Enrico Benetta fra Bodoni e Benetton. A Treviso

Spazi Bomben, Treviso, fino al 26 ottobre 2014. Col patrocinio della Fondazione Benetton,l’arte bodoniana di Enrico Benetta occupa gli spazi di Palazzo Bomben. Con punti cardinali la memoria, il tempo, il sogno e l’amore.

Impossibile approcciarsi criticamente all’opera di Enrico Benetta (Montebelluna, 1977) senza ricorrere alla scienza euristica o fare appello a una qualche teoria estetica. Quando un’opera d’arte si manifesta nella sua perfezione formale, come nel caso delle pitture materiche o sculture “parlanti” di Benetta, accade che, superata l’estasi del primo momento, si rimanga alquanto interdetti. La sua arte, conclusa, perfetta, non lascia spazio agli interrogativi, ai dubbi, non ci sono scarti né margini in cui potersi inserire, crearsi un varco, trovare un appiglio critico su cui fare leva. Occorre quindi uno sforzo epistemologico supplementare, in grado di ripercorrere a ritroso il processo artistico di Benetta, nella direzione quindi non tanto di una comprensione fenomenica ma noumenica del gesto artistico.
Noto per avere assunto i caratteri tipografici bodoniani quale cifra stilistica del suo lavoro, Enrico Benetta è artista giovane anagraficamente ma artisticamente già maturo. Eppure la curatrice della mostra, Chiara Casarin, con  lungimirante perspicacia, ci mette in guardia da qualsivoglia sommaria semplificazione e avverte: l’arte di Benetta è a una svolta e merita pertanto di essere seguita.
Ripercorriamo quindi le sale di Palazzo Bomben osservando la felice interpretazione che l’artista montebellunese fa degli affreschi e delle decorazioni neoclassiche di Giovan Battista Canal, la Sala delle Vedute, la Sala delle Ore e della Caccia. Difficile decidere quale sia la più bella: in tutte l’artista è riuscito a creare singolari suggestioni coloristiche e formali di grande impatto emotivo.

Un'opera di Enrico Benetta
Un’opera di Enrico Benetta

Vengono a mente quindi i quattro elementi basilari che Enrico Benetta sostiene siano sempre presenti nelle sue opere, ovvero la memoria, il tempo, il sogno e l’amore. E mentre i primi due si rapportano alla materia che l’artista plasma, ovvero l’acciaio corten che col tempo cambia colore e si trasforma, e l’acciaio mirror che rispecchia il tempo che cambia; il sogno rappresenta piuttosto quell’attività visionaria che consente all’artista di comprendere, di misurarsi con l’ambiente in cui si trova ad operare, trasformandolo. L’amore infine, è certamente il desiderio. In questa mostra esso si identifica con il dandelion che troneggia nel giardino del Palazzo.

Adriana Scalise

Treviso // fino al 26 ottobre 2014
Enrico Benetta – Dandelion
a cura di Chiara Casarin
SPAZI BOMBEN
Via Cornarotta 7
042 25121
[email protected]
http://www.fbsr.it/

 

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Adriana Scalise
Adriana Scalise lavora presso l'Archivio della Biennale di Venezia, laureata in Lingue Orientali (Arabo) e in Conservazione dei Beni Culturali (Storia dell'Arte) da oltre dieci anni nutre interesse nei confronti della Fotografia nelle sue varie declinazioni (storia, estetica e pratica fotografica). In qualità di ricercatrice indipendente collabora con diverse riviste del settore (Gente di Fotografia, Artribune, Fotostorica), partecipa a convegni e pubblica saggi (Verri, ed. Marsilio). Scrive poesie e da alcuni anni porta avanti un progetto fotografico dedicato a "se stessa".