Il curator (probabilmente) più giovane di sempre. A Roma

Nomi altisonanti in una mostra collettiva curata da una giovanissima. Succede a Roma, fino all’11 novembre, al St. Stephen’s Cultural Center Foundation. Educativo…

The Progenitors - veduta della mostra presso il St. Stephen's Cultural Center Foundation, Roma 2012

Chi ha detto che l’Italia è un Paese per vecchi? Vita Salvioni Guttmann (classe 1994) è la curatrice probabilmente più giovane di tutti tempi, abita tra noi e ha messo su una bella mostra collettiva – intitolata senza falsi pudori The Progenitors – in cui trovano posto opere di Mel Bochner, Sandro Chia, Clegg and Guttmann, Tristano di Robilant, Joseph Kosuth, Cesare Pietroiusti e Janine Von Thungen. Roba da far strabuzzare gli occhi a fior di senior curator.

In un Paese che dedica nei programmi scolastici solo poche ore al ramo dello scibile per cui è maggiormente conosciuto e rispettato nel mondo, ecco una buona idea per avvicinare i più giovani alla storia dell’arte (nella fattispecie a quella contemporanea): offrire loro la possibilità di organizzare in prima persona mostre di artisti anche importanti, confidando poi nel passaparola. Educativo (indirettamente anche per la scuola italiana).

Pericle Guaglianone

Roma // fino all’11 novembre 2012
The Progenitors
a cura di Vita Salvioni Guttmann
artisti: Mel Bochner, Sandro Chia, Clegg and Guttmann, Tristano di Robilant, Joseph Kosuth, Cesare Pietroiusti, Janine Von Thungen
ST. STEPHEN’S CULTURAL CENTER FOUNDATION
Viale Aventino 17
06 5750605
[email protected]
www.culturalcenter.ststephens-rome.com

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Pericle Guaglianone
Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua passione. Ha una laurea in storia dell’arte (versante arte contemporanea) ma è convinto che nessuna immagine sia paragonabile per bellezza a una carta geografica. Da qualche anno scrive appunto di arte contemporanea e ha curato delle mostre. Ha un blog di musica ma è un pretesto per ingrandire copertine di dischi. Appena può si fionda in qualche isola greca. Ne avrà visitate una trentina.
  • salvatore

    solita casta….

  • oreste

    si chiama: The Progenitors…..più dichiarata di cosi.

  • Albertina

    “In un Paese che dedica nei programmi scolastici solo poche ore al ramo dello scibile per cui è maggiormente conosciuto e rispettato nel mondo…”

    Grandiosa sintesi. Complimenti

  • Castigat ridendo mores

    La solita figlia di papà’

  • A me sembra invece cha abbia le idee ben chiare di quello che ha fatto; risponde bene, sa dove si trova e conosce le regole non scritte dell’accoglienza e della presentazione. Inoltre è educata, cosa MOLTO rara.

    Mia opinione, ovviamente.

    Ma perchè molte sue risposte sono “sfumate” ?

  • Gran bel progetto e speriamo che ne “spunti” qualche altro di “cutator” come questa, che dimostra di comprendere appieno il suo ruolo: quello di “fare un discorso sull’arte attraverso una mostra” (e non quello che fin troppi “curators” di oggi si pongono : essere l’artista che usa i lavori di artisti come media)

  • Davide

    Figlia di…?

  • salvatore

    questo è il problema dell’Italia…soltanto i figli di..hanno i mezzi adeguati per diventare e fare qualcosa…e saltare agli onori delle cronache…bleeee

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Visti i tempi, forse sarebbe più corretto parlare di “artisti addomesticati” e di “figli di papà” che nuotano insieme in una specie di vischiosa palude dove non regna l’ARTE, ma la monotonia, l’alienazione, il grigio e la delusione. E quando queste figure sono bene sprofondate in questo sistema paludoso, è veramente difficile che riescano a uscire in salvo, ossia a riacquistare la loro libertà di pensiero e di linguaggio.

  • CM

    Bello vedere che noi ci facciamo il mazzo a studiare anni di storia dell’arte, tra lauree, dottorati, master e compagnia bella… E poi arriva la prima figlia di papà e cura una mostra… Bello davvero!

    Era necessario farci un articolo?! Non credo, sinceramente…
    Educativo?! Per chi, scusatemi?!

    E non venitemi a dire (caro Eugenio Santoro) che i giovani non sono educati…
    Se non fossimo educati, non accetteremmo stage e tirocini non retribuiti, contratti fasulli di schiavitù volontaria, finte occasioni che si risolvono in lavori da imbianchino o facchino in una qualche galleria/centro d’arte…
    Se non fossimo educati, probabilmente adesso saremmo tutti a protestare… Ma forse siamo TROPPO educati, per protestare contro i vecchi che non se ne vanno e i giovani (raccomandati) che arrivano!

    Mio modestissimo parere… (E badate bene che ho solo 23 anni e quasi una laurea magistrale in tasca in storia dell’arte…)

    • Antonio

      Con tutta franchezza, oggi le lauree, sopratutto nel settore umanistico e delle discipline sociali, praticamente le regalano: le università sono diventate fabbriche di pezzi di carta inutili e di illusioni…

  • Gentile CM,

    a parte il fatto,che anche Lei, si rifugia nell’anonimato,attaccando me,che invece scrivo nome e cognome, penso che sia sotto gli occhi di tutti la situazione comportamentale dei cosiddetti giovani, non sono certo io a dirlo, bensì loro a dimostrarlo.

    Sa che Zuckerberg, ha fondato FaceBook, a vent’anni? E Lei, ancora qua a lamentarsi? Può anche aver ragione, certo, ma pensa ancora che la Laurea dia automaticamente un lavoro? Ma pensa che il mondo le debba qualcosa solo perchè ha studiato?

    Infine, sono curioso, quale stage terribili, quali tirocinii schiavisti, Lei ha mai affrontato? Mi permetta, ma leggendo il suo commento pieno di luoghi comuni e livore pre-costitutito, la mia opinione è che Lei non ha SOLO 23 anni, Lei ha GIA’ 23 anni. La differenza esiste.

    Chi è il vecchio, io o Lei?

    • CM

      Lungi da me credere che lo studio, per quanto importante, dia diritto ad un lavoro. Che poi le lauree vengano regalate, questo è tutto da vedere… E comunque credo ci sia differenza, o almeno dovrebbe esserci, tra chi la laurea se la suda, la consegue nei giusti tempi, magari a costo di sacrificare altre cose, e chi si laurea in 10 anni, con la media del 18 e magari lamentandosi anche…

      Detto questo, mi è capitato, durante stage o tirocini che dir si voglia, in gallerie e centri d’arte della mia città (Firenze) di fare di tutto: imbiancare, stuccare, allestire per 12 ore al giorno, arrampicandomi fino al soffitto per sistemare luci e cavi elettrici, nonché pulire, lavare, andare a fare la spesa per il supposto “datore di stage”.
      Sia chiaro, ho sempre fatto tutto quello che mi è stato chiesto, ho lavorato per anche più di 12 ore se necessario, senza mai vedere un euro, senza mai lamentarmi e consapevole che forse un giorni quello che stavo facendo mi sarà utile.

      Detto questo, perdonatemi, ma siete voi i primi a sminuire il valore delle lauree e poi richiederne una… La laurea non varrà niente, ma senza il pezzo di carta le gallerie non ti considerano neanche per fare le pulizie, i centri d’arte poi…
      Certo, facile prendere ad esempio Zuckerberg: sapesse quanti amici, che fanno magari ingegneria o agraria, della mia stessa età, vengono considerati per le loro idee e non per quanti stage hanno fatto…

      Che poi io SO di avere GIÀ 23 anni, il “solo” era del tutto ironico… Peccato che la maggior parte delle persone ritenga che “solo 23 anni” sia una giustificazione valida al non proporci niente altro che inutili esperienze (semi)formative, che non portano vantaggi al nostro bagaglio e non migliorano la situazione del comparto…

      • Gabo

        Fare uno stage in una galleria d’arte, vuol dire avere la possibilità (anche lavando a terra) di conoscere un mondo che ai non addetti ai lavori è assolutamente precluso. Sta poi al “saperci fare” riuscire a mettere a frutto le cose che si imparano. Una di queste cose è anche fare imprenditoria, tra le altre cose. Un elemento che sembra non entrare in testa ai neolaureati che pensano solo al “posto fisso” che ormai non esiste più. Ci son persone che laurea o no, rischiano con progetti validi e finanziamenti bancari, ed il loro futuro cercano di crearselo da solo.
        Poi è indubbio che ci siano lobby. Ma quelle ci sono sempre state e ci saranno sempre. Dovete solo smetterla di pensare che è colpa loro se non andate avanti. Non andate avanti perché non credete in voi stessi.
        E ad una persona che vanta un laurea e scrive “che io SO”…vorrei consigliargli di tornare alle elementari ad imparare i congiuntivi. Che io sappia,che io sappia,che io sappia…….

    • salvatore

      non sono un novello pivellino, il mondo dell’arte, da dentro, lo sto osservando e vivendo da anni…e posso dire che da laureato, il pezzo di carta non serve a nulla (non lavoro infatti in questo mondo, ma vengo semplicemente sfruttato)…serve solo essere figlio, amico del, parente di eccetera eccetera…quindi per favore non fate i finti moralisti tutti quanti, sappiamo come gira il mondo, soprattutto in questo ambito….domani mi sveglio, chiedo a una fondazione di prestarmi lo spazio e organizzo questa popò di mostra con opere che hanno ognuna un valore indecifrabile….senza esperienza (che l’università insieme alle numerose gallerie, fond., istituti, non ti aiutano a fare, sfruttandoti soltanto) dove pensi di arrivare? Facile essere Zuckerberg in un paese che finanziano le giovani startup e promuovono realmente il talento…per favore non fate questi paragoni inutili!!!

      • Federica

        Aggiungiamo che Zuckerberg ha studiato ad Harvard e non alla Sapienza o a Roma Tre, e che la sua famiglia appartiene ad una delle più potenti lobby americane. Per esempio Vito Snabel, se non avesse quel cognome? La storia è vecchia come il mondo, non è solo figlia del nostro tempo. Bisogna capire se si è più invidiosi di non appartenere ad una qualche casata, con la conseguente mancanza di autonomia, oppure si è più frustrati di quello che non si riesce a fare. Bisogna tenere duro, senza garanzie, ma se non ci crediamo nemmeno noi, chi ci crederà?

  • pietro c.

    Mostra brutta con nomi vecchi… curatrice brava e giovane…c’è qualcosa che non va. lei parla bene e la mostra è brutta…oddio aiutatemi a capire. Chia e Pietroiusti..veramente giovani emergenti…sensa senso.

    • Scusa pietro c. ma non dici l’unica cosa interessante che avresti, forse, potuto dirci: perché, per te, è una “brutta mostra”. Io posso dire che il tuo è un “brutto nickname” ma, se non dó alcuna spiegazione, la mia rimane un’affermazione gratuita, inutile e pleonastica. Sandro Chia e Cesare Pietroiusti non sono, ovviamente, “giovani emergenti” e neppure gli altri… ma nell’articolo non si parla mai di “giovani emergenti”, al contrario si parla di artisti da “far strabuzzare gli occhi a senior curators” … e allora? O forse per te una mostra per esser “bella” dovrebbe solo proporre opere di “giovani emergenti”? … mi pare che la tua chiusa “senza senso” sia la miglior definizione del tuo post!

      • salvatore

        allora dimmi tu che relazione altamente culturale esiste tra il titolo dell’opera The Progenitors e gli artisti esposti, la finalità scientifica e intellettuale che c’è dietro la mostra………………

        • …mai parlato di “relazioni altamente culturali”, tra l’altro non ho visto (nè avrei la possibiltá di vedere, a meno che non venga qui da queste parti in Asia) la mostra. Dall’articolo, da altri articoli letti, dall’intervista, dalla scelta degli artisti ho semplicemente detto che mi pareva “un bel progetto” ed ho anche detto che mi è molto piaciuta l’intervista e che credo che sarebbe una bella cosa che di giovani curatori così ce ne fossero di più, spiegandone il perché (vedi mio primo post).
          Tu non sei d’accordo? … perfetto : il mondo è bello proprio perché è pieno di opinioni differenti!

          • salvatore

            beh sarà un mio punto di vista, ma personalmente non vedo nulla di bello in questo progetto…semplicemente un’accozzaglia di nomi altisonanti e titolo ad effetto…niente di diverso da ciò che fa un senior curator o qualcun’altro quasi coetaneo a lei, perché quindi sperare in giovani curatori che appiattiscono ulteriormente il mondo dell’arte senza introdurre qualche novità?? …solo perché la nobile curatrice parla perfettamente inglese a 18 anni e può conquistarsi una pagina di Artribune?? Ma per favore…

          • …appunto: punti di vista per te “un’accozzaglia di nomi altisonanti e titolo ad effetto”, per me una scelta di nomi azzeccata e raramente (se mai) presentati assieme ed un titolo, data l’età della curatrice, non spiacevole nè eccessivamente “ad effetto” (come spesso accade) … quel che io (ed è ancora è solo una mia opinione) di “diverso” è il porsi della curatrice nella, per me, corretta posizione di “fare un discorso” (comunicare un suo pensiero) attraverso la mostra e non nella ppsizione, per me sbagliata (ed è sempre una mia opinione) di tanti, troppi curatori, vecchi e giovani, di “creare un opera d’arte” “fare un’installazione” utilizzando gli artisti e le loro opere in modo del tutto “strumentale” a tale volontà di “essere la star”. Per questo motivo dicevo che spero che di giovani curatori così ne spuntìno tanti … il fatto che abbia una perfetta padronanza dell’inglese è cosa che per un “curatore” dovrebbe essere di assoluta normalità ma pare che in Italia stupisca ancora… per il resto (ma potrebbe anche non essere il tuo caso perché ovviamente non so chi tu sia) rinvio a quanto dico in altro post a proposito di invidia e “rosica”

          • … scusa…”…trovo di diverso…”

      • pietro c.

        caro gerini, leggo spesso il tuo nome, che sa di anfibi e acqua stagnante, nelle lunghe liste di commentatori di artribune. e li ricordo per il fatto che non ho mai finito di leggerne uno, li trovo troppo lunghi anche se a volte un minimo interessanti (solamente per la tua formazione da sussidiario).
        tornando all’articolo e, soprattutto, alla mostra ritengo che essa sia brutta in quanto non materializza un pensiero, un’idea, ritengo che invece sia solo un modo per far conoscere questa giovane (e forse promettente) guttman al mondo dell’arte. gli amici hanno fatto una colletta di opere per tirare su una mostra.
        questo è quanto. il fatto che il titolo annuncia il coinvolgimento di nomi noti “i progenitori” non elimina la gratuità dell’evento. per il resto credo che la giovane faccia bene a fare la curatrice e spero che diventi la migliore in circolazione. e spero anche che non abbia mai bisogno di difensori come lei g. gerini.

        • …scarsino dal punto di vista ironico il tuo commento .., sul
          mio cognome (non nome) è dai lontani tempi delle elementari che sento battute molto ma molto più spiritose… che tu non finisca i miei commenti, vista la qualità media dei tuoi, non mi meraviglia e soprattutto non mi disturba… sulla mia “formazione” (accademica? professionale? artistica? più generalmente culturale?) se dovessi dartene conto qui dovrei scrivere uno dei miei più lunghi commenti di sempre … se ti pare da sussidiario è, probabilmente, perché la tua non raggiunge neppure il livello “da abbecedario”.
          Ti ringrazio, invece, per aver esplicitato il perché, per te, la mostra sia brutta. Era solo questo che chiedevo: leggere un commento minimamente critico e non delle battute inutili, come quasi sempre….

          • …dimenticavo non mi è neppur passato per la mente di “difendere” la curatrice : credo proprio non ne abbia alcun bisogno: l’invidia e la “rosica” altrui non sono mai un pericolo da cui difendersi ma, al contrario, un contributo gratuito al “combustibile di propulsione” di una carriera!

          • salvatore

            ma scusi, veramente lei crede che ci sia un discorso dietro quella mostra?? se non l’abbiamo capito noi, prego ci illumini lei!! In quanto a rosica, personalmente non ho nulla da invidiare, sono soddisfatto di quello che sono e faccio, soltanto provo tristezza e ingiustizia verso quell’aristocrazia che tutto domina surclassando persone professionalmente e qualitativamente superiore (e non mi ritengo tale, ma ne conosco tante)…mi nomini pure qualche curatore/direttore/critico/artista contemporaneo figlio di operaio/contadino ecc…..ma lei cosa ne può sapere!!!

          • alessando barga

            caro Gerini Pietro C te l’ha detta tutta. Anzi l’ha detta tutta ed anche bene. Tu fai cagare…

          • @alessandro barga; concetto profondo ed interessante, ti confesso che un po’ mi lusinga sapere che riesco a stimolare positivamente l’organo con il quale tu abitualmente pensi…ma non ti sforzare troppo, ora riposati, hai data una prova più che esauriente delle tue capacità cul-turali!

          • Alex Gianotti

            Domanda? su Artribune il nome di Gerini è inflazionato sui dizionari della storia dell’arte inesistente chi è allora costui?

          • Ad essere onesti credo che “sui dizionari della storia dell’arte” cercheresti invano il 90 per cento (non dico il 100% perché qualche volta sono apparsi dei commenti di Minnini e forse di qualche altro) dei nomi dei commentatori (quelli che il nome e cognome lo usano, naturalmente, e quindi molto pochi) e persino di un buon 60% di coloro i cui nomi appaiono citati o in calce agli articoli “it’s the contemporary art, stupid!”
            Detto questo, se proprio sei curioso, puoi provare a “cliccare” sul mio nome in capo ai miei post, temo però che rimarresti molto deluso: sono un artista qualsiasi, come mille (forse decine e centinai di migliaia di altri), lavoro, prevalentemente, in un paese molto lontano il cui “panorama artistico” è, purtroppo, quasi totalmente sconosciuto qui in Italia ed i miei lavori, tipicamente, non sono destinati “al mercato”.
            Anche se “faccio arte” e mi occupo (anche) d’arte da quando ero un ragazzino, ho fatto altri lavori, mestieri e professioni per buona parte della mia (abbastanza lunga) vita e, sino ad una decina d’anni fa non ho (quasi mai) esposto pubblicamente i miei lavori. Da dieci anni ho lasciato ogni altra attività e ho fatto del mio “fare arte” (anche) la mia attività esclusiva.
            Detto tutto questo… ma che rilevanza ha chi sono?
            In questo ha pienamente ragione Luca Rossi: qui, sono uno che scrive dei commenti: se ti interessano bene, se no, non c’è nessuno che ti obblighi a leggerli, li puoi saltare a piè pari, se li condividi bene, se no, sei liberissimo di contestarli e controbatterli (anzi un commentario sarebbe fatto proprio per questo) .
            Che importanza può mai avere chi è Luciano G. Gerini, a chi diavolo vuoi che importi? Caso mai, se importa, importa quel che scrive!

  • pietro c.

    z

  • Angelov

    Anche i Disc-Jokey nell’ambito della musica, svolgono un lavoro simile a quello dei curatori nell’ambito delle arti visive, eppure nessuno li contesta.
    E la raffinatezza di questa giovane curatrice, non poteva non incappare non altro che in rozze critiche.

  • Pietro Gucci

    E’ il triionfo della Nonni & Genitori Foundation. Fantastico, quattro croste staccate dai salottini romani, tutto il parentado all’inaugurazione e lei fresca di shampoo che crede di essere ancora alla St. Martin.
    Benvenuta e grazie di cuore, era l’anello mancante tra PIetroiusti e Kosuth, veramente illuminante e così educata…. si sente che è la figlia di Daniela Salvioni e Yair Guttman. Che ci fa così lontana da NY?

  • Giulia

    Opere a caso, di artisti consolidati e conosciuti…dove sta il lavoro? Che senso ha un curatore? Luca Rossi salvaci tu.

  • BRAVO BRAVO BRAVO LUCIANO!

    Ecchecavolo, ma possibile, che non vada mai bene niente? E complimenti per la tua calma, fermezza e signorilità. Forse farebbe bene anche a me un poco di Asia!

    Questi che scrivono negativamente, non vogliono proprio intendere quale fonte di informazione sia Artribune e ciò che viene scritto.

    Leggete tra le righe, afferrate il messaggio che c’è dietro le interviste, le foto, gli argomenti…

  • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

    Giulia, la figura di curatore nell’odierno “Olimpo dell’Arte Commestibile”, è come un cuoco: deve sapere preparare un piatto gustoso che poi il pubblico lo mangerà!
    Con l’auspicio che non sia un cibo tossico, indigesto, ma biodegradabile!
    Il mestiere di “curatore” è governato da regole culinarie precise, richiede senso di responsabilità, tanto studio, soprattutto quando si trova ad operare in una cucina di lusso.

  • pietro c.

    caro santoro invece di bacchettare chi commenta pensa a fare i tuoi commenti positivi e continua a vedere cosa c’è fra le tue righe.grazie

  • Egregio “pietro c.”,

    sa qual’è la cosa più bella?

    Che tutti rompono le scatole dicendo di “dare possibilità ai giovani”, poi, quando capita, si dice: “ma è troppo giovane, sarà raccomandata, non ha esperienza”.

    Comunque, anche la Sua signorilità salta fuori, gentile “pietro c.”

  • @salvatore : si io credo che ci sia “un discorso”, qualche cosa ho intuito dall’intervista e dagli articoli che ho letto sulla mostra ma, come ti ho già detto, non ho visto la mostra e, per coglierlo e capirlo, dovrei vederla… quanto poi ad “illustrarlo”, se anche l’avessi vista, non ci penserei proprio. È mia convinzione che ogni opera ed ogni mostra (se degne di tal nome) “parlino” (comunichino qualche cosa) a ciascun spettatore, secondo la sua sensibilità, preparazione ma anche gusto e disposizione d’animo (il duchampiano “completamento dell’opera”) … quindi del tutto personale e solo un ottimo critico può tentare di cogliere “il più ed il meglio” di tale comunicazione … ed io non sono un critico, lasciam poi perder “ottimo”.
    Saperne forse un po’ ne so … sia nello specifico (ho fatto molte cose nella mia vita che è, purtroppo/per fortuna, alquanto lunga molto più di quanto tu probabilmente non immagini, ma fin da ragazzino mi sono occupato attivamente e “passivamente” di arte) conosco personalmente un po’ di critici e curatori e molti, molti artisti, anche di quelli che stanno da tempo nell’olimpo dei grandi ma non ho mai chiesto loro se erano figli di operai, di contadini o di nobili e notabili e non mi è mai interessato : ho sempre e solo guardato al loro operare e questo non solo per critici, curatori o artisti ma per qualsiasi essere umano che ho incontrato e, aggiungo, ho sempre gioito per il successo altrui perché, fin da piccolo, mi hanno insegnato a pensare : “beh! se c’è l’ha fatta lui, forse, ce la posso fare anch’io”

    @eugenio, grazie! sei troppo gentile!

    • salvatore

      mi scusi gentile luciano se continuo a rispondere ai suoi commenti…posso essere d’accordo con quello che dice, condividere o meno il suo pensiero, ma aldilà della mostra (che personalmente non trovo così superba), e della signorina curatrice, mi ricollego un’attimo al suo insegnamento (d’altronde anche il mio) per farla riflettere su una questione odierna, e trarne un pensiero da una persona che sicuramente ha più esperienza di me: cerco di diventare un curatore di punta (non è il mio caso), mi impegno, viaggio, cerco di fare belle e significative mostre, ma non riesco, io come tanti miei coetanei…ma dall’altra parte della città una ragazza solo perché è figlia amica o parente di, si alza una mattina e realizza una mostra con artisti importanti…pensi un attimo se questo atteggiamento non si limiti al mondo dell’arte, ma ovunque, o probabilmente già esiste da anni ma essendo giovane non me ne sono mai accorto! lei come la penserebbe?…io critico la mostra soltanto per criticare un fenomeno che ha STANCATO!!! non siamo retorici per favore, ma realisti, è un ambiente che conosco bene.. ai giovani le possibilità vengono date, ma solo a quelli che frequentano determinati salotti!!

      • Caro Salvatore, che esistano differenze sociali ed economiche è un innegabile dato della realtà di tutti i tempi (ieri molto, ma molto piú di oggi!!!) ma ciò non ha mai impedito a chi aveva delle reali qualità, una grande volontà e determinazione, tanta capacità di lavorar sodo, stringere i denti e non perder coraggio, di raggiungere gli obbiettivi che s’era proposti. Veder che altri abbia “la vita facile” non fa certo piacere ma, forse, dovremmo anche ricordarci che, in realtà, ben poco sappiamo degli altri e di quanto “l’abbiano facile o difficile” dato che vediamo solo ciò che “sembra” , (quasi) mai ciò che è. D’altro canto se uno di questi “fortunati” non ha le qualità, la preparazione, la volontà e la motivazione, stai pur certo che farà ben poca strada e presto lo vedrai lo vedrai lontano, lontano alle tue spalle. Per questo credo che di fronte ad un potenziale “concorrente” sia più importante chiedersi se e quanto vale, se posso o meno imparare qualche cosa da lui, prima e piuttosto che chiedermi quante “raccomandazioni” e “rendite di posizione” abbia : la vita (anche e soprattutto quella professionale) non è una corsa dei cento metri piani ma (salvo disgrazie intempestive) una maratona … poco importa chi sta in testa nei primi cinque chilometri … conta chi ce la fa a durare e primeggiare negli ultimi dieci.

        • Scusa, volevo aggiungere: tutto quanto ho detto non implica assolutamente che non si debba adoperarsi e ci si debba battere anche per il cambiamento della società, per far si che “raccomandazioni” e “rendite di posizione” contino sempre meno e possibilmente quasi nulla (avendo però chiaro in mente che, purtroppo, non si arriverà mai ad “azzerarne” la valenza), tutt’altro … ma con serena fermezza e soprattutto senza livori (e, credimi, qui non sto pensando a te!)

  • Lorenzo Marras

    Pietro secondo me tu hai commesso l’errore di porre la questione in termini squisitamente “plebiscitari” ovvero nei termini classici del “a favore” o “contro” ; scusa ma facendo cosi’ non hai fatto altro che trovare in Luciano Gerini niente altro che un antagonista della tua posizione critica ed il tuo discorso declinare in scambi puramente verbalistici.
    Te lo dico perche’ sono teoricamente anche d’accordo con quello che hai sostenuto ma in modi lascia che te lo dica , sbagliati.

  • pietro c.

    se rileggete il mio primo commento ho detto: brava curatrice e mostra brutta, ciò significa che vedo in lei delle qualità ma non ne vedo nella mostra in se. quindi sono a metà strada, in un grigio e non in “a favore” o “contro”.
    la cosa che mi ha sorpreso è questo contrasto: una giovane neanche ventenne e una mostra già vecchia. la cosa che mi disgusta è questo atteggiamento per cui i commentatori vengono etichettati come cattivi e buoni. se si vuole semplicemente bilanciare o se si pensa che i commenti sono ingiustamente negativi, non si fa altro che esprimere la propria opinione positiva.

  • pietro c.

    e poi in realtà (l’unica cosa sensata detta da gerini) le stiamo facendo solo che pubblicità.

    • Come dice la pubblicità’, “ti piace vincere facile” ?

    • @pietro c. leggo solo ora il tuo commento del 10/11, 13:37.
      A parte l’evidente contraddizione tra questo commento e la tua precedente affermazione che tu i miei commenti non li leggi mai fino in fondo, sarei molto curioso di sapere quali sono le cose “insensate” che io avrei detto e ti sarei molto grato se le elencassi magari, se vuoi, dicendoci anche perché, secondo te, sono “insensate”, grazie!

  • spa

    il doppio cognome, pure mezzo straniero, mi fa brutto. poi se nasci nel 1994 non puoi chiamare Sandro Chia, Dio Bono!!!!

    • Pietro Gucci__

      Daniela Salvioni, critica d’arte italo americana, sposa Yair Guttmann della celebre coppia Clegg & Guttmann, famosa negli anni 80 per la serie di ritratti alle più influenti e ricche faniglie occidentali.
      Dalla loro unione viene al mondo Vera Salvioni Guttmann, nuova enfant prodige per il mondo romano dell’arte contemporanea.
      Gli amici e le amiche, per buon auspicio e buona educazione, staccano qualche opera dal muro e la prestano alla giovane infante fresca di studi d’arte.
      Ecco perchè è educata, perchè è carina – Daniele Salvioni è una splendida donna – e perchè ha tanti amici.

  • Angelov

    Per chi non ha ancora capito che è ingiusto, non che ci siano i ricchi, ma piuttosto che ci siano i poveri, (e non solo di spirito…); e che questa polarizzazione è una delle tante che esistono in natura; per cui ogni pregiudizio verso un ricco viene naturalmente ricambiato alla parte avversa; e che la condizione di uno non è in diretta relazione dall’esistenza dell’altro, o forse si, ma come il battere d’ali di una farfalla a San Francisco, può far indignare una tigre nel Bengala.
    E se anche fosse dimostrato che la fame nel mondo dipendesse dall’esistenza dei ricchi, la peggior strategia per uscire dal problema, è proprio quella che va per la maggiore, e la più facile e banale da seguire come moda culturale.
    Per costoro, veri aficionados di zio Karl, un augurio di pronto risveglio.

  • karl marx

    non ho nipoti

    • Angelov

      dai tuoi figli illegittimi, si.