La “camera delle meraviglie” di Damien Hirst

Come da copione, fiumi di parole sono già stati versati dalla critica di mezzo mondo su quella che è stata definita la mostra dell’anno. E, anche se le stroncature si sono sprecate, le code al ticket office non accennano ad accorciarsi. Damien Hirst è a Londra, alla Tate Modern, fino al 9 settembre.

Damien Hirst - photo Billie Scheepers

Dai primi di aprile sino al 9 di settembre, il terzo piano dell’ex centrale elettrica di Bankside si è trasformato nella personale Wunderkammer dell’artista più potente e chiacchierato del momento, schierato come personalità di punta dal museo londinese nell’anno delle Olimpiadi britanniche.
Percorrere le quattordici sale della Tate Modern, all’interno delle quali sono stati allestiti più di 70 lavori di Damien Hirst (Bristol, 1965), è come trovarsi nel Cinquecento in quegli studioli traboccanti di mirabilia, naturalia e artificialia, dove il principe di turno, per ostentare prestigio e potere personali, si dilettava a stupire i suoi ospiti con ogni sorta di stranezza e curiosità. Così Hirst, signore indiscusso dell’arte del nostro tempo, si diverte a meravigliarci, impressionarci, anche disgustarci, come d’altronde ci ha abituati sin dai suoi esordi, nei primi anni Novanta.
La retrospettiva è presentata all’entrata come “un’opportunità per tracciare l’evoluzione della sua carriera e per fare esperienza di alcuni dei suoi lavori più iconici”. L’intera mostra è effettivamente un percorso esperienziale e coinvolgente, più o meno cronologico, difficile da comprendere semplicemente guardando i video che viaggiano su YouTube o sfogliando le immagini su carta stampata: molti dei lavori hanno una dimensione fisica ed emozionale, che si attiva solo una volta che ci si trova faccia a faccia con le opere. Solo allora riescono a provocare le sensazioni più contrastanti, di quelle primitive che stanno alla base della natura umana: la paura, il ribrezzo, la meraviglia, la curiosità.

Damien Hirst - Lullaby. The Seasons - 2002

Dopo aver oltrepassato la prima sala, con una selezione di lavori degli anni al Goldsmiths College, è difficile non farsi attrarre dal celebre e imponente squalo in formalina, The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living (1991), spaventoso e tristemente innocuo allo stesso tempo, per poi essere ipnotizzati dal ronzio martellante delle mosche di A Thousand Years (1990), di fronte alla quale un iniziale senso di pietà viene sostituito dal disgusto per l’odore nauseabondo che fuoriesce dal sistema di ventilazione della gabbia di vetro. Ci si trova poi ad ammirare la bellezza effimera delle farfalle tropicali, lasciate svolazzare in libertà nella stanza di In and Out of Love (1991), per sentirsi subito dopo come un insetto intrappolato nella Pharmacy (1992), la riproduzione in scala reale di una farmacia, con al centro sospesa una di quelle lampade ammazza insetti tanto amate dall’artista. Le opere principali di Hirst ci sono tutte: la curatrice, Ann Gallagher, ha fatto una buona selezione, anche se la sua presenza risulta quasi invisibile, forse perché le opere di Damien Hirst sono già pre-allestite.
Vita e morte, bellezza e orrore, religione e scienza si rincorrono con un ritmo ossessivo e minuzioso sino alla fine del percorso espositivo, dove gli spettatori si ritrovano catapultati nel bel mezzo di un mega shop con una variegata scelta di inutilità in tema Hirst, a prezzi piuttosto sconsiderati.

Damien Hirst - For the Love of God - 2007

Infine, in una zona appartata della Turbine Hall, in penombra, un cubo nero in stile Kaaba custodisce il cosiddetto pezzo forte, For The Love of God (2007), il teschio in platino e diamanti, visitabile sino al 24 giugno. Per poterlo vedere, il pubblico deve fare una fila non indifferente. Anche questa, però, fa parte dell’esperienza della mostra: è come una processione, si sta in silenzio quasi religioso, in attesa di vedere quella che è la rappresentazione del dio denaro, il più idolatrato, e temuto, dei nostri giorni, di cui Damien Hirst è senza alcun dubbio uno degli alti sacerdoti.

Marta Pettinau

Londra // fino al 9 settembre 2012
Damien Hirst
a cura di Ann Gallagher
TATE MODERN
Bankside
+44 (0)20 7887 8888
[email protected]
www.tate.org.uk/visit/tate-modern

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • Oggi ho visto un mio amico, Davide, che non vedevo da un po’. Sta bene, anche suo figlio è ok, ed abbiamo deciso di sentirci più spesso. In fondo perchè no? Lui aveva lasciato Bologna per andare in Germania a vendere il “fotovoltaico”. Ma le difficoltà sono troppe, soprattutto in questo momento storico.

    I miei genitori, sono partiti per un viaggetto in Piemonte, vicino Cuneo, e penso proprio che abbiano fatto bene, hanno già una certa età e, del futuro non c’è certezza. Purtroppo, o per fortuna.

    Mio fratello, non si fa mai vivo, però, per “vie traverse” so che sta bene, e l’importante è quello, dai. Si è sposato con una ragazza abruzzese, ma lui lavora a Genova, e pertanto non si vedono spesso.

    Ho conosciuto una ragazza, simpatica e colta, e, pazzesco a dirsi, è educata e non gira seminuda. Ci sentiamo spesso, è bello, mi sento molto bene quando la sento. Chi ha 40 anni, sa cosa dico….

    Damien? Gira voce che Belen sia incinta….ed ora?

  • Anche perché di Damien Hirst si sa già tutto: è presente ovunque ed è senz’altro un artista che sa camminare con le proprie gambe, senza bisogno di continue segnalazioni, etc.
    Porta avanti la propria creatività su più linee, e tutte molto originali.
    Quindi ignorarlo sarebbe quasi impossibile, ma parlarne e citarlo ad ogni piè sospinto, può essere legittimamente percepito come una cosa coatta e ossessiva.
    La cultura deve anche saper creare nuovi spazi e dimensioni alternativi a ciò che è imposto dal mercato o dalle sue annesse strategie.

  • Grazie a lei, Matteo Montani!

    • Dimostrazione pratica di come la comunicazione, anche verbale, sia sempre suscettibile di interpretazioni multiple persino impreviste dal suo autore ;-)

      • Alessandro Querci

        Mi stupisco di quanta gente ‘abbocchi all’amo’. ArtTribune ha centinaia di articoli, com’è che i soliti cinque o sei intelligentoni vanno sempre a scrivere sulle bacheche dedicate a Hirst?
        Ovvio che ArtTribune, consapevole di questo meccanismo di ‘moltiplicazione dei comments’ giochi anche a inserire regolarmente post su Hirst.
        Io stesso mi diverto – ogni tanto, quando c’è un post come questo – a vedere quanti e chi ha di nuovo ‘abboccato’ – ed in questo senso sono cosciente di alimentare questo flusso perverso.
        Ma è concesso anche di ‘strafregarsene’, no?
        non sarebbe più saggio?
        Ve lo domando.

  • Gentile Querci,

    brucia l’invidia, eh?

    Scriva qualcosa che s/muova le menti, ed avrà il suo quarto d’ora di celebrità (rima voluta). Io, non mi vergogno di dirlo, ma spero che la Redazione mi commissioni un articolo su Bologna….

    CIAO BELLO!

  • Alessandro Querci

    Carissimo Eugenio,
    anzitutto ti ringrazio per il Lei, cosa non comune e sempre ben accetta.
    Sogni d’oro.

  • Voglio essere il Nono: è un numero che mi piace.

  • Alessandro Querci

    Hai ragione Angelov, il 9 piace molto anche a me quindi te lo dedico più che volentieri!
    – 9

  • La bellezza ci salverà. La creatività ci salverà. Ci salverà la tenerezza dell’amore, e quale amore può essere più amore dell’amore che può nutrire una madre per il figlio che ha in grembo?…e quella spada sguainata, da una donna nuda, incinta, senza corazza…il simbolo della nostra fragilità, di fronte a questo NULLA CHE AVANZA…e poi ancora,il simbolo della nostra determinazione al combattimento, la spada sguainata…il NULLA non passerà!
    L’arte pubblica, deve inondare il pianeta, stimolare la Viita che sonnecchia in ogni essere umano appesantito dalla digestione di tutta la spazzatura che la società dei consumi gli fa ingurgitare :))
    Questo è il commento che ho postato per la Statua della Donna Incinta di Damien Hirst….un grande, che dice cose grandi ed importanti…un grande che viene annullato dall’ignoranza voluta e veicolata dai media che commentano e guardano alle sue opere con la superficialità giusta per cancellare il suo messaggio. Scaviamo nei contenuti della sua opera, non fermiamoci solo alla provocazione….altrimenti facciamo il gioco di chi ha interesse affinche l’Arte Contemporanea passi per follia, esagerazione, nonsenso….tutto il contrario di quello che è. Nel Medio Evo, il popolo,sì, non sapeva leggere ne’ scrivere… ma come sapeva leggere le opere d’arte che trovava nelle chiese….come si nutriva ed educava leggendo i quadri e le opere d’arte….non aveva altro per imparare, se non la cultura visiva ed immediata…le storie raccontate dagli artisti, attraverso le loro opere!!! Ed oggi non è cambiato nulla…l’artista racconta il suo pensiero, attraverso la sua arte….non c’è nulla di casuale o buttato lì, nell’arte dei veri artisti….dobbiamo insegnare ai nostri figli a leggere la VITA, la propria VITA e e quella degli altri esseri viventi….poi impareranno anche a scrivere!!! :))