Parallelismi nell’arte cinetica dell’Europa centrale

Dieci artisti, ungheresi e austriaci, e due grandi nomi del novecento: Victor Vasarely e Frederick Kiesler. Il Vasarely Múzeum di Budapest omaggia l’arte cinetica con la collettiva “Geo-Neo-post”. Illusioni ottiche, sculture metalliche, dinamismi di masse e superfici, combinazioni di colori, giochi matematici per uno sconfinamento dei generi. Fino al 28 aprile.

Vicente Mar - Installation, 2012 - Vasarely Múzeum, Budapest 2013

Al Vasarely Múzeum la collettiva Geo-Neo-post analizza i multiformi, e ancora attuali, percorsi di ricerca dell’arte cinetica dell’Europa centrale attraverso le opere di cinque artisti ungheresi e cinque austriaci di diverse generazioni. Nonostante le problematiche di partenza, i linguaggi formali e le soluzioni estetiche alle quali giungono siano diverse, la strategia curatoriale mira a evidenziarne i numerosi tratti in comune: l’approccio relativo alla parte e al tutto, il concetto di forma come sintesi tra organico e geometrico, l’applicazione della geometria naturale o della matematica come principio costruttivo e la luce, elemento onnipresente che influenza movimenti di masse e volumi, esperienze visuali e coinvolgimento psico-percettivo dello spettatore. Frederick Kiesler e Victor Vasarely rappresentano gli inizi storici del percorso espositivo; l’insieme, come opera in divenire attraverso la stretta interazione dei componenti e il principio geometrico costruttivo che vi sta alla base costituiscono la spina dorsale di entrambe le poetiche. Nell’approccio curatoriale di Pía Jardí e Júlia N. Mészáros, i parallelismi tra l’endless space kiesleriano, uno spazio architettonico fluido e continuo nel quale architettura, pittura e scultura sono integrate, e l’unità plastica, concetto fondante della poetica artistica di Vasarely, sono evidenti: quest’ultima, inserimento di forme una dentro l’altra con colori e sfumature diverse per dare un senso di movimento unilaterale alla figura, viene usata per infinite elaborazioni ottiche.

Katalin Hetey - veduta presso il Vasarely Múzeum, Budapest 2013
Katalin Hetey – veduta presso il Vasarely Múzeum, Budapest 2013

Superfici, masse, simmetrie, illusioni ottiche bi e tridimensionali sono gli ambiti d’indagine attorno ai quali si muovono gli altri artisti in mostra: Domino di Helga Philip è un medium continuo composto da cinquantasei tessere concatenate tra loro in combinazioni ogni volta variabili. Mar Vicente ridefinisce le sensazioni visive giocando con l’illusione prospettica data da un modulo geometrico ripetuto; le sperimentazioni di Antal Kelle sono figure matematiche create al computer, perfetta sintesi tra organico e inorganico, e “fotografate” da varie distanze e angolazioni. Negli spazi scultorei di Esther Stocker gli elementi geometrici in continua espansione sono strettamente legati tra loro, senza gerarchie. Le sculture metalliche di Katalin Hetey esaminano la relazione tra movimento ed energia attraverso la composizione di forme positive e negative. I disegni a mano di Attila Kovács, basati su calcoli matematici, sviluppano molte varianti partendo da una sola linea di simmetria. Heimo Zobernig attua la sistematizzazione geometrica di tutta la tavolozza dei colori, ossessivamente ripetuta in determinati formati. Nei quadri di Jovánovics Tamás le linee orizzontali esplodono nello spazio, rompendo gli argini geometrici bidimensionali. Un’interessante operazione curatoriale che offre numerosi e inaspettati spunti di riflessione, nonostante l’esibizione sia corredata di un apparato informativo assolutamente inadeguato per una mostra di tenore internazionale.

Marta Veltri

Budapest // fino al 28 aprile 2013
NEO-GEO-POST
a cura di Pía Jardí e Júlia N. Mészáros
VASARELY MUZEUM
Szentlélek tér 6
+36 (0)1 388 7551
www.vasarely.hu

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Marta Veltri
Marta Veltri (Cosenza, 1983) si è laureata in architettura a Roma con una tesi sull'allestimento museale delle Terme di Caracalla. Subito dopo ha fatto parte del team che ha dato alla luce UNIRE, progetto vincitore dell'ultimo YAP (Young Architects Programs) MAXXI, sempre a Roma. Ha collaborato con studi d'architettura italiani e stranieri, approfondendo il complesso rapporto tra architettura, design, arte e fotografia. Negli ultimi tempi si è avvicinata al mondo della comunicazione in ambito artistico e culturale. Dal 2012 scrive per Artribune.