Lewis Hine e la costruzione dell’America

Centro Culturale, Milano – fino al 2 febbraio 2014. Sessanta vintage print del padre della fotografia sociale statunitense indagano la trasformazione urbana di New York mettendo al centro dell’indagine l’umano: gli anonimi artefici del mito americano, le filatrici e i saldatori decenni, gli sguardi attoniti degli immigrati, le “madonne delle case popolari”.

Lewis Hine, Il gioco della cavallina, 1911

Molti dei suoi scatti fanno ormai parte dell’inconscio collettivo, non soltanto statunitense. Come forse nessun altro, Lewis Hine (Oshkosh, 1874-1940) ha saputo interpretare e documentare l’evoluzione della società americana a cavallo tra Ottocento e Novecento, con il delinearsi di una nuova geografia urbana fatta di edifici imponenti, mantenendo il focus sul costo sociale di tali cambiamenti.
Nelle sessanta stampe vintage esposte al Centro Culturale di Milano, nell’ambito della rassegna Autunno Americano promossa dal Comune, ritroviamo gli immigrati di Ellis Island, alla ricerca di un bagaglio smarrito oppure in attesa di essere esaminati – quasi soppesati – dalle autorità, i piccoli operai della Pennsylvania o del North Carolina, bambini tra i sei e i dodici anni alle prese con attività usuranti nelle fabbriche e nei laboratori artigianali, gli artefici della costruzione dell’Empire State Building, che cambierà il volto di New York contribuendo a disegnarne l’inconfondibile skyline. Tutti i soggetti sono indagati con precisione documentaria dal padre della fotografia sociale statunitense, nell’intento di restituire, nelle sue molte sfaccettature, un ritratto il più fedele possibile degli Stati Uniti all’inizio del Secolo Breve, in un periodo caratterizzato da un processo di urbanizzazione senza precedenti. Della selezione fanno parte numerose fotografie scattate durante il periodo, circa un decennio, che Hine trascorse lavorando alle dipendenze del National Child Labor Committee. Queste immagini indagano la piaga del lavoro minorile, ancora molto diffusa in quel tempo, trascendendo il dato meramente documentario per raggiungere una dimensione artistica, grazie alla straordinaria abilità del fotografo nel cogliere gesti, sguardi, emozioni.

Lewis Hine, Operaio sull’Empire State Building mentre dà indicazioni all’operaio addetto al gancio, New York, 1931, dalla serie Empire State Building
Lewis Hine, Operaio sull’Empire State Building mentre dà indicazioni all’operaio addetto al gancio, New York, 1931, dalla serie Empire State Building

La mostra, ideata da Camillo Fornasieri e curata da Enrica Viganò, s’intitola Costruire una nazione, geografia umana e ideale e riunisce una serie di opere originali provenienti dal consistente fondo archivistico della Collezione Rosenblum di New York.
La “bonus track” dell’esposizione è il film America and Lewis Hine di Nina Rosenblum e Daniel Allentuck, premiato dalla giuria del Sundance Film Festival nel 1985, che viene proiettato ad ogni ora esatta nello spazio di via Zebedia, arricchito di sottotitoli in italiano realizzati per l’occasione. Il film ripercorre le tappe della biografia del fotografo e sociologo americano, dall’infanzia e giovinezza nel Wisconsin fino a New York e all’incontro con la fotografia, attraverso materiali d’epoca, immagini d’archivio, interviste.

Giulia Marani

Milano // fino al 2 febbraio 2014
Lewis Hine – Costruire una nazione. Geografia umana e ideale
CENTRO CULTURALE DI MILANO

Via Zebedia 2
02 86455162

[email protected]
www.centroculturaledimilano.it

CONDIVIDI
Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.