Paul Klee: maestro del visibile a Londra

Tate Modern, Londra – fino al 9 marzo 2014. “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. La mostra alla Tate Modern si apre con una frase che suona come un benvenuto nel magico mondo di Paul Klee, maestro dell’Astrattismo, musicista, letterato, incisore, teorico, lettore accanito, disegnatore instancabile.

Paul Klee, Fire at Full Moon, 1933, Museum Folkwang, Essen
Paul Klee, Fire at Full Moon, 1933, Museum Folkwang, Essen

Nato vicino a Berna in una famiglia di musicisti e lui stesso un eccellente violinista, Paul Klee (Münchenbuchsee, 1879 – Muralto, 1940) è per molti anni indeciso sulla strada da intraprendere. Optando per la pittura, si trasferisce a Monaco nel 1898 per studiare arte, ma è insoddisfatto. E la sua frustrazione non migliora durante il viaggio in Italia intrapreso tra il 1901 e il 1902 con l’amico scultore Hermann Haller. Davanti ai grandi maestri del passato Klee capisce che i canoni dell’arte tradizionale sono ormai obsoleti e che è necessario cambiare rotta per poter andare avanti. “Veduto Leonardo”, scrive nel suo diario, “non si pensa più alla possibilità di fare molti progressi.” Umiliato dall’esperienza italiana, Klee si concentra quasi esclusivamente sulla grafica. Tornerà  alla pittura solo dopo il 1914, quando un viaggio in Tunisia gli offre la svolta che aspettava: sotto i cieli dell’Africa Klee scopre il colore.
Le  prime incursioni di Klee nel mondo dell’Astrattismo avvengono nel 1911 quando entra in contatto con il Blaue Reiter di Wassily Kandinsky e Franz Marc. Ma a differenza di Kandinsky, per il quale non esiste un contatto tra il mondo oggettivo e la sfera dell’arte, Klee rifiuta l’astrazione pura. L’anno successivo, una una visita a Parigi lo avvicina al Cubismo orfico di Robert Delaunay, le cui ricerche sul colore e la luce lo influenzano profondamente.

Paul Klee, Park near Lu, 1938, Zentrum Paul Klee
Paul Klee, Park near Lu, 1938, Zentrum Paul Klee

Appassionato musicista, Klee studia gli effetti delle ritmica gradazioni di colore, che paragona alla musica nella sua abilità di trasportare i sensi oltre il reame del razionale. Mettere il colore giusto al posto giusto è per Klee la più grande delle preoccupazioni, soprattutto durante gli anni gloriosi del Bauhaus (1921-1931); è di questi anni infatti la serie dei quadrati magici, le complesse polifonie di colore costruite secondo gli schemi matematici del contrappunto utilizzati dai suoi compositori preferiti, Mozart e Bach.
Ma ci sono anche altri Klee: quello degli anni post-Bahuaus (1921-1931) che sperimenta con il Puntinismo, e c’è quello dell’ultimo periodo, dominato dalla decadenza fisica e dalla malattia in un’Europa alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Tutto questo in Paul Klee: Making visible: 130 opere (tra dipinti tra disegni, acquerelli, olii) provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private quelle che si srotolano sulle pareti bianche e nere delle diciassette sale di questa mastodontica retrospettiva, la più completa finora dedicata a questo artista da un museo britannico. Una mostra dimensioni titaniche che segue meticolosamente la carriera dell’artista e che richiede una considerevole dose di tempo ed energia da parte dell’osservatore. Ma l’arte di Klee è nemica della fretta e ogni dipinto richiede la più grande attenzione, non solo perché le dimensioni sono spesso piuttosto ridotte, ma per la ricchezza di particolari che lo arricchisce.

Paul Klee, Comedy, 1921, Tate
Paul Klee, Comedy, 1921, Tate

Nelle sue mani un punto, una linea, un triangolo, un cerchio crescono come un organismo vivente che continua a cambiare sotto i nostri occhi che, perdendosi nei dettagli, non riescono ad anticipare quale forma assumerà: per lui l’artista è un medium che comunica con un mondo inquieto e magico che va oltre la percezione visiva. Come Joyce gioca con le parole, Klee gioca con le immagini: le scompone e le ricompone senza un nesso apparente e quando disegna non porta solo una linea a fare una passeggiata, ma porta anche noi con lui.
E allora aiuta il vedere le sue opere appese  nella sequenza esatta in cui sono state dipinte. Dal 1911 infatti, Klee comincia a catalogare le sue creazioni assegnando loro un numero: un metodo che ha permesso al curatore Matthew Gale di disporre le opere nella sequenza voluta dallo stesso Klee e che ci permette di seguire i progressi del pensiero di un artista che continua ancora oggi ad incantare.

Paola Cacciari

Londra // fino al 9 marzo 2014
Paul Klee – Making Visible
TATE MODERN
Bankside
+44 (0)20 78878888
[email protected]
www.tate.org.uk

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Paola Cacciari
Laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna con una tesi sul costume femminile bizantino nei mosaici di San Marco a Venezia, e con un Master in Renaissance Studies alla University of London, Paola Cacciari è storica dell’arte e ricercatrice, specializzata in Storia dell’Arte Moderna. Ha studiato per il Diploma in Translation all’University of Westminster ed è traduttrice freelance associata all’Institute of Translation & Interpreting (ITI). Ha collaborato con diverse riviste indipendenti, scritto per Exibart e Grandimostre e dal 2011 collabora con Artribune. In qualità di ricercatrice, traduttrice e consulente linguistica ha collaborato alle ricerche bibliografiche e testuali per articoli riguardanti gli oggetti delle collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra pubblicate sulla rivista accademica Renaissance Studies e per mostre e cataloghi tenutesi allo stesso museo. Vive a Londra.