Architettura e arte. Architettura come arte

Poesia in forma di architettura o arte che adotta strutture architettoniche per stimolare nuove forme? Il lavoro di Ai Weiwei in una mostra pensata e progettata prima del suo arresto. Alla Kunsthaus di Bregenz, in Austria, fino al 6 ottobre.

Herzog & de Meuron in collaborazione con Ai Weiwei - Nationalstadion - 2008 - photo Markus Tretter - © Kunsthaus Bregenz

Tre anni fa, Ai Weiwei (Beijing, 1957), artista e architetto, collaborò con Herzog & De Meuron confezionando l’involucro per lo stadio nazionale. Quel suo “nido d’uccello” divenne l’icona mondiale dei giochi olimpici, aumentando la sua notorietà, ma le posizioni critiche verso il governo cinese gli sarebbero presto costate una vera e propria persecuzione da parte delle autorità.
A Bregenz, dove un anno e mezzo fa era stato invitato per questa personale, nessuno avrebbe immaginato come si sarebbero svolti i fatti. L’arresto di Ai Weiwei, avvenuto all’aeroporto di Pechino lo scorso 3 aprile, colse di sorpresa tutti, e quando fu liberato, dopo più di due mesi, gli fu intimato di non rilasciare nessuna intervista né dichiarazione. Tuttora, e fino al 22 giugno del 2012, la sua libertà è fortemente limitata.
In questa mostra, intitolata Art/Architecture, sono esposti su tre piani i lavori e gli interventi che Ai Weiwei ha realizzato come architetto, mentre al pianterreno ci sono i pezzi che fanno parte dell’opera d’arte totale Anfgang gut. Alles gut, una sorta di attualizzazione dell’opera cubo-futurista Vittoria sul sole del 1913.

Ai Weiwei - Moon Chest - 2008 - photo Markus Tretter - © Ai Weiwei, Kunsthaus Bregenz

In mostra ci sono i vari modelli che hanno portato al “nido d’uccello” dello stadio di Pechino e i numerosi progetti realizzati con lo studio svizzero Hhf, ma anche le Five Houses, serie di studi architettonici sulla movimentazione interna delle costruzioni. I volumi di queste unità abitative, con combinazioni a scorrimento lungo le pareti, possono infatti compenetrarsi, cambiando l’abitabilità. Anche se si tratta di progetti non realizzati, testimoniano l’interesse dell’artista cinese per un “abitare sperimentale” e una costante ricerca teorica verso nuove forme.

Suggestivo l’allestimento al secondo piano, dove un gigantesco plastico in legno riproduce i modelli delle cento ville per Ordos 100, una città della Mongolia. I progetti sono stati selezionati da Herozog & De Meuron fra i tanti presentati da giovani architetti americani ed europei. Il piano generale è stato progettato da Ai Weiwei, ma è molto diverso dall’altro progetto seguito direttamente da lui, in cui sono stati coinvolti 16 architetti e artisti, per realizzare un parco e dei padiglioni lungo il fiume Yiwu.
Un piano intero, l’ultimo, è dedicato all’installazione Moon Chest: otto volumi rettangolari in legno, disposti su due file, hanno due fori sferici, in alto e in basso. In essi lo spettatore può vedere, in una finta regolarità degli allineamenti dei volumi, le diverse fasi della Luna.

Claudio Cucco

Bregenz (Austria) // fino al 16 ottobre 2011
Ai Weiwei – Art/Architecture
a cura di
Rudolf Sagmeister con Yilmaz Dziewior e Ai Weiwei
www.kunsthaus-bregenz.at


CONDIVIDI
Claudio Cucco
Claudio Cucco (Malles Venosta, 1954) attualmente è residente a Rovereto. I suoi studi di Filosofia sono stati fatti a Bologna, è direttore della Biblioteca di Calliano (TN) e critico d’arte. S’interessa principalmente di arte contemporanea e di architettura e dell’editoria legata a questi due linguaggi. Collabora con il quotidiano L’Adige, con la rivista Arte e Critica e la rivista Nuova Informazione Bibliografica, edita da Il Mulino. Dal 2011 fa parte dei collaboratori di Artribune, dopo aver collaborato per anni a Exibart e precedentemente a Tema Celeste.