Illustrare l’immaginario. A colloquio con Virginia Mori

“Stanze a dondolo e altre storie” è la personale di Virginia Mori in corso presso la Blu Gallery di Bologna fino al 16 gennaio 2014. Disegni realizzati con una semplice bic nera creano atmosfere surreali e oniriche.

Virginia Mori, Lettotrafitto, 2013, penna bic su carta, courtesy l'artista

Stanze a dondolo e altre storie raccoglie buona parte del lavoro di Virginia Mori (Cattolica, 1981; vive a Pesaro) e molti inediti: disegni in bianco e nero realizzati tutti a mano con una semplice bic nera, rare e minime le incursioni di rosso. Il catalogo è un libro d’artista, disponibile presso la Blu Gallery e il bookshop del MAMbo. L’immaginario di Mori è segnato da una vivida e lampante contraddizione che rende i suoi disegni unici e riconoscibili. La leggerezza del tratto e l’eterea espressione del volto delle figure disegnate, scolarette dalle forme negate, stilizzate, bloccate in un’età indefinita e inchiodate nella bidimensionalità, si contrappongono alla durezza dei gesti decisi che compiono o subiscono. Gesti che formicolano i pensieri di azioni maliziose, di piccole ripicche, di paure inconsce o di sentimenti feroci; cose che non si potrebbero mai raccontare.

Nel 2014 realizzerai il tuo secondo corto d’animazione grazie a un premio vinto presso il centro culturale francese Abbaye de Fontevraud e la produzione francese 25films e reso possibile con il supporto di Ciclic. Ci puoi anticipare qualche dettaglio riguardo la storia che stai costruendo?
Il film ovviamente è in linea con tutto il mio immaginario e, come in tutto il mio lavoro, non c’è molto da raccontare, piuttosto da vedere e sentire; non sarà una vera e propria storia, ma un susseguirsi di azioni e gesti simbolici tra due dei miei personaggi, in cui è possibile intravedere un significato, che però non spiegherò, così da poter lasciare ogni spettatore libero di interpretarlo.
La tecnica sarà matita su carta su due livelli di trasparenza e sarà la prima volta che realizzo un corto con questa tecnica, che trovo molto interessante; mi permetterà di giocare ancora di più con le sfocature e rendere l’atmosfera del corto ancora più onirica e surreale rispetto a quella del mio precedente lavoro, Il gioco del silenzio. Le musiche saranno affidate ad Andrea Martignoni.


Sempre nel 2014 è prevista l’uscita di una tua pubblicazione in collaborazione con Virgilio Villoresi, con il quale hai già collaborato quest’anno per realizzare il video musicale in ombro cinema della canzone Submarine Test January di John Mayer. La pubblicazione sarà prodotta da Withstand, un collettivo di Milano legato alla scena indipendente editoriale e video.
La collaborazione con Withstand nasce con la realizzazione del video per John Mayer. Conoscevo Virgilio come regista già da alcuni anni e mi ha chiamato per la realizzazione dei disegni per il suo particolare video in ombro cinema. In quel periodo stava appunto collaborando con questa particolare casa di produzione. Essendo l’ombro cinema una tecnica nata principalmente per i libri,  hanno pensato che sarebbe stato interessante fare un salto nel tempo e provare a realizzare, oltre al video, anche un libro con questa tecnica, e così è andata. I Withstand sono nati da un anno ed è un collettivo indipendente che unisce registi e artisti per produzioni video; la progettazione in ambito editoriale partirà con il mio libro e continuerà poi con altre interessanti iniziative.

Oltre alla personale di Bologna, hai all’attivo una collettiva – Mad Hatters curata da Ixie Darkonn – in California presso la Flower Pepper Gallery. Possiamo dire che il tuo lavoro è a metà strada tra quello di un illustratore o di un animatore e quello di un artista che si muove nel complesso mondo dell’arte contemporanea? Cosa t’interessa di più dei due mondi? Pensi che questa sorta di ibridazione possa essere un punto di forza per il tuo lavoro?
In realtà non ho idea di come classificare il mio lavoro: non sono una vera illustratrice, non ho mai illustrato per libri o riviste e nemmeno sento di far parte completamente del mondo dell’arte contemporanea. Direi più in generale che sono una disegnatrice, quasi in un senso tradizionale del termine, ma con tutte le sfaccettature del caso: la mia ricerca a volte è più rivolta al passato che al futuro, mi piace il recupero della cura manuale e ho una predilezione per i mezzi semplici, il bianco e nero, la penna o la matita, e tendo a eliminare più che aggiungere.

Virginia Mori - Stanze a dondolo e altre storie - veduta della mostra presso la Blu Gallery, Bologna 2013
Virginia Mori – Stanze a dondolo e altre storie – veduta della mostra presso la Blu Gallery, Bologna 2013

Penso che l’importante sia riuscire a trasmettere qualcosa e, se succede, questo di solito è trasversale ad ogni campo; per ora illustro le mie idee, e sia nel disegno che nell’animazione ho la fortuna di aver trovato qualcuno disposto a investire nei mie progetti e che mi consente di lavorare ad essi con  libertà. Penso sia questa la cosa più importante, indipendentemente dal settore in cui lavorerò.

Giorgia Noto

Bologna // fino al 16 gennaio 2014
Virginia Mori – Stanze a dondolo e altre storie
BLU GALLERY
Via Don Minzoni 9
338 7608324
[email protected]
http://www.blugallery.it/

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Giorgia Noto
Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia (Viterbo). Collabora con alcune riviste cartacee e testate online legate alla cultura contemporanea, scrivendo principalmente di arti visive e moda. Parallelamente all’attività di scrittrice freelance, è una curatrice. Ha collaborato con il collettivo di arte pubblica Cantieri d’Arte, formato da Marco Trulli e Claudio Zecchi, e frequentato il Corso in pratiche curatoriali e arti contemporanee di Aurora Fonda a Venezia. Dopo un anno di lavoro intenso con un’associazione romana con cui ha ideato e organizzato diversi progetti all’interno della città di Roma, oggi porta avanti la sua ricerca come curatrice in autonomia.