Il ritorno del reale. Julius Baer a Lugano

La fotografia torna a guardare alla realtà: è l’assunto della mostra al Cantonale di Lugano, che propone una selezione di foto e video della collezione Julius Baer. Con Fischli &Weiss, Pipilotti Rist, Urs Lüthi e altri autori da scoprire.

Olaf Breuning, Primitives, 2001

Tra le 4.500 opere che compongono la collezione della banca Julius Baer, concentrata sull’arte contemporanea svizzera, la mostra al Cantonale seleziona solo fotografie e video. Opere di livello, con grandi nomi e autori da scoprire. Ma ciò che più conta è che il curatore Elio Schenini coglie l’occasione per imbastire una riflessione sul rapporto odierno tra la fotografia e il referente della realtà.
Il dibattito sull’argomento è annoso, ma è urgente ridefinirlo sulla base della progressiva emancipazione della fotografia dallo statuto di disciplina segregata dal resto dell’arte contemporanea. E soprattutto alla luce della sempre più massiccia dose di irrealtà cui siamo sottoposti, che si tratti di iniezioni da cavallo di immaginario (comunicazione, pubblicità…) o di realtà virtuale.
Schenini cita come punti di svolta recenti il riemergere dell'”economia reale”, il “fact checking” consentito dai social network e la teoria filosofica del nuovo realismo di Ferraris. Per concludere che, dopo la sbornia di onirismi seguita al passaggio dalla foto analogica a quella digitale, oggi fotografia e realtà hanno ancora un rapporto privilegiato, per quanto mediato dalla sublimazione dell’invenzione artistica.

Fischli & Weiss, Das Provisorium, 1985
Fischli & Weiss, Das Provisorium, 1985

Difficile valutare la rappresentatività generale di tale analisi, ma almeno rispetto alle opere in mostra la coerenza interna è perfetta. Dalle riflessioni sul paesaggio urbano di autori come Tobias Madörin e Annaik Lou Pitteloud emergono le storture di ambienti talvolta opprimenti, ma anche la volontà di riappropriarsi degli spazi da parte degli individui. La visione della natura è mediata dalla coscienza di una separazione forse definitiva con l’uomo, ma erompe comunque in tutto il suo fascino sublime, come nelle opere di Guido Baselgia e Claudio Moser.
Il mondo degli oggetti è un caleidoscopio che prende vita autonoma nel video di Lutz & Guggisberg e negli scatti di Fischli & Weiss, mentre diventa maestoso nella sua artificialità nella foto di Marc Latzel (pesci impacchettati in una confezione da supermercato). Il corpo e il volto, infine, raccontato da autori come Balthasar Burkhard, Urs Lüthi, Andrea Ehrat, è in tensione, contorto, oppure assorto in un’attesa silenziosa.
Tra i video, meritano la menzione almeno quello di Eberli/Mantel, con due bambini lasciati liberi di ritagliare banconote a piacimento; quello di Christian Marclay, che accosta un infinita gamma di scena cinematografiche in cui il protagonista risponde al telefono; e quello di Pipilotti Rist, il cui monitor è racchiuso in una borsetta.

Stefano Castelli

Lugano // fino al 18 agosto 2013
La realtà non è un luogo comune. Fotografie e video dalla collezione d’arte della Julius Baer
a cura di Elio Schenini
MUSEO CANTONALE
Via Canova 10
[email protected]
www.museo-cantonale-arte.ch

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.