Luisa Kasalicky e l’organizzazione tenebrosa dello spazio

Lentos Kunstmuseum, Linz – fino al 2 febbraio 2014. Uno sguardo oltre il buio per un teatro del desiderio. Desiderio dell’alterità e alterità come opera d’arte. Qualche anno fa, con una sua opera, Luisa Kasalicky fu ospite del Freud Museum di Vienna. Sarà mica l’indagine sull’abisso della soggettività la sua reale ossessione?

Luisa Kasalicky, Intro: desiderio, 2013 – installazione – courtesy l’artista - photo maschekS

Se – per dirla con Lacan, il massimo interprete di Freud – la pratica dell’arte consiste nell’organizzare il vuoto, Luisa Kasalicky (Praga, 1974; vive a Vienna), con i suoi dispositivi artistici distribuiti in due ampie sale, entra pienamente in argomento optando per una doppia modalità della configurazione spaziale. Impossibile distogliere la mente dall’influenza trasversale di Lacan, appunto, quando una mostra ha per titolo Intro: desiderio, mettendo in gioco polarità e categorie fondamentali della riflessione psicanalitico-filosofica di costui. Il quale pone proprio “il desiderio” a fondamento del processo di soggettivazione dell’individuo nella sua singolarità, nella sua individuale ricchezza e irripetibilità. Desiderio come vocazione etica, quindi; il che è tutt’altro dal concepirlo come organica pulsione istintuale.
Nella prima sala, Luisa Kasalicky colloca il visitatore tra due rappresentazioni prospettiche contrapposte, tracciate su superfici piane di enorme formato, entro le quali è necessario un percorso soggettivo di decodifica ottico-mentale per accedere alla comprensione di determinate coordinate spaziali. Una propedeutica alla sala attigua, in cui l’artista oppone l’oscurità totale come ostacolo primario e preminente della percezione spaziale. Come in un teatro, qui il visitatore può solo essere uno spettatore a cui è precluso inoltrarsi, mentre l’alterità indecifrabile di un qualcosa celato dal buio può, ambiguamente, rivelarsi oppressivo e al tempo stesso farsi oggetto di desiderio.

A intermittenza, l’oscurità viene trapassata da improvvisi e radenti fasci luminosi che di volta in volta vanno a colpire singoli oggetti in deficit di significato e privi di relazione reciproca, proiettando le proprie ombre sulle pareti di fondo. Sagome tenebrose esse stesse, tendenti all’alterità permanente. Ma al visitatore è offerta una chance, poiché la ripetizione delle sequenze luminose interviene a mutare le condizioni cognitive, fino a rendere meno opprimente, e infine più confidenziale, l’organizzazione dello spazio.

Franco Veremondi

Linz // fino al 2 febbraio 2014
Luisa Kasalicky – Intro: desiderio
a cura di Nina Kirsch
LENTOS KUNSTMUSEUM
Ernst-Koref-Promenade 1
+43 (0)732 70703600
[email protected]
www.lentos.at

CONDIVIDI
Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.