La bella Italia

Venaria - 17/03/2011 : 11/09/2011

I grandi maestri dell’arte italiana dall’antichità all’Unità d’Italia: oltre 350 opere negli straordinari scenari della Citroniera e della Scuderia Grande di Filippo Juvarra.

Informazioni

  • Luogo: REGGIA DI VENARIA
  • Indirizzo: Piazza Della Repubblica 4 (10078) Venaria - Venaria - Piemonte
  • Quando: dal 17/03/2011 - al 11/09/2011
  • Vernissage: 17/03/2011
  • Autori: Agnolo Bronzino, Beato Angelico, Michelangelo Buonarroti, Sandro Botticelli, Leonardo da Vinci, Giotto, Donatello, Raffaello, Correggio, Tiziano, Paolo Veronese
  • Generi: arte antica, collettiva, arte moderna
  • Orari: Lunedì: chiusura (tranne eventuali giorni Festivi, che hanno gli stessi orari della domenica) Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì: dalle ore 9 alle 18 Sabato e domenica: dalle ore 9 alle 20
  • Biglietti: Intero: 12,00 euro Ridotto: 8,00 euro (over 65, under 18 anni e disabili accompagnati) Ridotto gruppi: 8,00 euro (minimo 12 persone) Ridotto scuole: 5,00 euro (minimo 15 studenti accompagnati da 1 docente)
  • Patrocini: Partners Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo La mostra è stata realizzata con il contributo straordinario della Compagnia di San Paolo
  • Editori: SILVANA EDITORIALE

Comunicato stampa

L’arte italiana come non è stata mai vista.
Nell’imponente cornice delle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, oltre 350 opere
tracciano un percorso che va dall’antichità alla vigilia del 1861 attraverso le principali
"capitali culturali" pre-unitarie: Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna,
Parma, Modena, Napoli e Palermo. La mostra propone l’immagine delle diverse città -
culture, tradizioni e ricchezze storico-artistiche- viste da grandi artisti che hanno fatto la
storia: Giotto, Beato Angelico, Donatello, Botticelli, Leonardo, Raffaello, Michelangelo,
Correggio, Bronzino, Tiziano, Veronese, Rubens, Tiepolo, Canova, Hayez, Parmigianino,
Velazquez, Bernini e tanti altri

Dal percorso emerge e si afferma il profilo di un’arte e di
uno stile italiano.
LA MOSTRA
Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e
Palermo: ognuna delle principali “capitali culturali” preunitarie è stata ed è in diverso modo
rappresentativa dei differenti destini e delle particolari identità delle corti e delle
città italiane. Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o di storia dell’arte
sa che tali città hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici
caratteri distintivi che hanno poi contribuito alla formazione culturale e artistica nazionale.
Alla vigilia del 1861 si erano date un'auto-rappresentazione che univa vicende storiche,
fenomeni letterari ed artistici, temperamenti dei popoli, destini, attese e speranze che
sarebbero poi scaturiti all’appuntamento dell’Unità nazionale.
La mostra, allestita alle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, vuole dare
immagine alle Italie che la Storia chiamò a diventare Italia. Il nostro è il Paese delle
“differenze”. Oggi, nel tempo della globalizzazione, ci accorgiamo che le “differenze” sono
una ricchezza, un moltiplicatore di energie, di suggestioni, di risorse. La mostra ci porterà
indietro nel tempo a rappresentare l’orgogliosa consapevolezza delle “differenze” che i
popoli d’Italia avevano di se stessi alla vigilia del 1861.
Oltre 350 opere d’arte provenienti dai musei d’Italia, del mondo nonché da collezioni
private racconteranno alla Venaria Reale l’identità delle principali "capitali culturali"
italiane. Ogni capitale sarà rappresentata da opere d’arte, documenti ed oggetti in
un certo senso identitari, in grado cioè di significare e di ricostruire il profilo storico e i
termini delle auto-rappresentazioni.
Torino è l’Armata, la Metallurgia, la Corte. Firenze è la fondatrice della lingua e delle arti
con Dante, Giotto, Donatello, Botticelli, Michelangelo. Roma è la gloria dell’Antichità
classica e dell’Autorità religiosa: due elementi unificanti destinati a tenere insieme la nuova
Italia. Milano è Leonardo da Vinci, è la religiosità dei Borromeo, è l’Illuminismo, è il dialogo
costante e fecondo con l’Europa. Venezia è la grande pittura di Tiziano e di Veronese, è il
profumo d’Oriente, è il mito del Buongoverno e della città inimitabile. C’è poi Genova,
ricchissima e bellissima, capitale finanziaria nell’Europa della Controriforma e degli
Assolutismi, la città che ha saputo trasformare il profitto bancario nei Rubens, nei Van
Dyck, nei palazzi più belli della Cristianità. Bologna, la seconda città dello Stato Pontificio,
è il prestigio della sua Università ed è l’ideale classico che da Raffaello arriva a Guido
Reni. Parma e Modena sono l’arte e il collezionismo dei principi mecenati. E infine ci sono
le due capitali del Regno: Napoli e Palermo. C’è la Napoli degli Aragona e dei Borbone, di
San Gennaro, dei Lazzari e di Masaniello; la Palermo di Federico Imperatore, del Feudo,
dei Baroni riottosi, dell’autonomia continuamente affermata e continuamente contrastata.
LE SEZIONI
La sezione dedicata a Roma, curata da Antonio Paolucci con Alessandra Rodolfo, porta in
dote una cinquantina di opere a raccontare i venticinque secoli della città eterna, pagana e
cristiana, attraverso i temi dell’antichità e dell’autorità religiosa. Dai miti della Roma
arcaica, simboleggiati dal celebre dipinto di Rubens con Romolo e Remo allattati dalla
Lupa, ai protagonisti della Roma classica con i ritratti e i busti degli imperatori e i rilievi
della Colonna Traiana, alle nitide vedute della Città eterna nei quadri di Wan Vittel e nelle
incisioni di Piranesi. La Roma cattolica, rappresentata dai Triregni papali, dai busti del
Bernini di Paolo V e dell’Algardi di Innocenzo X Pamphilj, ritrae nella serie dei pontefici la
stagione del grande barocco, per chiudere con il gesso ottocentesco della Religione
Cattolica del neoclassico Antonio Canova.
Firenze è la lingua italiana di Dante, Petrarca e Boccaccio, è il collezionismo dei Medici, la
Corte illuminata di Lorenzo il Magnifico (in mostra nel celebre ritratto del Fiammingo), è la
culla del Rinascimento con Brunelleschi, Masaccio e Donatello, la nuova scienza
astronomica di Galileo e, ancora, fra Sette e Ottocento, la città d’arte per eccellenza,
cantata in tutta Europa nei diari dei favolosi Gran Tour. La sezione, curata da Cristina
Acidini e Maria Sframeli, ricostruisce il cammino verso l’Unità italiana partendo dal
patrimonio lasciato dai grandi poeti fiorentini del Trecento, per chiudersi su un’immagine
simbolo del Risorgimento, La Ragazza che cuce il tricolore di Odoardo Borrani.
Da capitale del ducato sabaudo a prima capitale italiana, la Torino che ospita i
festeggiamenti per il Centocinquantenario incarna in mostra lo spirito risorgimentale che
portò il Paese all’Unità. Per la cura di Carla Enrica Spantigati, la sezione ripercorre nel
segno delle arti la lunga epopea dinastica dei Savoia, la religiosità, la politica d’immagine,
le imprese editoriali e il collezionismo, fino alle grandi architetture che celebrarono, nella
regìa di Juvarra, il passaggio da ducato a regno nel 1713. Il Piemonte, immortalato nelle
evocative immagini pittoriche delle Alpi, rammenta anche le innovazioni conferite all’Italia
dall’antica tradizione scientifica e militare delle sue accademie. Le ultime tele di Bossoli e
Tetar van Elven riportano Torino protagonista del Risorgimento.
Genova, ricchissima e bellissima, evocata nei diari di celebri viaggiatori tra cui Gustave
Flaubert che nel 1845 paragonò il suo fascino a quello di Costantinopoli, ripercorre in
mostra, a cura di Piero Boccardo, la sua età d’oro come capitale finanziaria e dell’arte,
nell’Europa della Controriforma e degli Assolutismi. Una trentina di opere scelte, tra cui
preziose tele di Rubens, Strozzi, Van Dyck, Veronese, danno immagine alla storia della
città, dalla nascita della Repubblica, con il Ritratto di Andrea Doria nelle vesti di Nettuno
del Bronzino, fino all’epopea garibaldina.
Testimonianze artistiche delle molte culture di Palermo, tra il Medioevo e l’età moderna,
scandiscono il cammino della città, in bilico tra l’autonomia rivendicata e contrastata. Con
riferimento agli studi compiuti durante il Risorgimento dallo storico palermitano Michele
Amari, la sezione curata da Vincenzo Abbate apre sul mito dell’età normanno-sveva, nel
segno della convivenza dei popoli, con preziosi manufatti autoctoni e d’importazione
islamica e la tela ottocentesca di Giacomo Conti raffigurante la corte di Federico II. In
chiusura il tema dei Vespri siciliani (nel dipinto di Michele Rapisardi) è collegato
direttamente all’epopea garibaldina: la rivolta del popolo al sopruso angioino nel 1282
rappresenterebbe la prima presa di coscienza del sentimento indipendentista.
L’identità di Napoli, capitale storica dell’Italia meridionale, sede di una grande corte
regale, emerge sfaccettata in mostra nelle raffigurazioni del potere sovrano, con i
molteplici modelli di autorapprentazione e, per contrasto, nelle vivide immagini della sua
plebe nei dipinti di Cerquozzi, Giordano, Traversi, Miola. A cura di Pierluigi Leone De
Castris, attraverso circa cinquanta opere, la città, i colori, i Santi, la storia rivelano tutte le
contaminazioni artistiche di un porto mediterraneo aperto all’Europa e all’Oriente, quanto
mai amato, come meta privilegiata del Grand Tour e raffigurato in brillanti vedute tra Sette
e Ottocento.
Seconda città dello Stato Pontificio, Bologna, celebre per il prestigio della sua Università,
porta in mostra la ricca tradizione pittorica delle corti padane nelle tele del Correggio e del
Dossi, illustrando la riconquista vaticana di Giulio II nel 1506, con opere di Guercino,
Fontana, Bagnocavallo, Ludovico e Annibale Carracci. L’esposizione, curata da Andrea
Emiliani e Michela Scolaro, riconosce nell’ideale classico che attinge alla memoria
rinascimentale di Raffaello fino alle espressioni neoplatoniche di Guido Reni, un modello di
unificazione della pittura italiana.
Nell’ambito dei territori emiliani, una sezione specifica della mostra è dedicata ad alcune
importanti opere d’arte esemplificative delle prestigiose collezioni degli antichi ducati di
Parma e Modena.
Internazionale e moderna, Milano ritrova nell’immagine dell’Italia preunitaria il ruolo
sancito dalla storia di grande centro propulsore dell’arte, del pensiero politico e
dell’economia. Una selezione di opere importanti, a cura di Pietro Marani, illustra i
momenti salienti dell’epopea lombarda, mettendone in luce la doppia vocazione
intellettuale e imprenditoriale. Dai cantieri rinascimentali del Duomo e della Certosa di
Pavia, con le testimonianze lasciate alla Corte Sforzesca da Leonardo da Vinci e Donato
Bramante, la mostra racconta la spiritualità spagnola nella Milano dei Borromeo e il nuovo
fervore illuminista nella Milano austriaca e napoleonica. Il celebre Bacio di Francesco
Hayez simboleggia, infine, l’eroismo delle Cinque Giornate che diedero avvio al
Risorgimento.
Venezia si rappresenta in mostra nell’immagine riflessa del proprio mito, celebrato
dall’arte attraverso i secoli, fin quasi a fondere la proiezione simbolica della città con i
momenti più gloriosi e drammatici della sua storia. La sezione, curata da Giandomenico
Romanelli, rappresenta alcuni momenti cruciali nella lunga storia di autonomia politica e
istituzionale di Venezia e della sua Repubblica e ricompone le diverse anime di un luogo
non luogo, tra immagini pittoriche evocative e realistiche. Le icone della Repubblica, con i
ritratti di Tiziano e il Leone marciano di Carpaccio, si alternano alle celebri raffigurazioni
della città del Canaletto e alle visuali nostalgiche del Guardi, per riemergere nei colori del
Tiepolo e nelle sculture del Canova.
IL PROGETTO ALLESTITIVO
L’idea base del progetto di allestimento è quella di non alterare lo straordinario spazio
architettonico della Citroniera e della Scuderia Grande, realizzandolo idealmente
all’aria aperta, con il proposito di trasferire in uno spazio esterno (ma chiuso) ciò che
abitualmente è collocato in spazi interni: le opere d’arte.
Lo spazio esterno idealizzato, creato dall’architettura e dall’allestimento, diviene
paesaggio, natura, aria aperta, valori aggiunti e anch’essi bellezza d’Italia. Il carattere di
spazio esterno è sottolineato dalla presenza a terra di un manto erboso, a sua volta
naturalmente cosparso di foglie.
All’interno del percorso assumono importanza cruciale la luce e il senso del tempo: un
tempo unitario ed assoluto, non alterato dai limiti e dai confini storici, che ha un proprio
valore di superamento e allineamento delle differenze cronologiche e storiche delle opere
in mostra. Il trascorrere del tempo, cadenzato dal susseguirsi delle stagioni, è suggerito
dal variare della colorazione e della tipologia di erba e foglie lungo il percorso.
La dimensione sovratemporale unificante corrisponde fisicamente a una dimensione
sovraspaziale dell’allestimento: le sezioni della mostra saranno infatti percepite come un
percorso unico. Come supporto delle opere si è voluto riproporre un muro in mattoni a
vista, che ben si lega con l’idea di luogo aperto, dove sarà anche possibile perdersi. Ai
muri è affidata anche la funzione di spiegare con scritte calligrafiche le opere in mostra.
Non si tratta quindi di mura di una città ma di uno spazio ideale: un muro in costruzione
che arriva a rappresentare la nascita dell’identità italiana e della bellezza stessa, un muro
che unisce anziché dividere.