Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo…

Un incontro inconsueto. Tra un fotografo contemporaneo, abituato a lavorare nel mondo della moda, e un pittore nato nell’Ottocento. Il risultato rivela insospettabili affinità. Mustafa Sabbagh in mostra al Museo Giovanni Boldini di Ferrara fino al 30 settembre.

Mustafa Sabbagh - Memorie Liquide - veduta della mostra presso il Museo Giovanni Boldini, Ferrara 2012

Mai come in questo momento la moda cerca un dialogo con l’arte. E non solo con l’arte contemporanea, dove la convivenza può essere frutto di una comune tendenza alla sperimentazione, ma anche con una produzione storica che costituisce una fonte di ispirazione più difficile da mettere in atto ma, paradossalmente, più nuova.
Memorie liquide è l’esito di questo dialogo, avviato da Mustafa Sabbagh nel momento in cui gli è stato proposto di concepire un lavoro per il Museo Giovanni Boldini di Ferrara.
Sabbagh nasce ad Amman, in Giordania, e studia Architettura a Venezia, ma la sua formazione artistica avviene a Londra come assistente di Richard Avedon. Le sue immagini raccontano la moda trasformandola in documento inquietante, danno valore eterno all’effimero fashion portandolo in un mondo onirico pieno di riferimenti ancestrali. Il corpo, spesso nudo, è protagonista, e quando non lo è sembra sia coperto solo dove è stato ferito.
Il confronto con Giovanni Boldini rappresenta la verifica storica di due momenti artistici capaci di raffigurare la cultura del proprio tempo. Sabbagh presenta due installazioni e sedici scatti fotografici per confrontarsi sia con il museo (contenitore) che con l’opera di Boldini (contenuto). Le installazioni rappresentano il lavoro sugli ambienti, fortemente connotati da un’atmosfera carica di memoria: la prima è una grande fotografia, stampata su un vetro successivamente fatto a pezzi, che riproduce un’immagine della parete del museo con un’opera di Boldini. La seconda è costituita da due immagini retroilluminate, posizionate in due porte-finestra, che replicano perfettamente le vedute del giardino di Palazzo Massari su cui si affacciano.

Mustafa Sabbagh - Memorie Liquide - veduta della mostra presso il Museo Giovanni Boldini, Ferrara 2012

I sedici scatti – o ritratti – che dialogano con i dipinti di Boldini, inquadrano modelli nascosti dietro maschere feticcio composte da oggetti disparati: scarpe da ginnastica, forchette, parrucche, elmetti, velette e uccelli impagliati. Manufatti artistici dal sapore tribale realizzati da Simone Valsecchi, stylist e dress designer che ha collaborato con personaggi come Ronconi e Greenaway, dimostrando capacità uniche nel trasferire su un oggetto le visioni del regista o del fotografo, superando le competenze del costumista o dello stylist.
Le foto sono icone contemporanee, portatrici sacre di una cultura pagana. Illuminate dalla luna, vivono nel limbo bluastro dell’inconscio, così come le donne di Boldini vivevano tra i loro abiti, tra il movimento e il rumore delle sete e dei taffetà. Tutti e due gli artisti raccontano la propria epoca, la apparente volontà di affermazione estetica del sé che invece svela una mente superiore: le donne di Boldini, mogli silenti di uomini sciocchi, animali veloci che sgusciano via dagli abiti preziosi, dalle divise convenzionali di un mondo dorato e noioso, intelligenti come spie, velenose perché avvelenate dal ritmo troppo lento del loro tempo.

Mustafa Sabbagh - Memorie Liquide - veduta della mostra presso il Museo Giovanni Boldini, Ferrara 2012

Le figure di Mustafa Sabbagh, che non possiamo più definire solo femminili per una sana evoluzione di quella specie anticipata da Boldini, sono indefinibili. Soldati di un esercito di anime invisibili. Mummie di faraoni del Ventunesimo secolo. Feticci di una bellezza contemporanea fatta di stratificazioni di segni, sovrapposizioni di reliquie di un lusso precedente, sovrapposte con gusto fino ad annullarne l’idea di partenza, così come per il modello che è dentro “l’abito”. La divisa di un abitante di un nuovo mondo, dove non esiste più maschile né femminile, dove la bellezza è frutto del ricordo, dove la luce lunare non è spettrale ma giusta per fermarsi ad ascoltare il silenzio. E guardare il buio.

Clara Tosi Pamphili

Ferrara // fino al 30 settembre 2012
Mustafa Sabbagh – Memorie Liquide
a cura di Maria Luisa Pacelli e Barbara Guidi
MUSEO GIOVANNI BOLDINI
Corso Porta Mare 9
0532 244949
[email protected]
www.artecultura.fe.it

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.