Dodici progetti che si approcciano all’arte con piglio investigativo. Alla Fridman Gallery di New York una mostra collettiva spiega come gli artisti di oggi raccontino la realtà servendosi di dati, prove e nuove tecnologie.

Secondo il curatore della mostra, l’artista Paolo Cirio, esiste un nuovo genere di realismo in arte, un realismo che potremmo definire “probatorio” nel suo tentativo di raccontare il mondo attraverso l’uso di apparati di tipo investigativo. Gli artisti insomma, utilizzano il proprio linguaggio per rendere evidenti grandi problemi del presente: l’invasione della privacy, la violazione dei diritti umani, gli scandali politici, i disastri ambientali. E lo fanno servendosi di dati, documenti, indizi, esattamente come farebbe un investigatore che conduce un’indagine. Il risultato però non è un fascicolo pieno di informazioni, ma si trasforma, piuttosto, in installazione, video, scultura, fotografia, sfruttando la potenza evocativa del racconto per immagini e puntando a stimolare nello spettatore una risposta emotiva oltre che intellettuale.

Evidentiary Realism, installation view, Fridman Gallery, New York, 2017
Evidentiary Realism, installation view, Fridman Gallery, New York, 2017

GLI ARTISTI INVITATI

Evidentiary Realism, che sarà allestita presso la Fridman Gallery di New York fino al 31 marzo, è un progetto realizzato in collaborazione con il berlinese Nome Project diretto dall’italiano Luca Barbeni. Gli artisti invitati sono dodici e le opere in mostra costituiscono un campione molto rappresentativo dell’approccio investigativo ai sistemi sociali complessi: dal progetto di anatomia forense di Thomas Keenan ed Eyal Weizman, dedicato ai crimini di guerra, a quello di Nora Al-Badri & Jan Nikolai Nelles, che riproduce in 3D (illegalmente) il busto di Nefertiti, fino all’animazione di James Bridle che ricostruisce, sulla base di mappe e testimonianze verbali, i luoghi di detenzione e deportazione degli immigrati. Non manca la presenza di alcuni artisti “senior”, come Harun Farocki, Hans Haacke e Mark Lombardi, che rappresentano in un certo senso la continuità storica di questa tendenza, che seppur in grandissima ascesa in questi ultimi anni (non poteva essere altrimenti, nell’epoca post-Snowden e post-verità), si connette a un filone storico importante.

– Valentina Tanni

Evidentiary Realism
dal 28 febbraio al 31 marzo 2017
NOME Gallery + Fridman Gallery in NYC
287 Spring St, New York, NY 10013
www.evidentiaryrealism.net
Artisti:
Forensic Architecture, Amy Balkin, Josh Begley, James Bridle, Ingrid Burrington, Harun Farocki, Hans Haacke, Navine G. Khan-Dossos, Mark Lombardi,
Nora Al-Badri & Jan Nikolai Nelles, Kirsten Stolle, Suzanne Treister. Curated and organized by Paolo Cirio.

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.