Nessun uomo è un’isola? Schütte fra Rivoli e Monaco

Fino all’11 novembre, complementare all’esposizione “Frauen” presso il Castello di Rivoli, il Nouveau Musée monegasco ospita modelli e disegni ideati da Thomas Schütte. Architetture per monoabitante o evocative di scenari distopici. Un discorso sulla storia recente.

Thomas Schütte - Skulpturenhalle I (Modell 1:100) - 2011

No man is an Island” è l’aforisma più citato del poeta metafisico John Donne. Cinque secoli più tardi la questione deve necessariamente essere ridiscussa se è vero che, allo stato del progresso tecnologico delle telecomunicazioni, un uomo potrebbe teoricamente vivere, lavorare, provvedere ai propri bisogni e mantenersi up to date con il mondo senza muoversi dalla propria stanza, avendo come unica finestra una connessione Internet.
Coerentemente, l’elemento ricorrente delle One man houses, modellini realizzati e in parte poi costruiti in scala 1:1 a partire dal 2003 da Thomas Schütte (Oldenburg, 1954; vive a Düsseldorf), è un oblò circolare, a suggerire il voyeurismo come corollario intrinseco all’alienazione e all’atomizzazione delle esistenze monoporzione.
Düsseldorf è sicuramente la città giusta dove vivere se si vuole imbastire un discorso che leghi arte e architettura in una prospettiva antropologica: la tensione architettonica è una costante nell’opera di Thomas Schütte e la mostra ripercorre uno dei filoni principali di un corpus poliedrico attraverso schizzi, progetti, modellini in legno, plexiglas o mattoncini lego. L’eterogeneità di materiali, medium, forme espressive come la creazione di ambienti che siano anche Gesamtkunstwerk e l’esplorazione di territori confinanti con le forme patologiche della paranoia e della schizofrenia avvicinano Schütte a un altro titano dell’arte contemporanea come Mike Kelley. Una prossimità evidente soprattutto nell’opera Herzbergwerk, a metà strada fra la caverna di Batman e i trafori per lo stoccaggio di armamenti nucleari.

Thomas Schütte – One Man House III – 2005

Un altro riferimento obbligato nell’immaginario dell’artista tedesco è il Rinascimento italiano, dal quale sembra ereditare la concezione di artista totale e artista-filosofo, in ammirevole controtendenza coi tempi. Sotto questa ottica, una lettura più pacificata delle One man houses registra analogie formali con i ritiri degli eremiti e in particolare allo studio di San Girolamo immaginato (o piuttosto progettato) da Antonello da Messina.
Tuttavia, il primo rimando delle visioni architettoniche di Thomas Schütte è rivolto allo spirito del tempo, alla Guerra Fredda prima e alla “Guerra al terrorismo” post 9/11 poi. Bunker, templi (che potrebbero essere dedicati a qualche imprecisata divinità pagana), rifugi, musei, non luoghi della società del consumo, modernismo e razionalismo (da Terragni a Mies van der Rohe)… Come la fantascienza fu una forma proiettiva delle angosce del mondo diviso in due blocchi, la città ideata da Schütte non lascia illusioni sulle magnifiche sorti progressive dell’uomo e sembra riflettere l’emersione dall’inconscio collettivo di paure e psicosi, del residuo irrazionale di una società ordinata e sterilizzata incarnato nei grandi spauracchi. Con una notevole dose di ironia se una elegante glass house è in realtà una Ferienhaus für Terroristen, ovvero una casa di villeggiatura per terroristi.

Thomas Schütte – Herzbergwerk – 2006-

La statura di Thomas Schütte si misura dalla complessità della sua opera, dalla diversità delle fonti e degli esiti e dall’attitudine alla complementarietà di tutte le discipline del sapere nell’organizzare un discorso radicale e non conciliante.
Prelude alla mostra vera e propria una selezione di disegni di Aldo Rossi, il cui Teatro del mondo impressionò e ispirò l’artista tedesco, compresi alcuni schizzi per il progetto del cimitero di San Cataldo. Decisamente in carattere.

Alessandro Ronchi

Monaco // fino all’11 novembre 2012
Thomas Schütte – Houses
a cura di Andrea Bellini e Dieter Schwarz
NMNM – NOUVEAU MUSÉE NATIONAL DE MONACO
56, boulevard du Jardin Exotique
www.nmnm.mc

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Alessandro Ronchi
Alessandro Ronchi (Monza, 1982) è critico d’arte e giornalista culturale. Si interessa specialmente di arte dalle origini alla contemporaneità, iconografia, cinema, letteratura, musica e pop culture. Ha diretto il mensile Leitmotiv e collabora con testate giornalistiche, website e gallerie. Tiene corsi di cinema e cultura visiva presso istituti scolastici. Fa parte dello staff redazionale di Artribune dalla fondazione nel 2011.
  • Antonio

    Pare migliore della pretenziosa mostra allestita a Rivoli.

  • paoletta

    grande mostra di Schutte a tenere in piedi il castello di rivoli. imbarazzante a dir poco la mostra appena inaugurata a cura di Beccaria.