Ancora Biennali. È il turno di Mosca

È olandese la curatrice della quinta edizione della Biennale di Mosca – che inaugura questo fine settimana -, con esperienze al MoMA come guest curator presso il Department of Drawings e come chief curator del Drawing Center di New York. Con Catherine de Zegher abbiamo parlato del progetto espositivo che si sviluppa tutto all’interno del Manezh, edificio situato a qualche centinaio di metri dalla Piazza Rossa. Qui potete leggere un estratto dell’intervista, il resto su Artribune Magazine in stampa fra un paio di giorni.

Catherine de Zegher

La quinta Biennale di Mosca è la quarta biennale d’arte contemporanea più grande del mondo. Potrebbe spiegarci le sue visioni e le sue idee di collaborazione a supporto del concetto di More light, considerando i temi che sottolineerà e la  scelta relativa al titolo del percorso?
Ho iniziato a lavorare a questa Biennale cominciando proprio dalla mia relazione con la pratica del fare, provando cioè a materializzare il pensiero, come fanno gli artisti. Ho scoperto, mettendomi dalla parte dell’arte, che – fra artisti di nazionalità differenti – molte convergenze, esistenze similari e questioni interconnesse danno vita al concetto di rethinking the world. Io non credo alle divisioni, ma alla forza della fluidità e della giustapposizione. More light è un titolo che non cerca di definire confini, ma lascia una libera interpretazione del percorso, aperto agli artisti come al pubblico. L’energia creata dai contrasti tra la dimensione spaziale e quella temporale, comunque, deve far scaturire una luce così forte che sia possibile ampliare le nostre vedute, mostrando cosa sia in realtà il presente.

Con questa mostra si è voluto mettere in luce problemi sociali, urgenze economiche o aspetti politici?
A mio modo di vedere, tutta la buona arte parla di politica. E per operare un reale cambiamento, oggi, bisogna attuarlo in profondità. Ogni artista che ho convocato è engaged. Nel senso che sono tutti profondamente radicati nel loro lavoro e circondati dalle loro visioni, senza tenere in considerazione pressioni o possibili sensazionalismi. Provenendo da situazioni difficili, questi artisti diffondono espressioni artistiche piene di vita e speranza, ben oltre le aspettative della bourgeois society europea.

The Manege/Manezh, Moscow, © 5th Moscow Biennale 2013
The Manege/Manezh, Moscow, © 5th Moscow Biennale 2013

Hai sostenuto che More light avrebbe dovuto rappresentare un sentimento globale del presente, una contemporaneità in cui gli artisti “avrebbero potuto sottolineare l’urgente necessità di fondare un nuovo movimento nel mondo”. Come tradurre questa volontà introducendo nuove pratiche, conversazioni, azioni ed estetiche al pubblico?
Sono abituata a lavorare con gli artisti e ho capito che il loro modo di agire si situa esattamente a metà tra il soggettivismo capitalista e l’oggettivismo comunista. Ho scoperto che il bene supremo di un’idea o di una cosa non si ottiene attraverso il possesso ma grazie alla condivisione. I giovani artisti di oggi condividono le loro proprietà creando un nuovo senso di bene comune e di collettività.

Hai affermato che la Biennale di Mosca dovrebbe essere indipendente dalle altre biennali, riflettendo una propria identità. Come hai realizzato questo intento? È stato possibile grazie anche a una certa disponibilità di budget?
Curare una biennale giovane è un grande vantaggio. Mi permette di lavorare in un modo assolutamente non-established e non-corporated. Ho lavorato sulle mie tematiche senza subire alterazioni imposte da galleristi, collezionisti o art dealer. Ho scoperto così che il milieu culturale russo è lacerato da due diversi sentimenti: uno di superiorità, nei confronti di una propria attitudine materialista di tipo spirituale; l’altro di inferiorità, nei confronti di tutto quello che potrebbe rappresentare l’eleganza, l’apparenza. Comunque, il budget assegnato alla Biennale è di oltre un milione di euro.

Un augurio per accompagnare la quinta Biennale di Mosca.
Voglio creare più luce! Voglio vedere ancora, sempre più luce!

Ginevra Bria

Mosca // fino al 20 ottobre 2013
5th Moscow Biennale of Contemporary Art – Bolshe Sveta / More Light
a cura di Catherine de Zegher
MANEGE
1 Manezhnaya ploshchad
+7 (495) 645 9277
[email protected]
www.5th.moscowbiennale.ru

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.