Il tradimento della macchina?

Ancora l’identità: sfidata, contraddetta, esasperata. Di nuovo le domande sulle definizioni di ‘autore’ e ‘artista’. Attraversate e accese dall’incandescente corrente concettuale dei poli natura-artificio. È Cheyney Thompson, da Raucci/Santamaria di Napoli fino al 15 luglio.

Cheyney Thompson – Pedestal 19 - 2011 - courtesy Raucci/Santamaria, Napoli – photo E. Velo

Corpo e macchina, analogico e digitale, spontaneismo vitalistico e incasellamento tecnico-matematico: Cheyney Thompson (Baton Rouge, 1975; vive a New York) si arrischia, padroneggiandolo, sul costone fra istintiva espressione e calcolate procedure di concettualizzazione metalinguistica. Ancor più alto che in passato è il potenziale dialettico tra i due poli, a sorpresa generatori di energia visceralmente esistenzialistica e non gelidamente cerebrale.

I Motifs intrecciano gestualità post-informale e new media art, e con gli Untitled sfidano identità e autorialità; i Chronochrome icastizzano magistralmente lo scarto bergsoniano fra tempo interiore ed esteriore, sondando l’attrito fra coscienza e scienza, che i Pedestals rimodulano ironicamente. Se parte integrante dell’opera è il processo, nel suo svolgimento temporale, dietro l’automatismo spersonalizzante del dispositivo sbuca l’uomo.

Diana Gianquitto

Napoli // fino al 15 luglio 2011
Cheyney Thompson – Chronochromes/Umberto/Simon/Carlo
www.raucciesantamaria.com

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Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]
  • michelangelo somma

    Poi vi lamentate che la gente non entra più in galleria, che l’arte è in crisi, che le istituzioni non hanno più a cuore il destino dei musei…

    Se l’arte si manifesta con rappresentazioni così tanto distanti dall’uomo, se le recensioni sembrano scritte per abitanti di altri pianeti che niente hanno a che fare con noi comuni mortali, non si può certo dire che vi state dando una mano.

  • Ma che cazzo ha scritto questa?!

    Ma è il modo di scrivere una recensione?? Vergognati!

  • Questa Gianquitto ha rotto!

    E voi di artribune ancora la fate scrivere?! Un giornalista scrive per comunicare, e per farlo cerca di essere comprensibile: semplifica, non complica. Questo è solo onanistico autocompiacimento. Indecente!

  • Diana Gianquitto

    Per l’anonimo/gli anonimi commentatori:

    No, grazie, non accetto minimamente la tua raccomandazione di vergognarmi e sentirmi indecente.
    E sinceramente non vedo proprio come potrei, dal momento che ritengo che la manifestazione del proprio libero e leale pensiero (che poi di sicuro può piacere o no, nei contenuti e nelle forme del suo esprimersi) sia la base di ogni relazione umanamente civile e colta. Non penso di certo altrettanto delle manifestazioni del turpiloquio nell’anonimato, sleali e schiave oltretutto di una buona dose di vigliaccheria.

    Rispondo invece molto volentieri a Michelangelo, il cui dissenso è per me fonte di arricchimento e interessante confronto:

    Comprendo, credo, quello che intendi dire riferendoti forse al fatto che nel testo siano assenti spiegazioni più descrittive ed esplicative… Vedi, avrai notato che la lunghezza di questo articolo è limitata per ragioni tecniche, e in così poco spazio l’idea era quella di offrire allora qualcosa che andasse oltre le indicazioni didascaliche (demandate, per così dire, alla lettura del comunicato stampa e alla visione di foto e video), per proporre invece una interpretazione critica, un livello e servizio in più, nel contesto di uno spazio giornalistico comunque specializzato. Qualcosa che incuriosisse e facesse venire voglia di approfondire per poi poter essere compreso pienamente alla luce di comunicato, immagini e video. Certamente, notare che accade che al contrario questo venga percepito talora come “allontanante” dispiace, dato che invece lo scopo è proprio l’opposto, sentito e appassionato non sai quanto.
    Bene, ti ringrazio in ogni caso per il tuo riscontro, che di sicuro può essere base e punto di partenza per un nuovo dialogo.