Julia Stoschek e una collezione in tour

Mucsarnok/Kunsthalle, Budapest – fino al 23 febbraio 2014. Oltrepassato il sontuoso pronao, sull’austera piazza degli Eroi, si aprono enormi ambienti destinati alle esposizioni temporanee di arte contemporanea e che ospitano, ancora per qualche giorno, una delle ultime mostre tematiche con cui Julia Stoschek modula la propria collezione.

Julia Stoschek Collection: Entropy of a City - veduta della mostra presso Mucsarnok/Kunsthalle, Budapest 2014 - Clemens Von Wedemeyer, The Museum is burning, 2004-05

Con una selezione centrata sul tema dell’entropia urbana, intesa come collasso tanto dello spazio edificato – esemplificato dalla documentazione dell’anti-architettura di Gordon Matta-Clark – quanto della convivenza civile – come dimostrano i video di Cyprien Galliard Entropy of a City offre un originale panorama della time-based media art. Sorprende, infatti, la scelta di accostare lavori storici a ricerche più recenti: ma il risultato è convincente e di immediata comprensione. Così l’immaginario primordiale e utopico di Spiral Jetty (Robert Smithson, 1970) si trova affiancato alle malinconiche notazioni che Cao Fei ha affidato a Second Life: in i.Mirror (2007), infatti, una romantica serata di una giovane coppia è punteggiata dall’amarezza del dialogo fra coloro che si celano/mostrano dietro i personaggi in 3D. Dell’artista cinese, a Budapest, si possono vedere anche alcune installazioni del progetto Whose utopia?, costruito attorno ai sogni e alle aspirazioni, più o meno irreali, con cui gli operai della fabbrica di lampadine Osram popolano il proprio luogo di lavoro.
La crisi della dimensione urbana, o meglio della miscela di razionalismo e paternalismo che ha afflitto la gestione della cosa pubblica nell’Italia degli Anni Sessanta, è efficacemente rappresentata dal montaggio di istantanee che Tobias Zielony ha dedicato alla Vele di Scampia (2009), in cui l’obsolescenza dei manufatti si coniuga con l’abbrutimento sociale. Mentre Clemens Von Wedemeyer propone – con la felice formula dei tre schermi sperimentata a dOCUMENTA 13 – The Museum is burning (2004-05), in cui un medesimo attore impersona diversi ruoli all’interno di altrettante varianti attorno alla messa in scena di un incendio in un edificio museale. Con una sorta di gioco di specchi, le immagini alludono anche all’evasione dagli spazi della Kunsthalle, ma la scelta non è certo casuale: il museo, più evocato che mostrato, diventa la quintessenza del valore del passato e della cultura, in senso sia metaforico che materiale.

Julia Stoschek Collection: Entropy of a City - veduta della mostra presso Mucsarnok/Kunsthalle, Budapest 2014 - Cao Fei
Julia Stoschek Collection: Entropy of a City – veduta della mostra presso Mucsarnok/Kunsthalle, Budapest 2014 – Cao Fei

Tra i lavori più interessanti, lo slideshow della svedese Klara Liden, in cui una veduta di un ponte fluviale, in una non meglio definita città europea, si va progressivamente sgranando, passando dalla definizione simile ai disegni di Georges Seurat fino al pattern astratto, in cui non è più riconoscibile alcuna immagine.
Oltre che per le opere, Entropy of a City è anche l’occasione per visitare una mostra di media art ben allestita, in cui le proiezioni dialogano fra loro senza interferire, in ambienti ampi, ariosi e dotati di sedili e di poltrone da cui poter seguire i lavori per tutto il tempo che si vuole: assecondando le prerogative della time-based art. A questo tipo di arte, infatti, è consacrata la collezione, esposta a rotazione a Düsseldorf, in un’ex fabbrica che gli architetti Kuehen Malvezzi hanno trasformato in un moderno e attrezzato spazio espositivo, dotato di depositi all’avanguardia, e che vanta un lungimirante programma di conservazione fisica e digitale di lavori afflitti da precoce obsolescenza, come quelli di new media art.
Non resta che sperare che l’effervescente attività della Fondazione Julia Stoschek faccia tappa anche a sud delle Alpi: al momento il prossimo appuntamento è lo ZKM di Karlsruhe.

Francesca Gallo

Budapest // fino al 23 febbraio 2014
Julia Stoschek Collection: Entropy of a City
MUCSARNOK/KUNSTHALLE
Dózsa György út 37
+36 (0)1 4607000
http://www.mucsarnok.hu/  
http://www.julia-stoschek-collection.net

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Francesca Gallo
Ricercatore di Storia dell’arte contemporanea alla Sapienza, si occupa di new media art, arte e critica d’arte dal XIX al XXI secolo, con particolare riguardo ai nessi fra procedimenti e poetiche. Ha pubblicato, tra gli altri, "Les Immatériaux: un percorso di Jean François Lyotard nell’arte contemporanea" (2008) e attualmente ha rivolto le sue ricerche sulle pratiche performative.