Il fascino dell’ipotenusa

Un percorso di ricerca che fotografa l’intimità ed evoca simboli. Minimalismo e memorie di viaggio in una mostra retrospettiva dedicata a Massimo Antonaci, artista italiano residente a New York. Alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, fino al 31 luglio.

Massimo Antonaci - Sigillo - 1985

Di grande fascino la poetica di Massimo Antonaci (Taranto; vive a New York), che, pur nella diversità dei materiali, della scansione delle opere nello spazio, dei ritmi coloristici, svela, nella limpidezza del rigore, una forte identità lungo i tanti tracciati della sua sperimentazione. In questa mostra presso la Collezione Maramotti, intitolata Ipotenusa, è possibile far scorrere lo sguardo all’interno di tre percorsi – Dal Nero alla Trasparenza, Cammino dentro un corpo solo. Da est a ovest 33 stazioni in terra straniera, Opus – e ripensare all’itinerario generale scoprendo, nella differenze, profonde affinità: l’astrazione che cerca rispecchiamenti nel pensiero sospeso, inquieto, cadenzato da simboli alchemici.
Nel “Cammino” – composto da trentatré opere, quadri in vetro che racchiudono polaroid scattate lungo la via per Santiago de Compostela, compiuto dall’autore a trentatré anni – si colgono segni/simboli depositati dalla storia, saperi arcani collegati poi, psicanaliticamente, alla coscienza di sé. Questa sezione è ospitata in una candida ala della Fondazione inaugurata per l’occasione: spazi bianchi e corridoi luminosi, ad accentuare le sfumature delle immagini racchiuse nelle lastre trasparenti. Non sono immagini dell’itinerario del viaggio ma “impressioni” corpi/ombre capaci di evocare stati d’animo, foto raccolte a gruppi in relazione a particolari sensazioni, preziose sintesi estetiche.

Massimo Antonaci - Opus - veduta dell'allestimento presso la Collezione Maramotti, Reggio Emilia 2012

Di grande impatto visivo le opere Dal nero alla trasparenza, elementi quadrati e segni forti che tendono a conquistare lo spazio della scultura, con le diverse superfici che si distanziano ad angolo dal muro. Buio il Sigillo, un rosso acceso al centro per Rosa, in pigmento nero su chiaro i segni essenziali di Uomo Universale. Incanta la luce che si rifrange negli spigoli, nei colori, anche nell’oscurità con il gioco armonico, geometrico, delle fessure.
Di commovente misura i quattro trittici di papiro vergine con precisi segni di colore – Opus – creati appositamente per la Collezione Maramotti. Tra questi anche Porte alchemiche, un bisogno di dialogo che ritorna con la ricerca filosofica sulla materia.
Fuoco, labirinti, tarocchi e frasi scelte per il libro d’artista Odos (Danilo Montanari Editore). Al centro del dialogo con Mario Diacono c’è l’alchimia, che per Antonaci “non è un processo di ricerca intellettuale, ma il mio modo stesso di respirare, di vivere”.

Valeria Ottolenghi

Reggio Emilia // fino al 31 luglio 2012
Massimo Antonaci – Ipotenusa
COLLEZIONE MARAMOTTI
Via F.lli Cervi 66
0522 382484
[email protected]
www.collezionemaramotti.org

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.