Scandinavi in Puglia

Due mostre da Omphalos di Terlizzi, l’unica house gallery in Puglia. Con un filo rosso che porta in Scandinavia – in Svezia, per la precisione – e, nella seconda rassegna, connette memoria e ricordi. Fino al 30 settembre.

Jenny Åkerlund, Untitled (Every Hallucination is a Perception), 2013 - photo L.A.L.D.

Fatamorgana #2 è la seconda parte di un progetto del collettivo Like a Little Disaster curato da Giuseppe Pinto, che ha coinvolto artisti norvegesi, svedesi, finlandesi, danesi. Se nelle opere di Knut Åsdam, Søren Thilo Funder, Sigurdur Gudjonson, Hannu Karjalainen, Nina Lassila, Trine Lise Nedreaas, Sini Pelkki, esposte a fine 2012, era il corpo umano il tramite dell’esperienza sensoriale, nella mostra attuale le videoinstallazioni delle svedesi Jenny Åkerlund e Anna Wignell aprono percorsi che prescindono dal rapporto con la realtà sensibile, sottraendosi a qualsiasi tentazione narrativa.
Così, se in Sorting di Wignell le immagini catturate da una camera posizionata nella galleria ed elaborate in tempo reale producono un’interconnessione virtuale visiva e sonora tra spazio e visitatore, invece It will be shown, in cui le immagini provenienti h24 da una telecamera di sorveglianza di Stoccolma  sono quasi completamente obliterate da uno schermo nero, si pone come una riflessione sulle modalità del vedere.

Daniela Corbascio, Call your Father, 2013 - photo L.A.L.D.
Daniela Corbascio, Call your Father, 2013 – photo L.A.L.D.

È la polvere in movimento la protagonista del video ad altissima definizione Sidereal time di Åkerlund, che dà corpo a un elemento spesso invisibile in immagini che attraverso cinque scene passano da una dimensione astratta a una più concretamente apprezzabile, mentre in Untitled (Every allucination is a perception) l’ombra dell’osservatore consente di leggere l’immagine della sala della pittura italiana all’Hermitage di San Pietroburgo.
Da un aforisma di Søren Kierkegaard prende le mosse l’altra mostra, La consolatrice molesta, che accosta le opere site specific di Daniela Corbascio e Guillermina De Gennaro, in cui il tema del ricordo si rapporta con quello della memoria. In Call your Father, un evento drammatico appartenente al vissuto famigliare dà origine a una foresta combusta che, uscendo dal soffitto, prende saldamente possesso dello spazio. Alla simbologia del fuoco si accompagna la riflessione sulla caducità delle cose terrene; ai tronchi color pece fa da contraltare la luce dei neon sulle pareti, a separare nettamente il buio dalla luce.

Anna Wignell, It Will be Shown, 2013 - photo L.A.L.D.
Anna Wignell, It Will be Shown, 2013 – photo L.A.L.D.

Ombre di corpi umani si stagliano sulle pareti, allusione al tema complesso del doppio: in Paso doble De Gennaro affida a silhouette labili e precarie rincantucciate agli angoli della stanza la sua visione della memoria, la sua ricerca di una conciliazione del noto con l’ignoto, dell’io con il sé.

Lia De Venere   

Terlizzi // fino al 30 settembre 2013
Fatamorgana#2 – La consolatrice molesta
OMPHALOS
Via Pietro Toselli 21
080 3512203 /  339 7313677
[email protected]
www.likealittledisaster.com

CONDIVIDI
Lia De Venere
Lia De Venere è critico d’arte, curatore e docente ordinaria di Storia dell’arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Bari e a contratto presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bari. Ha lavorato e svolto attività di ricerca presso musei e istituzioni pubbliche in Italia e in Francia e pubblicato saggi e articoli sui rapporti tra artisti e galleristi, su giovani scultori italiani, su artisti contemporanei italiani e stranieri. Ha collaborato a una monografia sull’opera di Pino Pascali, edita da Laterza (Bari 1983; nuova edizione ampliata, Electa, Milano 2010) e scritto i lineamenti di storia dell'arte in un manuale di disegno per i licei scientifici (Laterza, 1988). Oltre a numerose mostre personali in gallerie private, ha curato diverse rassegne (e i relativi cataloghi) per enti pubblici e istituzioni culturali in Italia e all’estero (Stoccarda, Bratislava, Londra). Collabora a Il giornale dell'arte e a riviste d’arte contemporanea (Segno), a Il Sole 24 Ore online e…ovviamente a Artribune.