Autocoscienza dell’immagine

Il terzo volume della storia della fotografia curata per Skira da Walter Guadagnini racconta gli anni dal 1941 al 1980. Anni in cui l’immagine riflette su se stessa e sceglie strade come la fotografia soggettiva e quella concettuale.

La fotografia vol. 3 - Dalla stampa al museo, 1941-1980

Giunge al terzo volume la storia della fotografia curata per Skira da Walter Guadagnini. Dopo i due libri sul primo secolo di vita del mezzo (Le origini, 1839-1890 e Una nuova visione del mondo, 1891-1940), il terzo capitolo si intitola Dalla stampa al museo, 1941-1980. Un periodo decisivo, in cui si gettano i semi della trasformazione da strumento tecnico e di reportage allo statuto di opera d’arte. Passaggio che si compirà definitivamente nel periodo successivo, che sarà oggetto del quarto e ultimo volume, in uscita nella seconda metà del 2014.
Tre i punti di svolta di questo quarantennio che vengono individuati: la nascita del Dipartimento di fotografia al MoMA nel 1940, l’arrivo sul mercato delle pellicole negative a colori (Francesco Zanot analizza questa rivoluzione con un saggio), la mostra The family of man al MoMA nel 1955. E due le strategie che reagiscono ai mutamenti epocali, la fotografia soggettiva (inaugurata e teorizzata da Otto Steinert) e quella concettuale (Anselmo, Huebler, Baldessari, Smithson, Messager, Rosler, Levine).
Ma il vero fil rouge dei quarant’anni qui trattati è lo sviluppo di un’autocoscienza della fotografia: la consapevolezza progressiva della natura mediata dell’immagine, la ricerca del posto della fotografia artistica nel mare sempre crescente di immagini che la comunicazione di massa mette in circolo. Come scrive Guadagnini nell’introduzione, “la fotografia passa da quella che si potrebbe definire la fase dell’azione a quella della riflessione, sul mondo e su se stessa“.

Anonimo, Il fotografo americano di origine polacca Arthur Fellig con la sua macchina fotografica Speed Graphic, dicembre 1943 - Stampa ai sali d’argento, 24,1 x 19,1 cm - New York, International Center of Photography - © Epics / 2010 Getty Images
Anonimo, Il fotografo americano di origine polacca Arthur Fellig con la sua macchina fotografica Speed Graphic, dicembre 1943 – Stampa ai sali d’argento, 24,1 x 19,1 cm – New York, International Center of Photography – © Epics / 2010 Getty Images

È questo un tratto che si ritrova trasversalmente in tutti i temi trattati in questo terzo volume. Nel passaggio “dalla verità alla veridicità” analizzato da Urs Stahel nel suo saggio sulla fotografia documentaria dal 1950 al 1980; e anche, indirettamente, nell’utilizzo della foto da parte dell’Arte concettuale, oggetto del saggio di Camiel van Winkel.
Oltre ai saggi più generali, la spina dorsale del volume sono i capitoli brevi (tutti scritti da Francesco Zanot) dedicati a singoli fotografi, mostre o pubblicazioni. Da figure mitiche come Weegee, Doisneau, Cartier-Bresson, Avedon, Minor White si giunge a pratiche concettuali come gli scatti seriali di Ed Ruscha, l’archivio fotografico di Gerhard Richter (che da spunti per i dipinti diventano opera autonoma), Larry Clark e il suo libro Tulsa, i coniugi Becher.
La varietà delle pratiche e l’evoluzione dello statuto della fotografia è ben rappresentato nel volume, anche se- per scelta – in modo non esaustivo. Talvolta l’approccio dal punto di vista fotografico penalizza la descrizione della pratica di artisti puri come ad esempio Nan Goldin, ma il rischio è insito nell’oggetto di studio del libro. E si aspetta con curiosità, leggendo questo terzo volume, l’avvento della fotografia come arte contemporanea tout court. Ma l’appuntamento è rimandato (anche per comodità di organizzazione, visto che il fenomeno comincia ad affacciarsi già negli anni Settanta) al quarto volume.

Stefano Castelli

La fotografia vol. 3 – Dalla stampa al museo, 1941-1980
a cura di Walter Guadagnini
Skira, Milano 2013
Pagg. 215, € 60
ISBN 8857215075
www.skira.net

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.