Rispondere alla vita. Sei artisti per una domanda da Umberto di Marino

Un’operazione coraggiosa, controcorrente. Anziché la corsa al nuovo a tutti i costi, illuminare nuovi sensi da inediti accostamenti semantici tra opere già esistenti. Una collettiva sulla contrastata e sempre aperta storia d’amore tra l’uomo e il suo contesto. Da Umberto Di Marino, a Napoli, fino al 30 settembre.

Why? Because life... - veduta della mostra presso la Galleria Umberto Di Marino, Napoli 2013 - photo D. Donzelli

L’opera d’arte come segno mutevole, non fisso e dato una volta e per sempre, ma vocabolo capace di accendersi di nuovi riflessi in relazione al sistema-contesto ospitante. Sfida riuscita, quella di Umberto Di Marino, di tessere una nuova e compatta architettura con opere già viste in precedenti progetti espositivi, ma con ancora infinito margine di significatività da valorizzare e riscoprire.
Tema ampio ma non banalmente e dispersivamente svolto, l’eterna ricerca di armonia tra ogni uomo e il suo ecosistema, naturale o antropico. Il dato di partenza è dipanato in modo circolare, rispecchiando il procedimento riflessivo in un percorso allestitivo di ferma compattezza concettuale.
Si inizia con un primo ambiente dedicato ai danni prodotti dalle utopie economiche e ideologiche dell’uomo, con gli scatti di Sergio Vega, frammenti iconici generatori di strutture architettoniche astratte ben più ampie, e con la mappatura documentativa, a cavallo tra percezione individuale e globale, lirica e digitale, di Eugenio Tibaldi.

La seconda stanza è un’isola-cuscinetto di pace, ombelico generatore di speranza propulsiva nel ragionamento per immagini, con l’ipotesi di armonizzazione tra microcosmo neuronale e macrocosmo astrale di Alberto Di Fabio e con la rivalutazione filosofica del quotidiano di Satoshi Hirose. Infine, il terzo vano e movimento espositivo è un ritorno traumatico – ma più consapevole dopo aver assaggiato la possibilità del cambiamento – al dramma, con la denuncia sociale di Jota Castro e Francesco Jodice, portatori di responsabilizzazione individuale al di là di ogni stereotipo e sirena mediatica.
La possibilità di nuovo, in vita come in arte, è appunto nel vuoto, vertiginoso ma inebriante, di risposta: nella scelta, mai data e sempre personalmente autonoma, che ciascuno è libero di scrivere in quei punti di sospensione.

Diana Gianquitto

Napoli // fino al 30 settembre 2013
Why? Because life…
UMBERTO DI MARINO
Via Alabardieri 1
081 0609318
[email protected]

www.galleriaumbertodimarino.com

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Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]