Quanti pixel per Signac?

Il grande “secondo” del neoimpressionismo, incontrato da vicino. Una mostra per ripercorrerne i viaggi su mari e fiumi, che è anche indagine dettagliata del suo laboratorio pittorico. Al Musée Fabre di Montpellier, fino al 27 ottobre.

Paul Signac, Le Port (Soir). Couchant rouge (Saint-Tropez), 1906, Chicago, The Robert B. Mayer Family Collection ©Photo Michael Tropea, Chicago

In occasione del 150esimo della nascita di Paul Signac (Parigi, 1863-1935), il Musée Fabre di Montpellier porta a compimento una prestigiosa collaborazione con il Musée des Impressionismes. La mostra (già ospitata a Giverny in primavera) indaga una doppia passione, che vide il pittore dividersi equamente tra la vela e il pennello, tra i colori e l’acqua. L’ordinamento delle opere non è semplicemente cronologico, ma arrischia anch’esso una duplice polarizzazione, secondo criteri geografici e tecnico-pittorici. Evitata la trappola della facile celebrazione, il progetto tende a problematizzare l’approccio all’opera di Signac, scegliendo un punto di vista più che mai ravvicinato, che invita lo spettatore a confrontarsi direttamente con il suo laboratorio di pittore.

Il risultato si sostiene nella sua originalità, in equilibrio tra vaga poeticità e precisione scientifica. Sul primo versante, giocano un ruolo fondamentale le scenografie disegnate da Martin Michel che, richiamandosi ai colori dominanti delle opere in mostra, mutano gradualmente tra le tinte candide del mattino e quelle calde della sera. I quadri più celebri ne traggono ulteriore alimento, specie quando l’allestimento si fa arioso e aperto. Ma non mancano al contempo momenti di grande concentrazione: una sala è interamente dedicata alla teoria dei colori, un’altra alle opere grafiche. In moltissimi casi, poi, è stimolato un confronto diretto tra opera finita e studio preparatorio, mentre lo spessore scientifico dell’intera operazione è confermato dall’attento lavoro di restauro su uno degli inediti: il Progetto per la decorazione del salone del Comune di Asnières. A chiudere il percorso, uno sguardo sulla posterità (con Julio Le Parc, Vik Muniz e Bertrand Lavier) e uno sul passato (con la collezione permanente del museo commentata dallo stesso Signac).

Paul Signac - Les couleurs de l’eau - veduta della mostra presso il Musée Fabre, Montpellier 2013 © Montpellier Agglomération
Paul Signac – Les couleurs de l’eau – veduta della mostra presso il Musée Fabre, Montpellier 2013 © Montpellier Agglomération

Il lavoro dei curatori si distingue poi per il tentativo di liberare Signac dai luoghi comuni della storiografia d’arte. Marina Ferretti Bocquillon lo descrive come “pittore impressionista”, ricostruendone lo stretto rapporto con Monet. In catalogo, Georges Roque si richiama invece al suo scritto programmatico D’Eugène Delacroix au néo-impressionnisme, per sottolineare come il suo pointillisme non sfoci in un perfetto mélange ottico, ma piuttosto in un effetto di “vibrazione” dato dagli accostamenti cromatici. È qui che trionfa il carattere musicale di molte sue composizioni, ben più vive di una semplice riproduzione “pixelata” del reale.

Simone Rebora

Montpellier // fino al 27 ottobre 2013
Signac. Les couleurs de l’eau
a cura di Marina Ferretti Bocquillon, Michel Hilaire e Marie Lozón de Cantelmi
Catalogo Gallimard
MUSÉE FABRE
39 boulevard Bonne Nouvelle
+33 (0)4 67148300
[email protected]
www.montpellier-agglo.com/museefabre

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.