Osservatorio curatori. Lisa Andreani

Lisa Andreani (Verona, 1993) è la protagonista di questo nuovo appuntamento con la rubrica “Osservatorio curatori”. Una pratica quanto mai militante e sperimentale caratterizza la sua ricerca, fatta di una serie di analisi a vari livelli di tematiche “pop” che vengono distorte e plasmate per aprire nuove interpretazioni intellettuali. A ciò si affianca l’approfondito studio dello spazio e la scrittura intesa come luogo dialogico, critico e corale.

Lisa Andreani , dettaglio

Incasellarmi nel termine ‘curatore’ non credo sia attualmente la necessità che più mi rispecchia. Rifuggo i canoni per cercare di cogliere e assorbire ciò che sta al di fuori di essi. Per liberarsi da modelli predefiniti e preimpostati, però, ritengo sia fondamentale studiare questi casi in maniera ravvicinata. Quanto anticipato finora mi permette di aprire una parentesi sui temi di cui mi sto occupando. Selezionare una serie di tematiche “pop” mi sta permettendo di aprire diversi livelli di interpretazione intellettuale su oggetti dalle potenzialità politiche e socio-culturali meno apparenti.
Da aprile l’oroscopo è diventato il soggetto centrale di un progetto di radio exhibitions che sto realizzando in collaborazione con gli artisti Davide Bertocchi, Mirko Canesi e Mia D. Suppiej. L’oroscopo, ridicolizzato e inflazionato, diviene un metro d’indagine sulle pratiche artistiche italiane proponendosi come agente clandestino essenziale per trasportare la fruizione dell’arte al di fuori delle classiche “scatole espositive”, appropriandosi quindi temporaneamente di spazi come lavanderie, bar, supermercati ecc. A partire da luglio il progetto è ospitato da OC!WR, web radio di Galleria Più, e ha visto coinvolti in un primo appuntamento gli artisti Matteo Cremonesi e Marco Giordano.

Riccardo Previdi, Vacuum (Celebrity Dresses), 2017. Courtesy Francesca Minini, Milano. Photo credits Agostino Osio
Riccardo Previdi, Vacuum (Celebrity Dresses), 2017. Courtesy Francesca Minini, Milano. Photo credits Agostino Osio

DALLO SPAZIO ALLA SCRITTURA

Ritornando a quello che precedentemente ho definito come canone da analizzare e conoscere quasi al microscopio, lo spazio, a partire da una misura arcaica e rituale fino alle strette coincidenze tra display espositivo e pratiche d’arredo domestico, è diventato la seconda dimensione centrale nella mia ricerca (non poi così distante dalla prima). Questo aspetto dello spazio, che si coniuga poi con il processo della progettazione, è oggetto della personale di Francesco Snote che ho curato da Edicola Radetzky. Da Quartz Studio, a Torino, il soggetto architettonico e abitabile della bolla metterà in luce il dialogo che ho intessuto in questi mesi con Riccardo Previdi.
A fare da cornice a tutte queste ricerche è sicuramente una lentezza nell’operare e una consapevolezza critica alle quali sono giunta grazie a Campo, il corso di pratiche curatoriali della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. La scrittura, inoltre, mi aiuta da sempre in tutte queste operazioni, in particolare se considerata come forma dinamica e lavoro di gruppo. In questo la realtà di KABUL magazine è stata e continua a essere fondamentale.
Tornando alla scrittura, è anch’essa una dimensione abitabile, un processo chimico di condensazione dove non privilegio l’accanimento critico e moralistico a favore di un divagare in forme di coralità date dal dialogo con le figure di cui mi circondo e con cui lavoro. Tento, quindi, di essere deconflittuale e mi tengo distante da quelli che possono essere i contesti di legittimazione.

Dario Moalli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #44

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Dario Moalli
Dario Moalli (Vigevano 1991) studia Storia e critica dell’arte all’università di Milano, nel 2013 si è laureato in Scienze dei Beni culturali, e da qualche anno vive stabilmente a Milano, dove vaga in libertà. Condivide l’interesse per l’arte con quello della musica, recentemente ha collaborato con deerwaves.com e con mescalina.it.