Scorsese in mostra: il cinema e la luce

Dopo Berlino, approda a Torino la retrospettiva dedicata al regista americano. Non una mostra cronologica ma un’esposizione biografica. Allestita nella cornice della Mole Antonelliana, on show lettere, documenti, costumi e oggetti personali che raccontano la lunga attività e le relazioni del regista. A metà tra archeologia feticista e sperimentazione luminosa, Martin Scorsese diventa il testimone dei conflitti politici e sociali. Prima della terza tappa a Ghent, in Belgio, una fetta di New York nella capitale sabauda. Fino al 15 settembre.

Scorsese - veduta della mostra presso il Museo Nazionale del Cinema, Torino 2013

Coprodotta dalla Deutsche Kinemathek e dal Museo Nazionale del Cinema, la mostra dedicata a Martin Scorsese (New York, 1942), indiscusso maestro del cinema, è la ricostruzione biografica del regista, dei suoi legami con l’America e delle fonti di ispirazione cinematografica da sempre espresse e citate nei suoi film. L’amore per il cinema, dopotutto, vede Scorsese nel 1990 tra i fondatori della Film Foundation, organizzazione non profit sostenuta dal colosso Gucci e impegnata nel restauro e nella conservazione di pellicole danneggiate ormai appartenenti di diritto alla storia del cinema.
Attraverso precise sezioni tematiche, che ripercorrono la filmografia di Scorsese e della quale in mostra si possono vedere frammenti di scene e bozze di montaggio, l’esposizione si diluisce lungo la rampa elicoidale della Mole Antonelliana con una consistente sequenza di storyboard, lettere e oggetti feticcio. Trattasi di orologi, gioielli, costumi originali dalla firma di Sandy Powell, foto private e altri suppellettili direttamente prelevati dall’abitazione del regista. Il risultato è più simile all’allestimento di una wunderkammer o un cabinet de curiosité che a una mostra sul cinema. Ma nel loro insieme gli oggetti danno vita a un corpus, a tratti polveroso e poco pulsante, del making of dei suoi film.
Se la location storica della Mole appare dunque troppo contestualizzata per ospitare una mostra che si dichiara a priori “non accademica” (ma che invece cade inevitabilmente nel documentaristico), è altrettanto vero che entrare nel mondo di Scorsese vuol dire entrare a piccoli passi nei luoghi e nei tempi dei suoi film. Quasi tutti ambientati nella Grande Mela, in particolare a Little Italy (quartiere dove il regista trascorre parte dell’infanzia), i suoi film sembrano penetrare e restituire l’atmosfera conflittuale di quel microcosmo urbano segnato da immigrazione, leggi malavitose e dalla morale della chiesa cattolica.

L’ampio spettro delle opere del regista, ravvisabile nella varietà di temi e soggetti (sia nei più recenti L’età dell’innocenza, 1993, Gangs of New York, 2002, sia nei primi Mean Streets, 1973 e Taxi driver, 1976), riflette in ogni caso sempre la ricerca e la sperimentazione del mezzo cinematografico, dei suoi strumenti e delle sue potenzialità. L’attenzione alla luce costituisce in un certo senso una delle ossessioni del regista e rappresenta a pieno titolo il valore aggiunto delle sue pellicole. La sofisticata strumentazione impiegata, che nell’esposizione è fornita dall’azienda tedesca Osram per quanto riguarda gli apparati testuali e luminosi di accompagnamento alle singole sezioni, è però utilizzata dal regista come matrice fortemente creativa e non solo strumentale per la realizzazione dei suoi film. Quando, cioè, la luce si colloca all’inizio del processo creativo.
A metà fra storia e visionarietà, la mostra non è solo il mondo di Scorsese, ma l’universo più ampio e magico della settima arte.

Claudio Cravero

Torino // fino al 15 settembre 2013
Martin Scorsese
a cura di Kristina Jaspers e Nils Warnecke
MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA
Via Montebello 20
011 8138509

www.museocinema.it

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Claudio Cravero
Claudio Cravero (1977, Torino). Curatore indipendente, la sua ricerca è rivolta a tematiche inerenti i concetti di alterità, confine e memoria. Svolge attività curatoriale presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino (www.parcoartevivente.it). Nell’ambito dell’Art program diretto da Piero Gilardi, la sua ricerca indaga le problematiche artistiche proprie dell’arte del vivente e dell’evoluzione dell’arte ambientale. Ha condotto ricerche per il dipartimento di Visual Arts dell’Istituto di Cultura Italiana di New York, USA (2004), il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea (istituzione con la quale ha collaborato fino al 2006 nelle Relazione esterne), e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nell’ambito del progetto di mediazione culturale coordinato da Emanuela De Cecco (2002/03). Oltre ad aver seguito l’attività redazionale per il progetto “Arte Pubblica e Monumenti” di OfficinaCittàTorino, 2007/08, è collaboratore di Artribune.