A Trento, per una mostra bestiale

Pare quasi un gioco tra realtà e immaginazione, tra Harry Potter, Walt Disney e il fantasy più estremo. E invece le antiche stanze dove si svolse il Concilio della Controriforma si popolano di mostri e incubi, in un viaggio che dalla preistoria all’Illuminismo ci conduce nelle profondità oscure della fantasia umana. Al Castello del Buonconsiglio di Trento, fino al 6 gennaio.

Sangue di drago, squame di serpente - veduta della mostra presso il Castello del Buonconsiglio, Trento 2013

Chimere e sfingi, centauri e draghi, sirene e ippogrifi, e poi unicorni, basilischi e grifoni affiancano gli animali reali: aquile e cervi, serpenti e scimmie, leoni e cigni. Dalla preistoria a oggi, gli animali fanno parte del linguaggio figurativo comune a tutti i popoli europei, un linguaggio che riflette il rapporto tra l’uomo e le bestie e che, fin dai tempi più antichi, si è manifestato da un lato con un processo di domesticazione e dominio, dall’altro con la conflittualità e il senso di impotenza di fronte alla natura.
A Trento, partendo proprio dalle collezioni permanenti del Castello del Buonconsiglio e dagli affreschi del Romanino, di Dosso Dossi e del Fogolino che lo decorano, oltre che dalla consistente collaborazione del Museo nazionale svizzero di Zurigo, una mostra ripercorre cronologicamente e per temi la bestialità nell’arte, quella delle prime raffigurazioni preistoriche che si connotano come fortemente sacrali, quella dei grandi miti dell’antichità, con gli dei che assumono sembianze animali (splendida la Leda e il Cigno di Tintoretto) o delle leggende omeriche affollate di creature fantastiche disegnate su strepitosi vasi a figure nere e rosse. Per poi passare ai ricchissimi repertori dei bestiari medievali qui testimoniati da codici e mosaici, da raffinati cofanetti in avorio ed else di spada, in un complesso sistema in cui gli ibridi avevano funzione moralizzante e ogni singola figura doveva essere letta in base a un significato allegorico teso a illustrare la salvezza o la dannazione dell’uomo di fronte a Dio. E ancora le Wunderkammern con “vere” corna di unicorno, le testimonianze dei primi grandi viaggi che relegano i mostri ai confini della Terra, poi le riprese cinquecentesche della mitologia antica e le composizioni incredibilmente vitali del XVII secolo, fra tutte i bronzetti e gli arazzi esposti, di altissima qualità e preziosi soprattutto per il loro perfetto stato di conservazione.

Sangue di drago, squame di serpente - veduta della mostra presso il Castello del Buonconsiglio, Trento 2013
Sangue di drago, squame di serpente – veduta della mostra presso il Castello del Buonconsiglio, Trento 2013

Opere spesso poco note e in alcuni casi straordinarie, mostrate con un allestimento mai pesante e di ottima fruibilità, e dove non mancano alcuni giochini di realtà aumentata, destinata ai più piccoli ma che attirano allo stesso modo i “più grandi”.
Il modo migliore per godersi la mostra è però quello di aggirarsi per le sale di un fantastico castello, lasciandosi meravigliare alla vista dell’unicorno accarezzato da Maria in splendide composizioni cortesi, coinvolgere nelle grandi epopee classiche, sentendosi precipitare insieme a Fetonte scagliato da un fulmine di Giove in forma di aquila, spaventare di fronte a un’orrida quanto affascinante Sirena e infine incantare davanti a inquietanti sfingi.
Da non dimenticare la sala introduttiva. Se il passato è la nostra memoria e spiega i nostri riferimenti visivi, è nel presente che viviamo, e per questo tre artisti viventi si sono confrontati con le schiere di mostri ospiti dei piani superiori. Ne sono nati un enorme drago di Gigi Giovanazzi, due bambine ibride di Silvia Levenson e un Giardino Fantastico di Alberto Gambale, sintesi contemporanea di un percorso nell’universo del nostro immaginario fantastico.

Marta Santacatterina

Trento // fino al 6 gennaio 2014
Sangue di drago, squame di serpente
CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO
Via Bernardo Clesio 5
0461 233770
[email protected]
www.buonconsiglio.it

CONDIVIDI
Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.