su una larga base di cartone, l’osservatore entra in contatto con una realtà pura, dove la tenerezza è tangibile.

Katarzyna Józefowicz, Miasta, 1989-1992
Katarzyna Józefowicz, Miasta, 1989-1992

In questo modo la funzione dell’arte come pratica personale e intima è esaltata, rinvigorita da un lirismo altissimo che ne celebra le intenzioni e le ridona spazio, conferendole nuova importanza in un sistema troppo spesso dominato da aridi manierismi e sterili eccentricità.

Alex Urso

Varsavia // fino al 29 marzo 2015
Katarzyna Józefowicz – Habitat
a cura di Marek Goździewski
CSW – Centrum Sztuki Współczesnej Zamek Ujazdowski
Ul. Jazdów 2
+48 (0)22 6287683
[email protected]
www.csw.art.pl

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Alex Urso
Artista e curatore indipendente. Diplomato in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Laureato in Lettere Moderne presso l'Università di Macerata. Collabora con riviste di settore, scrivendo di arte, musica e cultura contemporanea. Vive a Milano e Varsavia.