Tensioni verticali

Con “Roccedimenti”, collettiva inaugurata nel Nuovo Spazio di Casso, ha preso il via la terza stagione di Dolomiti Contemporanee. Primo viaggio di DC013 dunque, tra rocce e nature rifigurate, secondo la tensione verticale delle “climbing attitudes”. Fino all’8 settembre.

Roccedimenti. Fatte, non finite, le nature contemporanee, trae origine dalla riflessione sulla mobilità del rapporto roccia (natura) e mente (uomo). L’esposizione mette in primo piano il conflitto tra impulsi e ordine, ricerca e narrazione, dove l’audacia dell’artista è data dal non fermarsi all’osservazione, bensì nel tendersi verso nuovi racconti, nuove immagini.
La roccia e lo spazio verticale vestono simbolicamente le spoglie della natura e il procedimento di ricerca e disvelamento del contemporaneo, nella sua osticità e inafferrabilità, è un procedimento anch’esso “rocciuto”, da cui scaturiscono i Roccedimenti appunto.
Gli artisti sono tredici. Alessandro Pagani propone tre versioni di The Abominablesnowmen, olio su tela, ispirato a un soggetto cinematografico horror degli anni ’50, ambientato in Himalaya.

Mario Tomè porta a Casso Deck1, una torcia autodeflagrante che punta la sua luce e l’attenzione sul quadro riscoperto di Jean-Baptiste Camille Corot, Paesaggio alberato. Con questo olio su tela, Roccedimenti riscopre Corot, considerato già all’inizio dell’800 artista contemporaneo che “non sapeva imitare la natura” (Baudelaire), bensì la riproponeva secondo il suo spirito esplorativo. Davide Zucco con le tre opere Web, A stranger with a message e Lower body Universe, raccoglie, organizza e rappresenta gli elementi naturali, l’astro la terra e l’albero, gli elementi tutti del ciclo cosmico. Andrea Grotto ha realizzato But do you know stones could fly? nella residenza di Casso, immergendosi in questo luogo, e scoprendone storie e volti, e costruendo intanto la sua grande camera-macchina, che restituisce le immagini di questi racconti. Francesco Ardini presenta Inquietudine domestica, una scultura/installazione in ceramica che scatena un biomorfismo vorticoso e tentacolare.

Francesco Ardini, Inquietudine domestica - foto Giacomo De Donà
Francesco Ardini, Inquietudine domestica – foto Giacomo De Donà

Alessandro Roma, con Accorsi di essere in uno strano luogo, ricompone in una sorta di collage inserti grafici e texture dando vita ad una nuova natura che deriva dallo sguardo dell’uomo. Pierpaolo Febbo sintetizza geometricamente il paesaggio montano con tre pitture su tavola. Aron Demetz presenta due sculture di legno carbonizzato, in cui viene sviscerato, nel contesto tragico del monte Toc,  il binomio uomo-casa nelle due forme la casa dell’uomo e l’uomo senza la casa. Gianni De Val con Mechanicalascent manifesta il concetto che non c’è natura che non sia dell’uomo, in quanto l’uomo è natura. Cosimo Terlizzi presenta il video, con annessa scultura, La benedizione degli animali. Emmanuele Panzarini riflette sulla fotografia e sullo spazio attraverso Like a stone. Infine Lucia Veronesi, con Andante sospeso (la casa nella foresta), Paesaggio senza titolo#1 e Ho preso il mio orizzonte e l’ho spostato più in là presenta un altro video, in cui dà vita ad una storia che ha per protagonista la natura ed il paesaggio.

Carlotta Viani
 

Casso (PN) // fino all’8 settembre 2013
Roccedimenti. Fatte, non finite, le nature contemporanee
a cura di Gianluca D’Incà Levis con la collaborazione di Guido Bartorelli
NUOVO SPAZIO DI CASSO – DOLOMITI CONTEMPORANEE
via Sant’Antoni 1
0427 666068
[email protected]
www.dolomiticontemporanee.net

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Carlotta Viani
Carlotta Viani, nata nel 1984 ad Asolo e cresciuta a Feltre, si trasferisce a Venezia nel 2003 dove si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia di Ca' Foscari. Dopo la specializzazione in restauro e conservazione delle pellicole cinematografiche, approda a Bologna per realizzare il suo sogno d'archivista. Nel frattempo svolge diverse attività nel campo della comunicazione multimediale e frequenta un master in europrogettazione. Da gennaio 2012 vive a Lipsia, dove lavora per un'organizzazione che si occupa di programmi di formazione europei.
  • Angelov

    La cosa curiosa, in questa recensione, o forse nella collettiva nel suo complesso, è che l’unico artista di un certo calibro presente nell’elenco, ha il proprio nome scritto non evidenziato in grassetto come gli altri; cioè Aron Demetz.