Arbesser: l’arte della presentazione

Giovane stilista viennese trapiantato a Milano, Arthur Arbesser continua la sua ricerca in una maniera alternativa e originale per presentare la propria idea di moda. Qui ve ne raccontiamo alcune…

Arthur Arbesser - photo Alessandro Possati
Arthur Arbesser - photo Alessandro Possati

Durante la scorsa Milano Fashion Week, Arthur Arbesser ha stupito il pubblico con un’installazione realizzata in collaborazione con l’architetto Luca Cipelletti. Una fortunata combinazione che continua dopo lo scorso Autunno/Inverno, uscendo dall‘ambito privato e intimo che aveva caratterizzato la precedente edizione, per incontrare la città nelle archeologie industriali del Garage San Remo. Luogo dimenticato della Milano industriale degli Anni Settanta, il vecchio garage è diventato così spazio della memoria, dove lo stesso Arthur Arbesser ha guidato i visitatori, come lo stalker del film di Tarkovskij, in un mondo magnetico e disabitato dove succedono cose straordinarie.
Tableaux vivants di modelle hanno animato queste architetture, definendo una silhouette dove il gioco tra vuoti e pieni, colore e trasparenza, forza e fragilità è metafora del tutto. Filo conduttore diventa, così, la dimensione spaziale e le sue geometrie fatte di pieni e vuoti, che dall’abito rimbalzano nelle sale e negli oggetti dimenticati del garage. Le grandi opere fotografiche dell’artista Carlo Valsecchi, disseminate sul percorso in una sorta di galleria immaginaria e provenienti da importanti collezioni private e musei internazionali, diventano stargate che aprono finestre su altri mondi, andando a rafforzare questa idea di spazialità e magnetismo.

Arthur Arbesser - photo Alessandro Possati
Arthur Arbesser – photo Alessandro Possati

Fonte d’ispirazione per la progettazione e la palette della collezione sono stati invece i lavori di due artisti tedeschi, Blinky Palermo e Isa Genzken. L’uso del colore e un certo bisogno di pulizia dell’opere di Palermo si sposa con gli accostamenti inconsueti di materiali, elementi come la spugna, il nido d’ape e il waxed nylon, che Arthur riprende dalle opere della Genzken. Le sperimentazioni sulla maglieria, la rivisitazione di certi capi da lavoro e i tagli maschili vanno a definire un’immagine di donna eterea e allo stesso tempo androgina, sofisticata e lunare.
La logica dello show e della passerella viene così capovolta, instaurando un dialogo complice tra il designer e il visitatore. Una concezione immaginata da Cipelletti e sviluppata pensando al ruolo di Arbesser: un designer emergente che, nel dialogo con arte e architettura, ha trovato una sua personale forma di ricerca.

Alessio de’ Navasques

www.arthurarbesser.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #22

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