Da Barcellona a Torino, passando per Parigi, Espoo e Dublino. La più grande retrospettiva dedicata a Carol Rama

MACBA, Barcellona – fino al 22 febbraio 2015. Fuori dall’ambito femminista e da quello dell’identità sessuale, lontano dagli abusati cliché arte anarchica, italiana, povera, ci si chiede che cosa sia davvero la passione per Carol Rama. Una mostra che cerca brillantemente di liberarla da qualunque etichetta e di situarla nella contemporaneità.

Carol Rama, Appassionata, 1940 - Fondazione Guido et Ettore de Fornaris Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino – photo © Gonella 1999

Il MACBA di Barcellona è la prima tappa di una retrospettiva itinerante che punta a riscrivere il racconto storiografico della scoperta di Carol Rama (Torino, 1918). Oltre l’urgenza di restituire l’artista torinese alla storia dell’arte, quella di mettere in discussione certe narrative che l’hanno condannata a una perenne condizione di “futuro anteriore”. Non la compresero mai, né negli Anni Quaranta, né nei Cinquanta, né nei Sessanta… E forse nemmeno la compresero dopo la sua formale legittimazione alla Biennale nel 2003 con il conferimento del Leone d’Oro alla carriera. Censura, invisibilità nel presente, ritorno spettrale e tante, e poi troppe, identità. Un intricarsi di verità e leggende metropolitane torinesi, tutte destinate secondo convenienza a trasformarsi in storia o meno. Un collezionismo vasto ma bifronte, tanto spesso lontano dai circuiti dell’arte quanto spesso legato a meccanismi di iper-valorizzazione.

Carol Rama - photo Pino Dell’Aquila
Carol Rama – photo Pino Dell’Aquila

Ma chi è adesso Carol Rama per noi?”:questa la domanda che si sono poste le curatrici della mostra, l’attivista e filosofa Beatriz Preciado e la curatrice Teresa Grandas del MACBA. “Carol Rama non può essere più essere vista come la Louise Bourgeois o la Georgia O’Keeffe italiana ma come rappresentante di un nuovo immaginario che va oltre qualunque definizione identitaria e normativa”, ha dichiarato la Preciado.
Il percorso, più che esaustivo, inizia con lavori del 1936 e arriva fino alla più recente produzione del 2006. Si comincia con la breve storia di “Olga Carolina Rama” e i suoi acquerelli censurati dal governo fascista nel 1945. Bocche, orifizi, feci e serpenti che prima la esclusero dal discorso dell’arte e poi la proclameranno regina di un’arte viva di sessualità, teatralità e femminismo. Dopo la censura, infatti, inizia la vera storia della firma dissidente “Carol Rama”. Gli Anni Cinquanta e Sessanta appaiono marcati da una sorta di “disobbedienza astratta”, dove dietro un’arte apparentemente più in linea con i canoni del tempo si nascondono in realtà titoli come Pornografia e contenuti ancora più dissenzienti.

Carol Rama, Nonna Carolina, 1936 - Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea-CRT – photo © Roberto Goffi, Torino © Archivio Carol Rama, Torino
Carol Rama, Nonna Carolina, 1936 – Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea-CRT – photo © Roberto Goffi, Torino © Archivio Carol Rama, Torino

Negli Anni Sessanta e Settanta, in una scena artistica italiana dominata da figure maschili dell’Arte Povera, persiste quello che pare ormai essere un irrisolvibile problema di anatomia politica e critica. I copertoni di gomma, i fusibili, il vetro, le ciglia e il sangue nell’arte di Carol Rama, pur mostrando affinità con il panorama del tempo, vennero in realtà ignorati sia dalla critica italiana sia dal discorso femminista. Da qui un’“Arte Queer Povera”, da reinventarsi, forse, a posteriori. Si arriva poi agli Anni Ottanta, quando il successo della mostra di Lea Vergine, L’altra metà dell’avanguardia, rende finalmente giustizia agli acquerelli di Rama censurati nel 1945. Sono gli anni in cui Carol Rama recuperava il bagaglio della figuratività, senza perdere quello dell’organicità, ma la sua produzione contemporanea continuava come di consueto a essere ignorata.
La mostra giunge infine a un ampio focus sul leitmotivdella “mucca pazza” e sugli anni immediatamente successivi alla consacrazione di Carol Rama. Persa ogni anatomia concreta, e oltre le affinità tra l’uomo e l’animale, Rama riconosce un nuovo universo figurativo nel paradosso tutt’altro che metaforico tra l’encefalopatia spongiforme bovina e i ritmi uomo-natura-economia-politica. Si definisce lei stessa “mucca pazza” prendendosi gioco di certi meccanismi sano-malato, uomo-donna, umano-animale. Ecco cosa è sempre stata la passione per Carol Rama: “L’ansia di divorare per possedere, sapendo che stiamo divorando noi stessi”. È dopo questa espansione che abbatte tutte le definizioni normative e d’identità che arriva il riconoscimento con il Leone d’oro nel 2003.

Carol Rama, Dorina, 1944 – collezione privata - © Associazione Archivio Carol Rama
Carol Rama, Dorina, 1944 – collezione privata – © Associazione Archivio Carol Rama

I presagi delle Guerrilla Girls si sono assolutamente avverati:“I vantaggi di essere un’artista donna sono quelli di sapere che la tua carriera potrebbe iniziare dopo che hai compiuto ottant’anni; essere sicura del fatto che qualunque tipo di arte che farai sarà etichettato come ‘femminile’; essere inclusa nelle edizioni rivisitate della storia dell’arte…”. Da lì sono partiti una serie di tentativi della critica di classificare il suo lavoro sotto alcune etichette normative, ma Beatriz Preciado e Teresa Grandas rompono la maledizione dell’eterno futuro anteriore a cui Carol Rama era stata destinata sinora. La situano nella nostra contemporaneità, tra le icone di una più ampia questione di estetica e dissidenza biopolitica da cui imparare a creare a nuovi dispositivi, piuttosto che usare quelli vecchi.

Enrichetta Cardinale Ciccotti

Barcellona // fino al 22 febbraio 2015
La pasión según Carol Rama
a cura di Beatriz Preciado e Teresa Grandas
MACBA – MUSEU D’ART CONTEMPORANI DE BARCELONA
Plaça dels Ángels 1
+34 (0)93 4120810
www.macba.cat

 

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Enrichetta Cardinale Ciccotti
Enrichetta Cardinale Ciccotti (Napoli 1986, vive a Barcellona). Storica dell’arte, generazione erasmus. Per evitare la tanta agoniata sindrome post-erasmus ha fatto una serie di giri, ma dall'estero non è più tornata. Dopo le ricerche per tesi a Monaco di Baviera si è trasferita a Barcellona per studiare exhibition design. In Spagna ha collaborato per la galleria masART, la fiera d’arte contemporanea SWAB e l’Istituto di Cultura Italiana. Si occupa di stampa internazionale, contenuti web e social media per eventi culturali e portali. Collabora per il Sónar Advanced Music and New Media Art Festival. Scrive per Artribune dal 2012.