Napoli celata e manifesta, tra Matheus Rocha Pitta e Klaus Weber

Fondazione Morra Greco, Napoli – fino al 2 dicembre 2013. Gianbattista Vico, il filosofo dei cicli e ricicli storici, ritorna in galleria e ad accoglierlo non può essere che Napoli. La fondazione partenopea, all’interno del progetto “Hybrid Naples. L’ordine delle cose deve procedere secondo l’ordine delle idee”, espone la terza parte del ciclo curato da Jörg Heiser.

Klaus Weber, The Dreamer - courtesy Fondazione Morra Greco, Napoli 2013

Il curatore Jörg Heiser cuce un ciclo di mostre sulla pelle di Napoli. Fonde le parole del filosofo Gianbattista Vico con l’ibridismo contemporaneo e il passato multietnico della città partenopea. Gli artisti Matheus Rocha Pitta e Klaus Weber accolgono la sfida e rispondono in modo personale al dialogo con la città e con il presente, partendo da culture diverse: quella del luogo (ospitante) e quella della propria esperienza (ospitata). Entrambi restituiscono attraverso opere allegoriche e fantasmatiche “l’ordine delle cose”.
L’ordine delle idee di Matheus Rocha Pitta (Minas Gerais, 1980; vive a Rio de Janeiro) muove dalla stratificazione delle immagini e dell’accordo con la realtà. L’artista restituisce l’allegoria di tale accordo (The Agreement) attraverso un particolare operare, rivestendo di cemento materiali di recupero e ricavando questa pratica dalle modalità di sepoltura delle zone più povere del suo Paese. Ricopre l’armatura di legno con fogli di giornale, abbandonando all’interno dell’opera una matrice nascosta e da leggere. All’esterno, in superficie, incolla immagini ricavate da quotidiani, per lo più legati a gesti d’intesa. Gesti che mostrano la propria ambiguità.

Matheus Rocha Pitta - courtesy Fondazione Morra Greco, Napoli 2013
Matheus Rocha Pitta – courtesy Fondazione Morra Greco, Napoli 2013

La sala sotterranea diventa cripta che accoglie l’umano accordo con la vita nelle sue immagini e con la morte nella forma in cui esse si definiscono. La scelta della tecnica e i gesti esposti si intrecciano con la città: nella zona di Napoli infatti i greci e i romani utilizzarono la pozzolana; ancora a Napoli, antiche steli funerarie greche ritraggono il defunto proteso verso la divinità. L’ordine delle idee di Klaus Weber (Sigmaringen, 1967; vive a Berlino) muove dall’uso del calco e dal rapporto diretto con gli episodi della vita. Protagonista è l’uomo sdraiato che legge il giornale e posto su una superficie specchiata. Lo specchio riflette la pagina di giornale: la realtà è al di sotto, il calco è il negativo, la superficie è illusoria e solo all’interno troviamo tracce di verità (capelli, rossetto, e nel caso di un gatto il suo pelo). Agemo – omega al contrario e titolo dell’opera – è l’indizio, da seguire attraverso le figure che si mostrano: un gatto che cammina, la porta di un garage, un ubriaco appoggiato al muro, una coppia distesa su una coperta di Burberry. Figure che si riallacciano al contesto urbano; gli stessi calchi sono stati fatti su persone della città, nello stesso luogo che ci ha restituito con la sua storia e la sua potente e vulcanica natura i calchi umani della civiltà romana.

Hybrid Naples #3 (Matheus Rocha Pitta / Klaus Weber) - veduta della mostra presso la Fondazione Morra Greco, Napoli 2013
Hybrid Naples #3 (Matheus Rocha Pitta / Klaus Weber) – veduta della mostra presso la Fondazione Morra Greco, Napoli 2013

Infine: l’ingannevole, da rivoltare come un guanto, è riproposto in Phantom Box, scatola con specchio e fori, in analogia a quella utilizzata in ambito medico per attenuare l’effetto psichico e post-traumatico della perdita di un arto. E la scatola di Weber trova l’accordo di Rocha Pitta nell’atto di mostrarci le mani, nel gesto che ci restituisce la mano fantasma.

Sonia d’Alto

Napoli // fino al 2 dicembre 2013
Hybrid Naples #3 – Matheus Rocha Pitta / Klaus Weber
a cura di Jörg Heiser
FONDAZIONE MORRA GRECO
Largo Avellino 17
081 210690
http://www.fondazionemorragreco.com/

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Sonia D'Alto
Sonia D’Alto ha studiato Archeologia e Storia dell’Arte a Napoli, ha condotto le ricerche per il lavoro finale del Master a Vienna, dove ha indagato le problematiche della performance in rapporto alle tecnologie. Collaboratrice e autrice per diverse riviste d’arte italiane, attualmente è impegnata in Francia come editor associata e come assistente curatrice. Parallelamente si occupa di ricerche nell’ambito del genere e dello statuto delle pratiche artistiche nel post-Internet.