Pollock e Michelangelo a Firenze. L’informe, il pathos e la furia

Palazzo Vecchio, Firenze – fino al 27 luglio 2014. Sei disegni di Jackson Pollock, arrivati dal Metropolitan Museum di New York, sono il cuore di questa mostra. Studi di corpi michelangioleschi, che raccontano l’amore dell’artista per il genio rinascimentale: messi a confronto con tele e incisioni, riaprono alcune riflessioni sul senso, il mistero e la potenza della ricerca di un maestro del Novecento.

Jackson Pollock Senza titolo, 1937-1939 - The Metropolitan Museum of Art, New York © Jackson Pollock, by SIAE 2014

L’enigma di Jackson Pollock (Cody, 1912 – New York, 1956), fra astrazione e figurazione. Dalle prime influenze surrealiste al periodo della deflagrazione assoluta (1947-1953), cosa accadde? Decine di studiosi hanno sviscerato il tema da prospettive differenti. Ma il mistero della sua rivoluzionaria potenza pittorica resiste. La mostra di Palazzo Vecchio ha il merito di riaprire il dibattito, con nuove suggestioni.
Una mostra raccolta, concentrata su alcuni indizi e accostamenti; in tutto una decina di tele e incisioni, di piccolo e medio formato, arrivate da alcuni musei internazionali, oltre a sei disegni giovanili del Metropolitan di New York. Disegni che sono la chiave del progetto: Pollock coltivò un’autentica passione per Michelangelo. Di lui copiò i corpi maestosi e spiraliformi, cogliendone l’energia e la dinamica inquieta. E di lui conservò quell’attitudine che il Lomazzo definì “la furia della figura”. Capovolgendo tale definizione, la mostra racconta Pollock come “la figura della furia”, presenza dionisiaca guidata dal flusso di una danza demiurgica, capace di strappare la pittura alla sua dimensione verticale, celeste e rappresentativa, portandola sul piano orizzontale, terrestre, istintuale. Il piano dell’informe, come avrebbe detto Rosalind Krauss, riprendendo Bataille.

Michelangelo Buonarroti, Adamo (particolare dalla Volta della Sistina), 1508-1512 © Musei Vaticani
Michelangelo Buonarroti, Adamo (particolare dalla Volta della Sistina), 1508-1512 © Musei Vaticani

Ma fu davvero scavalcata la questione dell’icona? E quanto sopravvisse l’eco dell’immagine, sepolta sotto gli strati e le gocciolature, come svelato dai raggi X nella splendida Full fathom five del 1947? All’inquietudine degli opposti, in verità, lo sciamano del dripping restò inchiodato sempre, come a una croce. Mentre provava, con la mediazione del rito pittorico, a liberare il massimo della tensione spirituale nel corpo della forma esplosa. L’informe come “possibilità”, per dirla con Valéry. Tra pathos, pulsione e controllo.
E così pure Michelangelo, a modo suo. Basterebbe ripensare ad alcune opere tardive dei due: da un lato la splendida Deep, tela del 1953, sospesa tra l’iconoclastia del bianco e la concretezza di una fenditura abissale, oppure le serigrafie del 1951 (esposte a Firenze), frammenti di una nuova figurazione, scavati nel nero di una contemporaneità convulsa; dall’altro la straziante Pietà Rondanini, di cui l’anziano Buonarroti consumò i contorni, nella disperazione neoplatonica del non finito, al tramonto del mito rinascimentale.
Due artisti immensi, a cui Dylan Thomas – poeta amatissimo da Pollock – avrebbe potuto scrivere ciò che scrisse al padre malato: “Infuriati, infuriati contro il morire della luce”. E nella furia, entrambi, conobbero l’oscurità e la fiamma, rovesciando l’istinto di morte nel desiderio di vita, e viceversa. Come nel destino di ogni forma che nell’informe divampi. Sparendo, venendo.

Helga Marsala

Firenze // fino al 27 luglio 2014
Jackson Pollock – La figura delle furia
a cura di Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini
Catalogo Giunti
PALAZZO VECCHIO
Piazza della Signoria
055 2768465
www.pollockfirenze.it


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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Massimo Ravecca

    Ciò che spesso caratterizza il genio è la presenza di processi ricorsivi nelle opere, anche in modo inconsapevole. Come il moltiplicarsi all’infinito dell’immagine di un oggetto posto tra due specchi piani paralleli. Pollock aveva elementi ricorsivi nelle sue opere, che hanno permesso di riconoscere i falsi che ne sono assenti. Ciò dovuto alla presenza in piccola scala di frattali nei suoi disegni che sono ricorsivi per definizione e per natura. In Michelangelo è presente direttamente il gioco di specchi. Nella Cappella Sistina, nella Creazione dell’uomo, le mani del Padre toccano il futuro Figlio dell’uomo, e sono protese verso Adamo, in modo similare. Simili nella Caduta dell’uomo sono l’angelo e il serpente tentatore. L’angelo e il serpente sono speculari. Sembrano dei gemelli. Simili sono Aman crocifisso nella Volta della Cappella Sistina e il Gesù del Giudizio Universale sulla parete d’altare. In tal senso il “non finito” di Michelangelo, (anch’esso riconducibile a un processo ricorsivo), è associabile alla “non forma” di Pollock, perché entrambi frutto, o portatori di processi ricorsivi-speculari. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.