Mattioli e Morandi: un dialogo nel tempo

Un confronto tra due grandi maestri della pittura del Novecento. A Bologna, nelle sale del Museo Morandi, sono protagoniste le nature morte di Carlo Mattioli. Quarantadue opere per indagare il tema, mai esaurito, della natura morta. Fino al 6 maggio.

Carlo Mattioli - Senza titolo (Natura morta su fondo giallo) - 1967 - coll. privata

Di speciale commozione l‘Autoritratto al chiaro di luna, dove il profilo di Carlo Mattioli (Modena, 1911 – Parma, 1994) emerge dal buio in sfumature di neri e grigi, un atteggiamento assorto, quasi evanescente nello spazio della tela. Come idee, visioni che si dissolvono nel dimenticare se stesse, dileguandosi dolcemente, corpo e pensieri insieme, nell’ambiente intorno, nella notte lunare. Quest’opera si trova nella prima delle due sale, dove s’incontra anche Senza titolo (Natura morta con vaso di fiori) del 1937: colori chiari, luminosità, trasparenze. A fianco ancora, a tratti, qualche cenno di tinte chiare, quiete, opache.
Nella seconda sala – con lavori degli Anni Sessanta, una rinnovata attenzione alle nature morte – i colori sono scuri, tenebrosi, materici, in rilievo. Gli oggetti tendono a farsi indistinti, una presenza comunque densa, con tracce forti, segni che scavano. A tratti come grovigli, o forme sospese. Ritorna la tela divisa orizzontalmente, con diversi sfondi. Si coniugano in modi del tutto originali astrazione e concretezza, una strana visionarietà che nasce però dall’osservazione, dal legame con la realtà delle cose.

Carlo Mattioli - Autoritratto al chiaro di luna - 1971 - coll. privata

Nel bel catalogo emerge, nell’analisi di Simona Tosini Pizzetti, il confronto con Giorgio Morandi; nella vita, nel percorso di ricerca, e ora qui, nel suo museo. Uno scambio di cortesia a distanza di anni? Mattioli, che apprezzava moltissimo l’essenzialità espressiva di Morandi, aveva infatti dedicato proprio a lui una delle sue prime esposizioni nel periodo in cui gestiva, a Parma, una propria galleria. In questo particolare accostamento bolognese è l’intensa presenza della materia pittorica in Mattioli a segnare la differenza, e lo svanire dell’oggetto, il suo rendersi spesso ambiguo, in una perenne tensione dialettica tra indefinito astratto e consistenza della figura. Affine il continuo bisogno di rispecchiamento dentro/fuori, l’esigenza di indagare il proprio sentire proiettarsi negli oggetti, nelle forme. Per Mattioli sono speciali i confini sospesi, come in quell’Autoritratto al chiaro di luna che pare sintetizzare uno dei caratteri essenziali della poetica di questo grande autore.

Valeria Ottolenghi

Bologna // fino al 6 maggio 2012
Carlo Mattioli – Nature morte
a cura di Simona Tosini Pizzetti
Catalogo Silvana Editoriale
MUSEO MORANDI
Piazza Maggiore 6
051 2193338
[email protected]
www.mambo-bologna.org/museomorandi

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.
  • MARIO RAVIELE

    MI PIACE LA SINTESI CROMATICA E COMPOSITIVA IN PERFETTA INTESA EMOTIVA CON LO SPIRITO MORANDIANO, CON UN ACCENNO MATERICO DI MODERNITA’