Le prove a carico di Ai Weiwei. A Berlino

Martin-Gropius-Bau, Berlino – fino al 13 luglio 2014. Le opere del celeberrimo artista-architetto cinese Ai Weiwei sono in mostra nella capitale tedesca. L’artista presenta opere che non erano mai state esposte in Germania e organizza i 3mila mq di spazio con un alternarsi di fotografie, documentari e installazioni.

Ai Weiwei - Untitled 2011 Office supllies confiscated from FAKE studio during Ai Weiwei's detention - Foto Silvia Neri

Evidence, il titolo della mostra berlinese di Ai Weiwei (Beijing, 1956), è una parola tratta dalla terminologia giudiziaria delle serie televisive anglofone e denota il tono politico della mostra. “Everything is art. Everthing is politics”: così afferma l’artista nel libro a lui dedicato a Reporters sans Frontières (100 photos de Ai Weiwei pour la liberté de la presse). Sì, Ai Weiwei oltre che arte fa politica, perché lui stesso è un emblema della politica del suo Paese. E l’ingiustizia dittatoriale della Cina, l’artista la spiega e la espone come attraverso un diario in cui racconta gli 81 giorni di prigionia, sorvegliato 24 ore su 24 da due agenti sempre presenti con lui in ogni momento.
Il lavoro di denuncia di Ai Weiwei comincia però ben prima: come non rimanere colpiti di fronte alla celebre foto di sua moglie Lu Qing in piazza Tienanmen il giorno del quinto anniversario del massacro?
A Berlino si può ripercorrere un po’ tutto il percorso artistico di Ai: la serie Study of Perspective  e le installazioni accompagnati da video sul terremoto del Sichuan del 2008 sono solo alcuni esempi. Al Gropius-Bau non si sente un clima di tensione, ma un inno ai diritti umani, dove la politica si snoda negli spazi del museo tedesco e lo spettatore s’immerge nella lettura e nella visione dei documentari.

Ai Weiwei, He Xie 2011. Foto Silvia Neri
Ai Weiwei, He Xie 2011. Foto Silvia Neri

Come tutte le esposizioni di Ai Weiwei, questa importante retrospettiva si apre al pubblico con un’installazione monumentale nella sala principale: immediata come Sunflowers Seeds della Tate Modern (2011), Stools (2014) è una distesa di sgabelli che riempie di un’imponente presenza la hall del Martin-Gropius-Bau, investendo di sacralità contemporanea l’antico Museo delle Arti Decorative. Lo stile di richiamo rinascimentale italiano esalta il lavoro dell’artista in un’armoniosa continuità temporale e spaziale.  Esposizione da non perdere.

Silvia Neri

Berlino // fino al 13 luglio 2014
Ai Weiwei – Evidence
Catalogo Prestel Verlag
MARTIN-GROPIUS-BAU
Niederkirchnerstrasse 7
+49 (0)30 254860
www.gropiusbau.de

 

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Silvia Neri
Silvia Neri nasce a Vicenza nel 1985. Si laurea nel 2010 in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Padova con una tesi in Storia dell'Arte contemporanea su Cremaster 3 di Matthew Barney. Nel 2008/2009 collabora con il Centro Nazionale di Fotografia di Padova. Scrive dal 2010 per la rivista AreaArte e collabora con artisti per la realizzazione di video e cortometraggi e allestimento di esposizioni d'arte. Vive a Parigi dove studia Art Contemporain et Nouveaux Medias a un master recherche all'Université di Paris 8 e collabora con la Galerie Bernard Bouche.