Pino Pascali. Il seduttore dell’Arte Povera

L’arte come gioco illusionistico, l’iperrealismo, la simulazione. La storicizzazione della natura attraverso i materiali sintetici e primigeni dell’Arte Povera. La poetica di Pino Pascali sintetizzata in “Cinque bachi da setola e un bozzolo”, mostra itinerante riproposta alla Fondazione Museo Pascali a Polignano a Mare fino al 25 novembre.

Pino Pascali - Baco da setola

Lo spirito mediterraneo, l’arte concepita come artificio ludico, la tensione iperrealista verso la simulazione. È la poetica di Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma, 1968), artista che, partendo dall’Informale e dall’Espressionismo astratto, ha attraversato nella sua breve ma intensa esistenza le vie dell’Arte Povera, della Land Art e della Pop Art. In una tensione continua tra il reale e l’immaginario, tra realtà e finzione. Incarnando “il perfetto impostore e simulatore che parte dal vero e arriva al falso, all’artificiale, all’iperreale” descritto da Baudrillard, come osserva Rosalba Branà, direttrice del Museo-Fondazione di Polignano a lui dedicato con la ricostruzione dell’atelier e di una collezione permanente.
Maurizio Sciarra, regista di Bari, ha concepito l’idea di riproporre Cinque bachi da setola e un bozzolo, mostra che Pascali inaugurò a Roma nel 1968, nella galleria L’Attico di Fabio Sergentini, che fu il suo mentore, consigliere e amico. Una mostra-installazione che risulta importante dal punto di vista filologico in quanto sintesi della poetica artistica pascaliana. I cinque variopinti bachi “da setola”, formati appunto da scovolini per la polvere dai colori psichedelici, testimoniano nel loro gigantismo e ipertrofia pop la spiccata vena scenografica di Pascali, che fu infatti aiuto-scenografo per la Rai nel famoso varietà Studio Uno. E che da questa attitudine mutua lo “zoom virtuale” applicato nelle sue opere.

Atelier Pino Pascali – macchina fotografica

I cinque bachi, “perfetti simulacri”- che rientrano nel ciclo dedicato ad animali e natura, successivo a quelli riguardanti l’universo femminile e le armi – convergono in un angolo in cui spicca una delicatissima ragnatela bianca. Il bozzolo appunto. Che rappresenta l’effimero dell’arte nella concezione pascaliana. Una ricostruzione site specific costituita da colla sparata a caldo e fili di nylon, realizzata da Claudio Palmieri. Basilare è la scelta dei materiali nell’opera di Pascali, che ha omaggiato i bachi da seta contemplati da fanciullo nelle campagne di Polignano, storicizzando la natura attraverso l’utilizzo di materiali sintetici, industriali, materiali di consumo tipici degli Anni Sessanta. Auspicando dunque il ritorno alle materie primigenie dell’arte povera.
La mostra sarà riproposta a Londra e a New York in un’operazione pilota che porterà nel mondo il lirismo mediterraneo di Pascali, il perfetto seduttore e simulatore dell’Arte Povera, secondo il principio filosofico professato da Baudrillard: “Sedurre è morire come realtà e riprodursi come gioco illusionistico”.

Cecilia Pavone

Polignano a Mare // fino al 25 novembre 2012
Pino Pascali – Cinque bachi da setola e un bozzolo
a cura di Maurizio Sciarra
FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
Via Parco del Lauro 119
080 4249534 / 333 2091920
[email protected]
www.museopinopascali.it

 

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Cecilia Pavone
Giornalista professionista, Cecilia Pavone è nata a Taranto e ha conseguito la laurea in Filosofia con specializzazione in Storia delle Dottrine Politiche all'Università degli Studi di Bari. Nel suo percorso professionale giornalistico ha lavorato per il quotidiano "Nuovo Corriere Barisera" di Bari specializzandosi nel settore cultura e spettacoli. Tra le sue collaborazioni: "Il Settimanale" di Bari, "Il Resto del Carlino" di Bologna, "Exibart" dal 2007 fino al febbraio 2011, quando ha seguito Massimiliano Tonelli e Marco Enrico Giacomelli alla nuova testata d'arte "Artribune". Attualmente scrive anche su "Lobodilattice.com" e "Metalwave.com".