Visioni oltre i suoni. Una collettiva a Foligno al festival Dancity

Foligno – fino al 29 giugno 2014. Una mostra per sviluppare una riflessione sul suono a partire dalle arti visive. Con artisti giovani e mid career, in una location davvero unica. Succede in Umbria, in occasione del festival internazionale di musica elettronica “Dancity”.

Ruth Proctor, Travelling Hat Dance - Photo Niccolò Tramontana – Dancity Festival Attack Festival 2014

Nona edizione di Dancity, festival internazionale di musica elettronica made in Umbria. La kermesse è un punto di riferimento per gli appassionati di tutta Europa e non solo, e quindi un tassello vivo nell’offerta culturale del nostro Paese. Per sviluppare una riflessione sul suono a partire dalle arti visive, quest’anno viene proposta una mostra a latere a cura di Marta Silvi, realizzata in collaborazione con l’associazione AtTack (che organizza anche l’omonimo festival). Allestita a Foligno, a Palazzo Trinci, tra gli affreschi di un big della storia dell’arte come Gentile da Fabriano, l’esposizione vale la visita sia in relazione ai contenuti, che per l’ottimo allestimento, concepito tenendo conto dell’unicità del contesto. In mostra ci sono artisti emergenti e mid career, per cui la ricognizione è sincronica, e non diacronica come quella enciclopedica messa su a Venezia da Germano Celant con la sua Art or Sound.
Spiccano per spigliatezza gli interventi di vario tipo (scultoreo, installativo, perfomativo) di Ruth Proctor, che indaga in termini concettualisti ma con tenore pop la capacità che ha la musica di coprire le distanze, sia temporali che storico-geografiche. Il momento più immediatamente musicale si è avuto con la performance di Simone Pappalardo: una sound-session di impronta glitch realizzata in collaborazione con il musicista Gianni Trovalusci, nella quale, utilizzando campi elettromagnetici e una strumentazione meravigliosamente ibridata, si è riusciti ad amalgamare suggestioni arcaiche e futuribili. L’opera di Alice Schivardi – una sottile installazione costituita da altoparlanti da cui è possibile udire storie inconfessabili – è risultata più incisiva in quest’occasione, in un passaggio riservato in passato ai condannati a morte, che non nel white cube galleristico.

Alice Schivardi - Photo Niccolò Tramontana – Dancity Festival Attack Festival 2014
Alice Schivardi – Photo Niccolò Tramontana – Dancity Festival Attack Festival 2014

A beneficiare di una collocazione particolarissima, dall’atmosfera densa e ipogea, è anche l’opera concettualmente un po’ sovraccarica di Angela Zurlo, in cui figurazioni cucite a mano di neonati e feti ciondolano da un ideale, gigantesco carillon. Lo stesso dicasi per l’intervento di Bernardo Vercelli, del collettivo Quiet Ensemble: un apprezzabile video con cui è stato mappato in termini astrattizzanti il posizionamento di stormi di uccelli; ottimo il sovvertimento allestitivo per cui lo spettatore, anziché dal basso, si trova a dover fruire l’opera dall’alto.
Più frontale la partecipazione di Gabriele De Santis, il cui preziosismo formale è atto ad amplificare la paradossale solennità di caratteri tipografici che danno vita, perché fusi, a (in)esistenti note musicali. Infine, Stanislao Di Giugno è presente con un lavoro ispirato e rotondo che, fondendo tra loro un gran numero di inni nazionali, problematizza in termini efficacemente stranianti il concetto di orgoglio identitario.

Pericle Guaglianone

Foligno // fino al 29 giugno 2014
On the tip of my tongue
a cura di Marta Silvi
in collaborazione con Attack
PALAZZO TRINCI – MUSEO DELLA CITTÀ
Piazza della Repubblica
[email protected]
http://associazioneattack.wordpress.com/

 

CONDIVIDI
Pericle Guaglianone
Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua passione. Ha una laurea in storia dell’arte (versante arte contemporanea) ma è convinto che nessuna immagine sia paragonabile per bellezza a una carta geografica. Da qualche anno scrive appunto di arte contemporanea e ha curato delle mostre. Ha un blog di musica ma è un pretesto per ingrandire copertine di dischi. Appena può si fionda in qualche isola greca. Ne avrà visitate una trentina.