Fotografare per educare. We Animals di Jo-Anne McArthur

Esce in Italia per Safarà Editore il libro che raccoglie la documentazione visiva della fotoreporter. Quasi vent’anni di attività per fotografare la condizione di segregazione degli animali. L’obiettivo è mostrare, proporre e soprattutto stimolare una visione.

Jo-Anne McArthur, Pig Going to Slaughter, Canada 2012
Jo-Anne McArthur, Pig Going to Slaughter, Canada 2012

ESISTE DIO PER GLI ANIMALI?
La frase “God is good” si legge sul retro di un camion che, chiuso e sigillato, sta percorrendo l’autostrada. La destinazione è un macello in cui saranno soppressi centinaia di maiali stipati al suo interno. God is good, dunque. Chissà se lo pensano anche questi maiali, chissà se sono consci del destino che li attende? Chissà soprattutto se, agli occhi dell’uomo, loro come molti altri animali hanno il diritto di vivere?
Questi interrogativi hanno mosso l’attività della fotoreporter canadese Jo-Anne McArthur quando nel 1998 ha avviato il progetto We Animals. Lo scopo è documentare fotograficamente lo stato di vita di migliaia di animali nel mondo rinchiusi negli allevamenti, nei laboratori, nei circhi, negli acquari, nei mercati o nei santuari e all’interno del loro habitat naturale. Per fare ciò, McArthur e i suoi collaboratori hanno viaggiato per più di quaranta paesi in tutto il mondo al fine di stimolare una coscienza in chi osserva e considerare questi animali non più oggetti, ma esseri con una vita. Oltre che un sito (weanimals.org) il lavoro di Jo-Anne si è tradotto anche in un libro che è arrivato da poco anche in Italia, pubblicato da Safarà Editore nella collana Animalia.

Jo-Anne McArthur – We Animals
Jo-Anne McArthur – We Animals

LA STRUTTURA DEL LIBRO
La pubblicazione si apre con una prefazione e un’introduzione rispettivamente a cura di Roberto Marchesini e della stessa McArthur, per poi accedere alle fotografie, ognuna delle quali è accompagnata da una didascalia che ne spiega il contenuto. Queste sono suddivise in cinque sezioni. Tre (Moda e Intrattenimento, Cibo e Ricerca) esaminano lo sfruttamento animale, mentre la quarta, Compassione, propone il lavoro dei soccorritori degli animali sottratti alla cattività. La quinta, infine, è una raccolta dei diari di viaggio della reporter redatti dal 2003 al 2013. In ultimo è proposto al lettore un elenco delle organizzazioni, delle associazioni, degli attivisti nella sezione Risorse.

Jo-Anne McArthur, Woman With Deer Head, USA 2005
Jo-Anne McArthur, Woman With Deer Head, USA 2005

MODA E INTRATTENIMENTO
Le fotografie di Moda e intrattenimento ritraggono le condizioni di vita degli animali in cattività. Sfogliando le pagine si possono osservare gli orsi del Marineland, Ontario, intenti a mangiare qualsiasi cosa gli venga offerto dalla mano dei visitatori dello zoo, oppure lo sguardo catatonico del gorilla Silverback allo zoo di Varsavia, come anche quello dell’aquila calva vista all’Elmvale Jungle Zoo, in Ontario.
Nell’osservare la loro vita inutile, inerme, svuotata del suo senso primordiale, le fotografie escludono quasi completamente l’uomo. È ritratto quasi marginalmente e il suo corpo si pone sempre a debita distanza dall’animale. Al contrario, questo invece sembra proteso verso di lui, lo cerca, desidera un contatto fisico. Ciò però sembra non essere percepito da chi osserva, che risponde al suo sguardo di compassione con un superficiale sorriso.
Testimoni di ciò sono le fotografie del panda minore dello zoo di Calgary, oppure il pinguino di Humboldt a Pata Mall, Bangkok, i quali sono ripresi isolati e in cerca di un ponte emotivo di rinascita. Le fotografie della McArthur appaiono, così, ben focalizzate sulla volontà di proporre uno stato di esistenza e organizzate in modo tale che prima del soggetto sia manifestato il contesto di prigionia.
Attraverso tre fotografie McArthur, come nel caso dell’allevamento di animali da pelliccia, inquadra innanzitutto il luogo della segregazione, per poi procedere in un’altra fotografia al suo interno in un continuo stringere l’obiettivo che si conclude sullo sguardo degli animali. È come uno zoom sul problema che emerge prepotente negli occhi degli animali.

Jo-Anne McArthur, Rabbit Slaughterhouse, Europe 2010
Jo-Anne McArthur, Rabbit Slaughterhouse, Europe 2010

CIBO & RICERCA
In Cibo la fotoreporter canadese diviene sempre più attenta allo sguardo e al viso dei soggetti, da cui emerge sofferenza e rassegnazione. Gli scatti appaiono così più scuri, quasi inzuppati del malessere delle condizione degli animali. Maiali, pecore, conigli, volatili e addirittura cani, come nel caso del mercato di Bac Ha in Vietnam: tutti questi esseri sono ritratti impauriti, presi dal panico, privati di ogni capacità di comprensione.
Nella terza parte del libro, la paura si trasforma in silenzio. Osservando le spesse mura della Coulston Foundation in New Mexico, ex luogo di ricerca e sperimentazione sugli animali, o l’allevamento di scimmie presso Vientiane Xin Ling in Laos, emerge la condizione di assenza che Marchesini nella prefazione propone come chiave di interpretazione del lavoro di McArthur. Assenza di verità, di una condizione di vita, di una mancanza di rispetto ed educazione dell’uomo nei confronti degli animali.

Jo-Anne McArthur, Chatuchak Market, Thailand 2011
Jo-Anne McArthur, Chatuchak Market, Thailand 2011

LA SPERANZA
Alla fine, però, deve regnare la speranza. Ecco che in Compassione le fotografie raccontano del riacquistato rapporto uomo-animale, del nuovo contatto senza barriere, dimostrando la purezza degli animali che nonostante ciò che hanno subito riescono ancora a fidarsi dell’uomo.
La domanda posta all’inizio era: gli animali hanno il diritto di vivere? La fotografia di McArthur risponde con un netto sì. La sua ricerca per immagini, infatti, oltre che proporre è un processo di conoscenza, è un’acquisizione di comprensione che si attua attraverso un uso della macchina da presa preciso e puntale.
La fotoreporter canadese si concentra su un particolare elemento visivo, lo sguardo degli animali, le gabbie, le visioni profonde e infinite dei macelli così da comunicare a chi guarda una visione, supportata nel libro dalla parola scritta che informa, racconta e sveglia le coscienze. In quel frammento visivo McArthur riesce a illuminare lo sguardo, scaturire l’immaginazione in chi osserva al fine di creare la conoscenza e l’educazione al rispetto.

Davide Parpinel

Jo-Anne McArthur – We Animals
Safarà, Pordenone 2015
Pagg. 252, € 30
ISBN 9788869580017
www.safaraeditore.com

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Davide Parpinel
Sono una persona che desidera avvicinare chiunque voglia all'arte e alle sue connessioni con l'uomo, la società, la storia, il presente, fornendo spunti e creando curiosità. Per compiere questa mia missione ho i titoli accademici, ho conseguito gli studi e le ricerche necessarie, ma soprattutto ho la volontà di portare chi mi vuole leggere a osservare gli sviluppi della materia artistica.
  • Terry

    Mi voglio complimentare con l’autore dell’articolo che ha saputo dare una visione non solo culturale e filosofica del libro, ma con alcuni spunti importanti di lettura fotografica, ha saputo trasmettere la necessità per costruire un importante consapevolezza dell’immagine, e soprattutto descriverne i tratti salienti dell’autrice.