Fabio Mauri: il resto di quel che resta

Michela Rizzo, Venezia – fino al 30 novembre. All’ex Birrificio della Giudecca, Michela Rizzo porta “Picnic o Il buon soldato” di Fabio Mauri. Una mostra più volte postuma, sulle tracce di una storia passata, di una performance già eseguita e di un artista ormai scomparso.

Fabio Mauri, Picnic o Il buon soldato, veduta dell'allestimento presso la Galleria Michela Rizzo - Ex Birrificio Giudecca, Venezia 2013

La storia che ci racconta Fabio Mauri (Roma, 1926-2009) affonda le sue radici nella ferocia della guerra, ma si carica di un’esigenza di dolcezza e calore umano. La prima tappa fu nei locali del Castelluccio di Pienza, nel 1998. Un’intima performance vi prese vita tra ricordi appesi, tra forme frammentate: sullo sfondo, i neri schermi della memoria. Quindici anni dopo, la Galleria Michela Rizzo ripropone quello stesso evento all’ex Birrificio della Giudecca, esponendo le stesse opere di allora, salvo qualche minima defezione.

Equilibrata la precisione filologica alla diversa natura dei locali, il ri-allestimento esalta la potenza evocativa dell’operazione di Mauri, suggerendo un percorso narrativo. Finita la performance, al visitatore è affidato il compito di ricostruire una storia due volte perduta. Un proiettore spento, vettovaglie accatastate: di qui è passato il buon soldato.

Simone Rebora

Venezia // fino al 30 novembre 2013
Fabio Mauri – Picnic o Il buon soldato
MICHELA RIZZO
Giudecca 800q
041 8391711
[email protected]
www.galleriamichelarizzo.net

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.