Il contemporaneo che ridona luce al Settecento

Sette grandi artisti invitati a Ca’ Rezzonico per dialogare con i locali del Palazzo e con il suo splendido lampadario. Per un’arte che non teme gli sconfinamenti nel design, e viene in aiuto delle antiche tradizioni muranesi. A Venezia, fino al 24 novembre.

A Very Light Art - Ca' Rezzonico, Venezia 2013 - Lampadario Rezzonico

Ca’ Rezzonico è la sede del Museo del Settecento veneziano, ma ospita anche uno straordinario tesoro dell’arte del vetro: il lampadario Ciocca o Rezzonico, appunto, disegnato da Giuseppe Briati e realizzato a Murano nella seconda metà del XVIII secolo. Modello di sontuosità e leggerezza, sostenuto da un’innovativa tecnica a incastro che pare annullare la struttura portante tra i riflessi colorati, il lampadario è il centro focale della mostra curata da Cornelia Lauf con la direzione scientifica di Gabriella Belli.
Un caso a dir poco eccezionale, che sembra rovesciare il trend più diffuso: perché in questo progetto, fortemente voluto da Caterina Tognon, è la contemporaneità che scende in aiuto e a sostegno della grande storia dell’arte (e dei mestieri). L’intervento dei sette artisti invitati ha permesso in primo luogo il restauro del celebre lampadario, oltre alla realizzazione di un dettagliatissimo rilievo, che consentirà di produrre le future copie direttamente dall’originale.

A Very Light Art - Ca' Rezzonico, Venezia 2013 - Gabriel Orozco
A Very Light Art – Ca’ Rezzonico, Venezia 2013 – Gabriel Orozco

Nella prima stanza, la consueta ricerca ottico-semantica di Cerith Wyn Evans interviene proprio sul Rezzonico. E tra i risultati più inattesi del lavoro, che modula sulle note di Ravel la luminosità delle lampadine, è l’impressione che il lampadario torni per un attimo a ospitare la luce tremolante delle candele. Più in basso, un crisantemo spezzato simboleggia la crisi vissuta dai maestri di Murano.
Dal vetro si passa poi alle piume e al bambù di Gabriel Orozco: un tocco di leggerezza che armonizza i toni cupi della sala Lazzarini. In chiave ancora più poverista, Stefano Arienti interpreta la “ciocca veneziana” in fiori di cartapesta, ceri e rami dorati, ricavando i suoi materiali dalla Metro di Milano o dal borgo di Caravaggio. E mentre Heimo Zobernig inonda del suo caratteristico monocromo rosso il lungo Portego del piano di Palazzo, Luigi Ontani riesce nell’impresa di armonizzare opere già concluse da decenni con la piccola sala laterale: un gioco sottile di sguardi e riflessi, mentre il ragno tesse la sua tela.

Il lavoro di Mario Airò sintetizza la doppia anima della mostra, in bilico fra arte e design: l’aureola al neon che si protende sulla Madonna di Francesco Zugno, stringendo un seme di acero, dialoga con un doppio portafiori e con lo scrittoio disegnato per Adele C. E scendendo fino al Canal Grande, Flavio Favelli illumina la porta d’acqua del Palazzo con la grande lanterna Violet Murano, “objet trouvé” nel fondo atavico dei suoi ricordi.

Simone Rebora

Venezia // fino al 24 novembre 2013
A Very Light Art

a cura di Cornelia Lauf
CA’ REZZONICO
Dorsoduro 3136
848 082000 /
041 2410100
[email protected]
http://carezzonico.visitmuve.it/

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.