Giustizia opposta a Bergamo

Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo – fino all’8 dicembre 2013. Da Arena a Tiravanija, passando per Meese, per Sierra, per arrivare all’equilibrio della Floyer, alle bandiere di Castro, alla performance della Galindo, alle foto della Calle, per giungere al bilanciere di McCarthy, fatto con tappi di champagne: la giustizia non è.

The Opposite of Justice - veduta della mostra presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo 2013

Negli spazi paralleli dei matronei della Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo, The Opposite of Justice emerge dalla pietra sussurrando. Il percorso, distribuito lungo due sale attigue, comprende dodici opere di dodici artisti ben noti agli scenari del contemporaneo, italiani e internazionali. La selezione raccoglie lavori statici di piccole e medie dimensioni, come fotografie, disegni, collage, sculture e installazioni.
I due curatori del percorso, Stefano Raimondi e Mauro Zanchi, allestiscono i lavori in un crescendo di elementi che, nel loro complesso, terminano la mostra attraverso una contro-risposta all’iter non percorribile dell’ingiustizia.
The Opposite of Justice prende avvio dall’emersione lenta, meditativa, in bassorilievo, di lavori su carta quali, nell’ordine: le cancellature di Quotidiano(2010) di Arena; gli intagli di La legge è uguale per tutti (2011) di Mastrovito; il collage di Untitled (les jours de cette société est compté, Le Monde, 2010) di Tiravanjia e il disegno a china di Jonathan Meese, che rappresentata una figura umana oberata dal peso di una croce chiamata Polizia; entità che bisogna portare e sopportare, quasi a voler sottolineare l’azione faticosa o spiacevole svolta con spirito di sacrificio.

The Opposite of Justice - veduta della mostra presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo 2013
The Opposite of Justice – veduta della mostra presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo 2013

Di fronte, a qualche metro di distanza, due sculture sviano dalla bidimensione dei lavori iniziali, proponendo rispettivamente: una misurazione della Floyer (Spirit level, 2006), che utilizza una bolla da cantiere per evocare la presenza di un equilibrio, o di un disallineamento, delle proporzioni contestuali, richiamando i bracci allineati della bilancia-tappo di McCarthy (nella stanza successiva) scelta come immagine guida della collettiva. E l’imposizione dello ieratico NO, dettato al resto dei lavori presenti, in piena opposizione a ogni tipo di potere; scritta rilasciata nel marmo bianco da Santiago Sierra (NO, Global Tour, 2010). Simmetricamente separati, nella sala attigua, gli altri sei componenti di The Opposite of Justice mostrano lavori già noti, anche se, ancora una volta, collegati in perfetta corrispondenza, unica armonia resistente alla variegata rappresentazione dell’ingiustizia.
Da visionare, infine, raggiungendo un intimo stato di assoluta, tranquilla curiosità, resta la serie fotografica di The Wailing Wall, Jerusalem (2007) di Simon e il dittico, Father (N°38, Série: Les tombes), del 1990, di Sophie Calle. Proprio mentre, in apparente contrasto, emerge l’accostamento sgargiante delle bandiere israelo-palestinesi, incatenate da Jota Castro in (Kiss/Key, 2003).

Ginevra Bria

Bergamo // fino all’8 dicembre 2013
The Opposite of Justice
a cura di Stefano Raimondi e Mauro Zanchi
BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE
Piazza Vecchia
[email protected]
www.bacoartecontemporanea.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.