Sguardi d’artiste. A Verona, oltre i limiti di genere

“Le figlie di Eva” sono sei giovani artiste che, superando un immaginario femminile stereotipato, affrontano le più disparate pratiche artistiche. Con l’intento di analizzare, studiare, approfondire i vari media che vengono indifferentemente dalla storia e dal quotidiano. Alla FaMa Gallery di Verona, fino al 16 marzo.

Giusy Pirrotta, Reversed light, 2011

Se negli Anni Settanta la creatività femminile impiegava la sfera privata come materiale linguistico, il corpo come testimonianza di sé e della propria vita, oggi oltrepassa tutto ciò che ha a che fare con sentimenti, ribellioni, esibizioni. La donna artista trova la propria identità direttamente scrivendo, evocando, costruendo una propria riflessione sulla realtà. Il suo è un “alfabeto scevro da compromessi emotivi”, scrive Andrea Bruciati, presentando la mostra Le figlie di Eva: è soprattutto un atteggiamento che si appropria con spregiudicatezza (e insieme leggerezza) di tutte le pratiche mediali quali il video, la pittura, la fotografia, la performance. L’arte delle donne non è più “l’arte che parla delle donne”: è un’arte che si interroga sui propri statuti e indaga le modalità attraverso cui vengono manipolate e distribuite le immagini.

Paola Angelini, Senza titolo, 2012
Paola Angelini, Senza titolo, 2012

Così Elenia Depedro impiega lastre di vetro sulle quali sono incise microstorie e le frammenta, portando tutto al limite della percezione, della residualità, della deriva di senso. Mariangela Levita lavora come un writer, coprendo di spray le pagine patinate di Vogue: l’obiettivo è modificare la superficialità della comunicazione in qualcosa di voluminoso, denso, in continua espansione. Giusy Pirrotta costringe lo spettatore a interagire con diapositive trovate: nel suo lavoro non conta ciò che viene mostrato, ma l’analisi del sistema di funzionamento delle immagini.
Paola Angelini si affida a una pittura che si rivela attraverso un vortice di forme e di colori: i soggetti sono però puri pretesti per porre l’attenzione sul linguaggio. Anche Sara Enrico dipinge, ma poi, alla pari di uno scultore, lavora, impasta, ordisce i suoi pigmenti. Tanto che la superficie assume le sembianze di un tessuto o di una pelle palpitante. Silvia Mariotti, infine, realizza fotografie di paesaggi, dove il tempo sembra invariabilmente sospeso e dove ogni dato oggettivo diventa indefinibile e inattingibile.

Luigi Meneghelli

Verona // fino al 16 marzo 2013
Le figlie di Eva
a cura di Andrea Bruciati
FAMA GALLERY
Corso Cavour 25/27
045 8030985
[email protected]
www.famagallery.com

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Luigi Meneghelli
Laureato in lettere contemporanee, come critico d'arte ha collaborato e/o collabora a quotidiani (Paese Sera, L'Arena, L'Alto Adige, ecc.) e a riviste di settore (Flash Art, Le Arti News, Work Art in progress, Exibart, ecc.). Ha diretto e/o dirige testate culturali come Veronalive. Come curatore ha collaborato con spazi pubblici, tra cui Mart, Palazzo Forti, Museion e in occasione di mostre personali ha pubblicato saggi su Kantor, Novelli, Turcato, Vedova, Chiari, Fioroni, Boetti, Mambor, Masuyama, Hernandez, ecc. Ha curato mostre tematiche e di gruppo in Italia e all'estero, come La Pop Art Italiana, La Nuova Scuola Romana, L'Arte Povera, La Body Art. Si è interessato di Pubblic Art con esposizioni e dibattiti. E' stato selezionatore per il Triveneto delle nuove emergenze per riviste ed esposizioni. E' stato commissario italiano per la rassegna internazionale “Frontiera 92” (BZ) e commissario alla Biennale di Venezia (’93)… Insegna presso l'Accademia di Belle Arti di Verona.