I mondi di Bas Jan Ader

Modi particolari di cadere, di piangere, di scrivere in forza della propria unicità diventano significati universali. Così si realizza il miracolo di un artista che sfugge alle definizioni. Arriva in Italia la prima retrospettiva di Bas Jan Ader, a Villa delle Rose di Bologna, fino al 17 marzo.

Bas Jan Ader, In search of the miraculous - Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Dal poco che sappiamo, è stato un uomo misterioso e solitario. Eppure da qualche anno, pur non figurando tra gli artisti generalmente celebri – infatti l’iniziativa del Mambo a Villa delle Rose ne è la prima retrospettiva italiana – Bas Jan Ader (Winschoten, 1942 – Oceano Atlantico, 1975) attraverso un sistema imprevedibile di influssi e fascinazioni, fatto che ne conferma il valore, ha permeato di sé la ricerca delle generazioni successive, quelle post-Seventies.
Alla distanza odierna il motivo appare chiaro, ed è ottimamente confermato dall’espressione Tra due mondi che figura a titolo della mostra: proprio sul limite che muta il concettuale in asfissiante tautologia – l’eredità peggiore e distorta degli scorsi decenni che ancora persiste – Jan Ader, forte di una lucidità intuitiva, ha saputo declinare i termini del discorso, senza perdita di rigore, in accordo alla soggettività, all’emozione e alla poesia. Tante tracce a ripetere che al fondo di ogni costruzione di pensiero e di ogni comportamento resta sempre e comunque l’uomo, quest’involucro arcano di potenza e di debolezza.
Le varie sezioni che compongono l’esposizione bolognese – di certo una tra le cose migliori dell’ultima edizione qualitativamente modesta di Arte Fiera – svelano intatta la natura silenziosa ma sovversiva delle opere: il ricorso al linguaggio scritto piuttosto che riflessione sulla nostra facoltà di definire e delimitare diviene evocazione di stati irrimediabilmente perduti. Thoughts unsaid, then forgotten, il volto filmato dell’artista, così simile agli sconvolgenti primi piani della Giovanna D’Arco di Carl Theodor Dreyer, non mira a rappresentare il disagio di un corpo violentato o politicizzato, piuttosto il fluire inarrestabile e irriducibile di un sentimento, e poi la caduta, atto a metà tra tragico e comico, che si fa simbolo del continuo ciclo umano dalla conquista al fallimento.

Bas Jan Ader, Fall II, Amsterdam, 1970, Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam
Bas Jan Ader, Fall II, Amsterdam, 1970, Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Questa evidente agilità nell’attingere dallo specifico della fase storico-artistica a cui si appartiene per raggiungere significati globali ha in sé qualcosa di eccezionale, nonostante l’esito tragico di In Search of the miraculous, la traversata “sol con un legno” dal Massachussets all’Irlanda che costò all’avventuriero la morte: il protagonista fisso e unico delle proprie azioni, auto-emarginato in zone a metà tra luce e ombra fino a ridursi, non più figura di carne, a una silhouette esile, assumeva il sapore del mito già nel corso della propria esistenza. La prossimità al modo essere e di esprimersi nel futuro, cioè a noi, ha realizzato appieno il processo.

Matteo Innocenti

Bologna // fino al 17 marzo 2013
Bas Jan Ader – Tra due mondi
a cura di Javier Hontoria
VILLA DELLE ROSE
Via Saragozza 228/230
051 64696611
[email protected]  
www.mambo-blogna.org

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Matteo Innocenti
In linea agli studi universitari in Storia dell'Arte inizia un percorso come critico e curatore. Collabora a vari progetti editoriali, in modo particolare prima ad Exibart e poi ad Artribune. E' direttore artistico di TUM, collettivo di artisti e di altre professionalità legate al mondo dell'arte, finalizzato alla ricerca e alla sperimentazione espressiva. Lavora inoltre come autore e regista per una società di video produzione fiorentina.