Ultra Cronache Inaudite

Prato - 20/07/2018 : 21/07/2018

Una collettiva fotografica che indaga dimensioni, spazi e fenomeni al confine tra il reale e l’inesplorato.

Informazioni

  • Luogo: VIA GENOVA
  • Indirizzo: Via Genova 17 - Prato - Toscana
  • Quando: dal 20/07/2018 - al 21/07/2018
  • Vernissage: 20/07/2018 ore 20
  • Generi: arte contemporanea
  • Uffici stampa: MONICA ZANFINI

Comunicato stampa

ULTRA // CRONACHE INAUDITE

UNA NOTTE DI FOTOGRAFIA
a cura di Sedici

20LUGLIO 2018
dalle 20 di sera alle 7 di mattina del 21 luglio.
Corte di Via Genova 17, Prato
Ingresso libero

"Like dreams, images are the manifest content which is only the surface cover for what lies latent beneath"
Valerie Walkerdine, Cardif Unitersity, cit. in M. Hirsch, Family Frames, Hartard Unitersity Press, Cambridge

ULTRA // CRONACHE INAUDITE è una collettiva fotografica che indaga dimensioni, spazi e fenomeni al confine tra il reale e l’inesplorato


Mostre fotografiche, proiezioni e contributi multimediali curati da Sedici saranno allestite open-air e all’interno degli spazi di Corte Genova per affacciarsi a un mondo stra-ordinario attraverso un percorso audio-visivo che andrà avanti per un’intera notte.

Sedici ha selezionato una serie di fotografi internazionali che hanno indagato il tema ULTRA all’interno dei loro lavori. Da un’interpretazione più descrittiva ad una più concettuale, offrendo nuove prospettive di interpretazione oltre il reale. Dalla Scienza alla Religione, dal Sacro al Profano, dal Sociale all’Individuo, dal Geografia alla Storia, dall’Archivio al Futuro.

Gli artisti che saranno in mostra sono:
Alexandra Lethbridge - The Meteorite Hunter
Mattia Balsamini - MIT
Alexander Krack - The Treatment
Barbara Leolini - Echoes
Meinrad Schade - Burnt Earth
Kaja Rata - Kajnikaj
Peter Goin - Nuclear Landscape

Uno spazio sarà dedicato alle immagini dell’archivio NASA provenienti dalla NASA Image and Video Library.

Oltre al circuito ufficiale saranno esposti anche i lavori degli autori selezionati attraverso la call for entries internazionale, per contributi fotografici e multimediali sul tema, lanciata da Sedici il 1 giugno e che si è conclusa il 1 luglio con la comunicazione di 15 autori selezionati: Arianna Ancona, Yulia Artemyeva, Selene Citron e Luca Lunardi, Simone D’Angelo, Andrea Foligni, Giacomo Infantino, Joshua Jara Kercher, Maria Kokunova, Francesca Masarati, Andrea Nevi, Giulia Pesarin, Greta Pettinari, Matteo Pispisa, Stavros Stamatiou, Giulia Vanelli.

Ad aprire la serata alle ore 20.00 la cena “nell’orto dall’orto” a cura di chì-na. Saranno serviti piatti a base di prodotti a km 0 (prenotazione obbligatoria). Per info e prenotazioni: [email protected]
Alle ore 21.15 l’incontro con Andrea Sorini e Andrea Gori, rispettivamente regista e produttore di Bajkonur, Terra, documentario prodotto da Lumen Films, The Piranesi Experience e Rai Cinema con il supporto del MiBACT, dedicato alla città kazaka che per anni è stata il centro del programma spaziale sovietico. Durante il talk sarà presentato il trailer del film, in uscita nei prossimi mesi, oltre al reportage fotografico realizzato dal regista durante le riprese del film.

A seguire Giorgio Distante, musicista pugliese, suonerà la tromba auto-costruita HY E.T. - Hybrid Electroacoustic Trumpet o Hello ET!: un ibrido, una sintesi tra elettronica e tromba. www.giorgiodistante.com

Ad animare la serata alle ore 23.00 la performance Per(n) di Gruppo M.U.D., con musiche originali si Alberto Maria Gatti, figure femminili che attraverso il movimento del proprio corpo si fanno portavoce di immagini allegoriche rievocando l’inesorabilità dello scorrere del tempo in una dimensione onirica e sospesa.
www.gruppomud.com

Dj set a cura di Matèria con User from PT e Dan-I, intervento visual di Davide Bart Salvemini.

Durante la notte la mini-rassegna cinematografica INVASIONI. Due le proiezioni in programma: L’INVASIONE DEGLI ASTROMOSTRI di Ishiro Honda (1965) e, alle prime ore dell’alba, L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI di Don Siegel (1956).

L’evento si concluderà all’alba con il concerto di violino di Daria Nechaeva, musicista russa dal tocco raffinato vincitrice di numerosi concorsi nazionali e internazionali, seguito da una colazione offerta da Sedici.

ULTRA // CRONACHE INAUDITE fa parte della rassegna PRATO ESTATE 2018 promossa dal Comune di Prato, in partenariato con le associazioni SC17, Matèria e chì-na.



MOSTRE

Alexandra Lethbridge
The Meteorite Hunter
The Meteorite Hunter è un archivio di ricerca che indaga l’origine dei meteoriti, documentando i ritrovamenti di viaggio di un cacciatore fittizio.
Il lavoro è presentato come una raccolta di artefatti, in cui solo uno degli oggetti è un vero meteorite. Giocare sull'ambiguità delle immagini ci fa riconsiderare gli oggetti di tutti i giorni, cercando in modo efficace di creare circostanze in cui il familiare ci appare quasi sconosciuto.

Bio
Alexandra Lethbridge (Hong Kong, 1987) è un’artista visiva basata in Gran Bretagna. Studia fotografia all’International Center of Photography, New York e poi si laurea in fotografia all’Università di Brighton. Il lavoro dell’autrice si basa sulla pratica di ricerca e rielaborazione di fotografie trovate, immagini d’archivio e immagini ri-costruite: a partire da riferimenti e materiali combina teorie scientifiche con costruzioni fittizie riunendole come forma di narrazione. Il suo lavoro è stato esposto in diversi festival e gallerie tra cui Unseen Festival, Amsterdam, Copenhagen Photo Festival, Danimarca e Christie's Auction House, Londra. È stata finalista per l'ING Unseen Talent Award e Fotofestiwal Lodz, oltre ad essere la vincitrice del Format Festival Affinity Award. Nel 2014 ha ricevuto il Photo Book Award della Paris Photo Aperture Foundation con la sua prima pubblicazione "The Meteorite Hunter", anch'essa inclusa nella collezione di libri al Museum of Modern Art, New York.
www.alexandralethbridge.com


Mattia Balsamini
MIT
Il MIT - Massachussetts Institute of Technology di Boston è un’istituzione di livello mondiale dal 1861, anno di fondazione. Molto più di un'accademia, per quanto storica, perché da allora ha continuato a studiare il presente e a modellare il futuro con ricerche avanzate. Da qui sono emersi 85 Premi Nobel e 34 astronauti. Nel febbraio del 2017 Mattia Balsamini è stato invitato a fotografare per la rivista WIRED alcuni dipartimenti e laboratori di ricerca del MIT con l'obiettivo di esplorare le ricerche dal potenziale più rivoluzionario e gli studi di punta che oggi si svolgono in cinque dipartimenti. Dal Food Computer che controlla la vita delle coltivazioni, all'Origami Robot che si ingerisce per rimuovere oggetti finiti per errore nello stomaco, dando uno sguardo a ciò che potrebbe rivoluzionarci la vita nel futuro prossimo.

Bio
Mattia Balsami (Pordenone, 1987) è un fotografo basato in Italia.
Nel 2008 si trasferisce a Los Angeles e lavora come assistente di still life, adv, fashion. Nel 2010 è assistente di David LaChapelle nel suo Hollywood Studio, lavorando sia sul set che nell’archivio. Laureato con lode al Brooks Institute, torna successivamente in Italia. Dal 2012 al 2016 è membro di LUZ e lavora attualmente come fotografo free lance. Insegna al dipartimento di rendering e ricerca interattiva MeLa dello IUAV di Venezia e fotografia industriale allo IED di Torino. È co-fondatore del Collettivo Fernweh e collabora con la graphic designer Lucia Del Zotto e la editor Gabriella De Domenico.
www.mattiabalsamini.com


Alexander Krack
The Treatment
Anche se le moderne città termali sono emerse per la prima volta nell'Inghilterra del XVIII secolo per poi diffondersi ovunque poco dopo, l'idea deve aver avuto un particolare successo in Germania dove attualmente sorgono oltre 300 città termali.
Alexander Krack ha visitato circa 40 di queste città, sia in località famose, sia piccoli villaggi sconosciuti dove le persone vanno per motivi di salute ma anche per occupare il tempo libero. Molte località hanno cliniche specializzate di riabilitazione e trattamenti per malattie croniche come asma o reumatismo. Alcune persone hanno trovato rifugio nei programmi di benessere.
Come un esploratore di nuovi territori, l’autore ha atteso con ansia ogni nuova città, cercando di catturarne il microcosmo. Immergendosi in questi mondi paralleli sono riaffiorati i suoi ricordi d’infanzia che hanno creato un immaginario sognante dove non si è mai sicuri se ciò che si sta vivendo sia realtà o fantasia.

Bio
Alexander Krack (Germania,1981) è un fotografo tedesco con base a Berlino. Prima di laurearsi nella Scuola di Fotografia di Ostkreuz, ha studiato teoria del cinema presso la Libera Università di Berlino. Nella sua fotografia esplora i confini di ciò che è generalmente considerato decifrabile. Crede nell'incontro del surreale come un processo di emancipazione interiore.
Il suo lavoro ha vinto il Grand Prize all'International Photo Festival di Leiden ed è stato esposto in Germania e in numerosi festival internazionali come Boutographies Montpellier, Festival Circulations Paris, Malmö Fotobiennal. È stato inoltre pubblicato sul British Journal of Photography, The Huffington Post, Wired.com e Vice.
www.alexanderkrack.com


Barbara Leolini
Echoes
In pieno XXI secolo, mentre l’uomo ormai è sempre più spinto ad esplorare i nuovi mondi oltre il confine conosciuto, molti potranno obiettare che credere nel paranormale sia solo un retaggio medievale, quasi una superstizione. I fenomeni paranormali per molte persone sono però parte della vita reale. Il bisogno di mitigare l’ineluttabilità della scomparsa con la speranza di un’altra vita si perde nella notte dei tempi. Tuttavia, stando ad una ricerca effettuata da “Focus Magazine”, il 76% degli italiani crede ai fantasmi e metà di loro dichiara di averne visto uno. Ogni notte, cacciatori di fantasmi in tutta Italia, si avventurano dentro magazzini abbandonati, vecchi edifici e cimiteri nella speranza di trovare prove sull’esistenza degli spiriti. Spesso portano con loro apparecchiature elettroniche che li aiutano ad individuare l’energia spettrale. Cosa succede, quindi, a quest’energia quando moriamo? “Echoes” è la curiosità che dilaga; è la ricerca e lo studio. Attraverso coloro che hanno avuto esperienze paranormali, il lavoro si pone come obiettivo quello di fare luce sulla sottile linea che divide ciò che è visibile da ciò che non lo è.

Bio
Barbara Leolini (Firenze, 1988) è una fotografa italiana. Il suo lavoro è stato pubblicato su magazine internazionali come TIME, Internazionale, NEON, Vanity Fair, WU Magazine, Lens Culture. Nel 2007 si iscrive al corso di Laurea in Media e Giornalismo presso l’Università degli studi di Firenze ed inizia ad accostare il proprio percorso di studi alla passione fotografica. Nel 2011, conseguita la laurea frequenta il corso di Fotogiornalismo presso la Fondazione Studio Marangoni. Nel 2013 è selezionata come partecipante al masterclass di Yan Morvan presso l’International Summe School of Photography in Latvia. Nel 2015 partecipa alla master class in Advanced Visual Storytelling alla Danish School of Media and Journalism di Aarhus. Il suo lavoro è inspirato dai sogni e dall’aspetto “magico” degli eventi.
www.barbaraleolini.com

Meinrad Schade
Burnt Earth
Tra il 1949 e il 1989 furono oltre 500 le bombe atomiche esplose durante i test sovietici nella regione di Semipalatinsk. La maggior parte della popolazione che abitava questo territorio fu soggetta agli esperimenti pressoché senza alcun tipo di protezione. Una scelta intenzionale, voluta da Mosca per valutare gli effetti di una possibile guerra atomica sull'uomo e sull'ambiente. Oggi il calore immenso che fece bruciare la steppa è sparito e Semipalatinsk è una città del Kazakistan, divenuto nel frattempo indipendente nel 1991. Ciò che rimane è un'area caratterizzata da un tasso di malati di cancro doppia rispetto al resto del Paese. Burnt Earth è parte del progetto a lungo termine di Meinrad Schade dal titolo War without War.

Bio
Meinrad Schade (Svizzera, 1968) comincia la sua carriera fotografica nel 1997 con il Gruppe Autodidaktischer FotografInnen (GAF) dopo aver completato gli studi in biologia presso l'Università di Zurigo. Inizia a lavorare come fotogiornalista al St.Galler Tagblatt prima di cominciare la sua attività da freelance nel 2002 presso l'agenzia Lookat Photos. Nel 2011 riceve lo Swiss Photo Award per la fotografia editoriale. Nel 2015 la Fotostiftung Schweiz di Winterthur ospita la personale Krieg ohne Krieg e la casa editrice Scheidegger & Spiess pubblica la monografia sotto lo stesso nome, che si aggiudica il Deutsche Fotobuchpreis. Il suo lavoro più recente è UNRESOLVED, pubblicazione fotografica dedicata alla delicata situazione mediorientale tra Israele e Palestina.
www.meinradschade.ch


Kaja Rata
Kajnikaj
“A volte mi sembra che tutto andrà in rovina. Le case, grigie dalla fuliggine, e i marciapiedi rotti cadranno sui corridoi sottostanti della miniera. Vivo in una piccola città della Slesia e ad un certo punto potrebbe esserci stato qualcosa di interessante qui, ma è stato tanto tempo fa che è stato sepolto nella memoria del tempo. Non è né bello né brutto. Non esiste alcun retaggio delle generazioni precedenti, nemmeno un accenno. Se non fosse per le cavità delle mine che sporgono dal basso, la mia città potrebbe trovarsi ovunque. Forse vicino, forse lontano.
In polacco “qui e là” è "gdzieniegdzie", ma ha anche il suo equivalente nel dialetto slesiano - "kajnikaj". Se usiamo quest'ultimo, il mio posto diventerà meno "qui e là". Questo è un modo per addomesticare la realtà, per costruire su di essa una sorta di mitologia. Quando guardo il cielo sopra la città in rovina, e quando costruisco marchingegni traballanti, sto cercando di trovare i mezzi per fuggire dal luogo in cui sono nata e cresciuta, anche se so che è un tentativo inutile.”

Bio
Kaja Rata (Polonia,1987) è una fotografa basata a Slesia. Laureata in fotografia all'università delle arti di Poznań, in Polonia, nel 2016 termina gli studi al Sputnik Mentorship Programme a Varsavia, dove inizia il progetto "Kajnikaj". Adesso studia all’Institute of Creative Photography in Repubblica Cieca. Il suo lavoro spazia tra realtà e finzione documentaristica.
www.cargocollective.com/kajarata/


Peter Goin
Nuclear Landscape
Poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale l'AEC (Atomic Energy Commission) ordinò che venisse utilizzata una parte del deserto del Nevada meridionale, grande 640 miglia quadrate, come area di test per le armi nucleari. Questi esperimenti erano considerati essenziali per la sicurezza nazionale statunitense e il 18 dicembre 1950 il Presidente Truman autorizzò l'apertura del Nevada Test Site. La prima esplosione controllata fu condotta di lì a poche settimane, il 27 gennaio 1951. Da quel momento in poi oltre duecento test furono realizzati solamente in quell'area. Molti abitanti della zona ricordano di aver percorso la Highway 95 per assistere alle esplosioni, ma nonostante ciò, l'accesso al sito era ovviamente negato, anche dopo la fine dei test.
Le fotografie raccolte in Nuclear Landscapes sono state scattate in diversi siti adibiti a questo scopo sul suolo statunitense in Nevada, New Mexico, Washington e nelle isole Marshall e rappresentano una testimonianza unica di documentazione di questi ambienti da parte di un fotografo.

Bio
Peter Goin (Madison, 1951) è Foundation Professor of Art in Photography and Time Based Media presso l'Università di Reno, Nevada (USA). La sua produzione fotografica comprende immagini riguardanti l'impatto a lungo termine della cultura e della tecnologia sull'ambiente. Usando il linguaggio dell'arte, il lavoro di Goin integra in modo interdisciplinare storia, architettura, pianificazione urbana e le scienze sociali e politiche. Ha pubblicato numerosi libri fotografici (Tracing the Line: A Photographic Survey of the Mexican-American Border, Nuclear Landscapes, Stopping Time: A Rephotographic Survey of Lake Tahoe, Humanature) e il suo lavoro è incluso nelle collezioni, tra gli altri, del Whitney Museum of Art e del Museum of Modern Art (MoMA) di New York e del San Francisco Museum of Modern Art. La Library of Congress possiede 350 delle sue fotografie. Attualmente vive a Reno, Nevada.
www.petergoin.com


CALL FOR ENTRIES

Arianna Ancona (Putignano [BA], 1982)
La quarta sponda
Il brullo paesaggio delle Isole Tremiti è scenario e protagonista di queste immagini che ripercorrono, servendosi anche di repertori d’archivio sapientemente trattati, la storia travagliata di un luogo poco conosciuto eppure così significativo per la nostra storia.



Yulia Artemyeva (Russia, 1983)
[email protected]
Cosa è Atlantide? Dove si trovava? Esiste forse ancora? Queste ed altre le domande poste dal lavoro di Yulia Artemyeva che con le sue immagini dai colori pastello apre una finestra su questo luogo mitico eppure per lei così tangibile e reale.

Selene Citron (Padova,1986) e Luca Lunardi (Padova,1980)
Back up my memories (video)
Il progresso tecnologico come metodo per combattere la morte: è forse possibile rendere immortali i ricordi? Se sì, come esattamente? Magari cristallizzandoli in preziose pepite trasparenti dal peso specifico inaudito: quello di un’intera esistenza che diventa codice binario.

Simone D’Angelo (Roma, 1978)
Santabarbara
Simone D’Angelo ha scavato nel sottosuolo romano per mettere in luce la storia di un luogo particolare: Colleferro, il suo passato, il suo presente e il suo futuro fatto di armi e uomini, guerra e ricerca, fughe e arrivi. Tramite la ripresa di immagini di archivio unite a fotografie da lui scattate, D’Angelo ci propone la sua Santabarbara.

Andrea Foligni (Prato, 1965)
FAKESCAPES
Quando la fotografia si fa strumento narratore di realtà inconsuete lette attraverso il cristallino di un occhio capace di vedere quello che non c’è. Foligni ci mostra paesaggi fatti di oggetti e nuvole, animali e tetti: un paesaggio non tradizionale e quasi magico, ben oltre quello che possiamo aspettare da un fotografo attento ai temi legati all’ambiente.

Giacomo Infantino (Varese, 1993)
Unreal
L’inconsistenza perturbante della provincia italiana: luoghi e persone divengono lo specchio di una realtà mutevole e imperscrutabile. Immagini costruite che rievocano scenari quotidiani eppure così carichi di ansia e indeterminatezza.

Joshua Jara Kercher (Germania, 1991)
גלם (gelem ≈ materia grezza)
Joshua ci guida attraverso un viaggio nell’ “uncanny valley”, con tutte le sue inquietanti presenze fatte di umanoidi e di oggetti quotidiani qua fotografati da un punto di vista originale che offre spunti di riflessione riguardo l’Essere Umano, creatore e distruttore del suo stesso mondo.

Maria Kokunova (Russia, 1983)
THIS CITY IS JUST A VERSION OF YOU
Immagini fatte di oniriche composizioni, fotografie in bianco e nero interrotte da elementi rossi: trame infuocate che tracciano il percorso di un sogno che si ripete ma che non è mai uguale a sé stesso.

Francesca Masarati (Piacenza, 1987)
MINDSCAPES
Una metafisica del paesaggio: dal reale al surreale, echi di anima riecheggiano nel cielo, nel mare, del verde di una valle e si fanno portavoce di uno stato d’animo. Del resto, come sosteneva Merleau-Ponty, l’ambiente in cui viviamo è “la patria dei nostri pensieri”.

Andrea Nevi (Foligno [PG], 1985)
Choreography for toilets - Experiment 1 (video)
Esperimento postmoderno in cui, a partire dalle luci attivati con i sensori di movimento presenti in molte toilette, l’autore ci mostra la performance in cui le due attrici coinvolte cercando di “intercettare l’invisibile”, attraverso movimenti inconsulti.





Giulia Pesarin (Verona, 1981)
IMXZ
IMXZ è il nome in codice militare assegnato all'ex base NATO “Livorno”, situata nella provincia di Massa-Carrara, qua ritratto nella sua immobile sospensione di luogo che fu, grazie all’evocazione di un immaginario silente e solitario.

Greta Pettinari (1995, Firenze)
Se fossimo materiale non deperibile
Una riflessione sulla mutevolezza della realtà, una rappresentazione visiva dell’ambiguo che sta al di là della pura immagine esterna. Il lavoro di Greta Pettinari permette di scoprire non scontate versioni di un reale che combatte contro il simulacro.

Matteo Pispisa (Muravera [CA], 1980)
accAde
Partendo dal fenomeno degli incendi boschivi che funestano la regione Sardegna, luogo di provenienza dell’autore, questo lavoro presenta still-life su sfondo nero, oggetti capaci di evocare l’inferno sulla terra che ogni giorno devasta la penisola.

Stavros Stamatiou (Grecia, 1965)
A raven’s dream
Il rimosso che torna, la celebrazione del perturbante: A raven’s dream punge lo spettatore nel vivo delle sue ansie, apre ferite squarciando il velo della familiarità, qua riproposta in modo ambiguo e inquietante.
“Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”, ci ricorda del resto Sigmund Freud nel 1919.

Giulia Vanelli (Livorno, 1996)
UNTITLED (After Les Américains)
Questa raccolta di immagini nasce nel gennaio del 2017 a seguito di un viaggio che l’autrice ha compiuto attraverso gli Stati Uniti. Ispirata da Les Américains, Giulia Vanelli cercato di creare il suo “poema per immagini”, ritraendo paesaggi incontaminati che subiscono continui mutamenti assieme ad un'enigmatica presenza umana.

CHI SIAMO
Sedici è un gruppo indipendente di fotografi e di studiosi nell’ambito delle arti visive che promuove eventi di fotografia contemporanea. L’associazione ha sede - assieme ad altri studi creativi - in Corte di Via Genova 17 a Prato, luogo per la città simbolo di rigenerazione post-industriale, destinato alla produzione, esposizione e promozione della cultura contemporanea.

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