Evan Penny inganna e cattura

Iper-realismo, ma distorto. Tecnicamente elaboratissimo, ma in fondo concettuale. Si nutre di paradossi, l’arte di Evan Penny. E al Marca di Catanzaro si può vedere la sua prima ampia personale, fino al 30 giugno.

Evan Penny con Old Self. Portrait of the Artist as He Will -Not- Be #1. Variation of 4 - 2011

Si contano sulle dita di una mano gli autori contemporanei in grado di catturare lo spettatore attraverso una prolungata sosta davanti all’opera. Questa è la prima folgorante peculiarità che emerge dinanzi alle sculture di Evan Penny: classe 1953, canadese nato in Sudafrica, scultore meno celebre a livello internazionale rispetto a Ron Mueck.
Re Figured è la prima ampia personale di Penny in Italia. Le opere esposte, una quarantina, molte delle quali imponenti, partono dai suoi esordi e giungono fino alle serie più recenti, da No One-In Particular (2001) a Stretch (2003) e Old Self, Young Self (2011).
Il primo Jim, del 1985 (fra le tre opere esposte “a contrasto” all’interno della collezione di arte antica del museo), rimanda all’approccio di Penny con la scultura tradizionale: un giovane nudo, di piccole dimensioni, levigato, inespressivo e  dalla pelle color del cemento. Nel 2011, dopo 26 anni, Jim viene revisited: lo sguardo è simile, ma nelle dimensioni è grande il doppio. Il nuovo Jim è “carne viva”: ha i capelli, la pelle chiara, i peli e il labirinto nervoso delle vene che gli disegna il possente corpo.

Evan Penny - Jim Rivisited - 2011

Dall’impostazione, che si fonda sulla perfezione tecnica, rara nel contemporaneo, si spalanca la (vera) doppia lettura dell’opera, che entra rapidamente nei territori dell’interiorità,  ponendo lo spettatore dinanzi al dubbio circa la propria identità terrena. La parabola ipnotica da cui si è catturati dipende da questa tridimensionalità che è da subito reale e, con la persistenza dello sguardo, lo diventa in maniera esponenziale.
Le sculture sono oggetti, ma nessuno può vedere se stesso come tale: eppure davanti ai busti di Penny il flusso della vita prende le sembianze di uno come noi, peraltro imperfetto, sbilenco, torbido e dallo sguardo intontito e assente. Penny inserisce l’elemento emotivo per recuperare l’essenza dell’individuo e la sua identità, la fisionomia umana (anche volutamente distorta) diventa il centro dell’analisi, inevitabilmente durissima, impietosa: siamo esseri transitori e le imperfezioni che il nostro corpo rivela ne sono la prova ineluttabile.

Evan Penny - Old No One. In Particular #5. Series 2 - 2005

Un successivo paradosso consiste nel fatto che alcuni busti, soprattutto della serie No One (forse per la scelta della tipologia umana), creano ilarità. “Con la mia arte”, spiega Penny, “cerco di collocare le mie sculture a metà strada tra il modo in cui percepiamo gli altri nel tempo e nello spazio reali e il modo in cui percepiamo noi stessi e gli altri in un’immagine”. Se da una parte è impossibile decifrare la sua tecnica laboriosa, dall’altra esiste un confronto di natura puramente concettuale, come sottolinea Fiz: “Penny inganna la visione e ci conduce in quella zona oscura dove le nostre certezze vanno in frantumi”.

Claudia Colasanti

Catanzaro // fino al 30 giugno 2012
Evan Penny – Re Figured
a cura di Daniel J. Schreiber e Alberto Fiz
Catalogo Walther König
MARCA
Via Alessandro Turco 63
0961 746797
www.museomarca.info