Rodchenko il maestro. Cioè l’insegnante

Ai Magazzini del Sale di Venezia approda una mostra che racconta il Rodchenko fotografo e docente. L’esperienza del Vchutemas in cento scatti, esposti fino al 7 ottobre. Con la partecipazione attiva degli studenti di accademia e università.

Aleksandr Rodchenko - Residenza studentesca - dalla serie La cittadella universitaria di Lefortovo - 1932

Sostiene Marshall McLuhan che la tecnologia, nel momento in cui diventa medium rispetto all’ambiente, finisce per far sistema unico con la nostra esteticità, rendendo impossibile la distinzione tra l’opera ideale e la sua realizzazione pratica. Così, anche per Aleksandr Rodchenko, tra i più significativi artefici del Costruttivismo Russo, l’acquisto di una Leica (il primo modello risale al 1925) può avere agito per via subliminale, a livello d’inconscio, “inconscio tecnologico” per l’appunto.
Pittore e grafico di talento, Rodchenko si avvicina alla fotografia relativamente tardi nella sua vita e l’utilizzo di uno strumento pratico e maneggevole si rivela di grande sostegno nella sua costante ricerca di una nuova espressività visiva. La mostra in corso a Venezia – con oltre 100 fotografie tratte da negativi originali e una decina di stampe d’epoca – ne documenta esaustivamente la portata.
Scorci, sottinsù, pose spontanee – elementi caratteristici di una personalissima e innovativa visione fondata sul principio compositivo della diagonale – pure a distanza di tanti anni hanno mantenuto incredibilmente intatta la freschezza e l’originalità di un tempo. Che si tratti di amici (Majakovskij, Tatlin, Brik e tanti altri), di parate di atleti, di lavoratori, di studenti all’opera e nei loro atelier; oppure di piazze brulicanti di gente o di edifici svettanti, ai nostri occhi oggi essi appaiono quali spettatori e attori, testimoni tutti del tentativo di attuazione di quell’utopia la cui vitalità pare rimasta “congelata” negli scatti dell’epoca.

Aleksandr Rodchenko – Asfalto, Pedoni – 1928

La mostra, interessante dal punto di vista espositivo, lo è ancor più per la valenza “didattica” che intende convogliare. Come annunciato nel titolo e poi approfondito nei saggi a catalogo, l’attività fotografica di Rodchenko coincise con quella di insegnante presso il Vchutemas di Mosca (equivalente e contemporaneo del Bauhaus) e dalle testimonianze dei suoi studenti emerge lo spirito moderno e anticonvenzionale dei “Liberi studi” che all’epoca si stavano formando: “Ci andammo sempre più convincendo che Rodchenko concepiva il mondo in modo personale e moderno. Si trattasse d’arte o di cose di tutti i giorni, aveva sempre un suo punto di vista originale”, si legge in una testimonianza. E un’altra: “Ci condusse nel laboratorio di fotografia. Il gioco che più ci entusiasmava era quello con le ombre degli oggetti di vetro. In queste prove di laboratorio un po’ alla volta arrivammo a capire cosa fossero la luce e l’ombra, la lotta tra il bianco e il nero, e quindi a cogliere la natura del materiale fotografico, quindi della fotografia stessa”.
Affinché l’esposizione non rimanga solo un evento epifanico, ma sia soprattutto un momento di confronto e crescita, gli studenti delle istituzioni coinvolte hanno accolto l’invito, rivolto loro dagli organizzatori e dai curatori, a partecipare fattivamente alla realizzazione della mostra, anche mediante la presentazione di una selezione di opere frutto “dell’addestramento visivo” esercitato sulle opere del russo.

Adriana Scalise

Venezia // fino al 7 ottobre 2012
Il Prof. Rodčenko. Fotografie dallo Vchutemas
a cura di Silvia Burini, Guido Cecere e Aleksandr Lavrent’ev
MAGAZZINI DEL SALE
Zattere 3
www.unive.it

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Adriana Scalise
Adriana Scalise lavora presso l'Archivio della Biennale di Venezia, laureata in Lingue Orientali (Arabo) e in Conservazione dei Beni Culturali (Storia dell'Arte) da oltre dieci anni nutre interesse nei confronti della Fotografia nelle sue varie declinazioni (storia, estetica e pratica fotografica). In qualità di ricercatrice indipendente collabora con diverse riviste del settore (Gente di Fotografia, Artribune, Fotostorica), partecipa a convegni e pubblica saggi (Verri, ed. Marsilio). Scrive poesie e da alcuni anni porta avanti un progetto fotografico dedicato a "se stessa".