Social network per collezionisti. Nuovi sistemi o trito elitismo?

La gente “normale” sta su Facebook, Twitter e magari Linkedin. Chatta, si confronta, si informa, discute. È più o meno quel che fanno pure i collezionisti d’arte contemporanea. Ma su piazze virtuali loro dedicate, e altamente esclusive. Perché?

La spartana homepage di CollectValue

Nel panorama delle community online dedicate ai collezionisti d’arte contemporanea, Independent Collectors rappresenta l’apripista: lanciato nel 2008, attualmente registra più di 3.400 membri da tutto il mondo. Il sito nasce da un’idea di Christian Schwarm che, essendo collezionista egli stesso, ha avvertito l’esigenza di condividere con altre persone dello stesso livello i propri pensieri.
Questo portale vuole andare oltre l’idea tradizionale che una collezione debba appartenere unicamente a uno spazio privato ed esclusivo. Come network di compratori d’arte, il sito dà la possibilità di esporre le proprie opere, in modo da condividere informazioni e cercare nuove ispirazioni per ulteriori acquisizioni. Gli utenti possono creare il proprio profilo, caricare le opere d’arte e curare le proprie mostre online.
Uwe Thomas, amministratore delegato di Independent Collectors, afferma che la differenza tra gli altri social network come Facebook, Twitter o Linkedin è la qualità degli utenti. Non si accetta chiunque, a meno che non abbia una raccomandazione di un membro. Quando un nuovo utente fa la richiesta, Independent Collectors si prende del tempo per valutare il suo profilo: è un vero collezionista o magari una persona in cerca di affari? Gli utenti devono sottostare a un codice etico, dichiarando di usare la piattaforma unicamente come collezionisti. Artisti o galleristi che sono essi stessi collezionisti sono ben accetti, a patto che non pubblicizzino i loro prodotti.

Independent Collectors

Christian Schwarm spiega che il nome del portale richiama le etichette indipendenti della musica negli anni ’90. Gli appassionati d’arte non hanno solamente le fiere o le gallerie come luoghi dove vivere la propria passione, ma possono farlo anche all’interno di Independent Collectors. Ma indipendenza non significa separazione dal sistema ufficiale dell’arte; indipendenza significa essere in grado di scegliere fra le varie opzioni e individuare la più appropriata.
La fonte di finanziamento del portale? Le sponsorizzazioni. BMW è il big spender, ma ci sono anche mostre, fiere e hotel. La registrazione è gratuita e, per coprire i costi della piattaforma, è stata introdotta di recente una nuova sezione, Featured Artists, dove selezionate gallerie possono presentare opere disponibili dei loro artisti ai membri e ai visitatori del sito. Per garantire la qualità della sezione, solo le gallerie che hanno partecipato ad Art Basel o a Liste Basel in una delle ultime tre edizioni possono richiedere l’ammissione.
Inoltre, Independent Collectors organizza eventi offline per conoscere i propri utenti, offrendo pacchetti VIP per le fiere d’arte. Attraverso il forum di discussione, gli utenti si scambiano i pareri e spesso lanciano degli inviti al di fuori di quelli ufficiali per incontrarsi. Alcune discussioni vengono moderate da esperti del mercato dell’arte, soprattutto quelle inerenti agli aspetti più tecnici. Vanno per la maggiore i problemi di spedizione, assicurazione e dintorni.

Il logo di ArtKabinett

Un altro sito creato nel 2010 sulla scia di Independent Collectors è ArtKabinett che, oltre agli strumenti del primo, suddivide gli artisti a seconda del loro Paese e raccoglie gli articoli più interessanti dalle testate internazionali per la propria community di collezionisti. Collectvalue invece ha dichiarati fini di compravendita tra i collezionisti, eludendo così il coinvolgimento di intermediari.
La nascita di social network studiati ad hoc per questo specifico segmento rende evidente come il collezionismo sia cambiato e, soprattutto, sia in fase di rapido e ulteriore cambiamento.

Martina Gambillara

www.independent-collectors.com

www.artkabinett.com

www.collectvalue.com

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.