120 artisti, 800 opere, 85 padiglioni nazionali, 9 trans-padiglioni. Questi i numeri della rassegna al via a maggio. Riflettori puntati sul ruolo dell’artista: dialogo, resistenza e responsabilità

Questa Biennale è dedicata a celebrare, quasi a rendere grazie al mondo dell’arte. Una mostra dedicata all’Umanesimo, come dice Christine Macel. Un Umanesimo nel quale l’atto artistico è a un tempo atto di resistenza, di liberazione e di generosità”. Con queste parole il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta ha aperto la conferenza con la quale si presentava l’edizione 2017 dell’Esposizione internazionale d’arte, intitolata Viva Arte Viva. Un taglio curatoriale, tratteggiato dallo stesso Baratta e poi illustrato da Christine Macel, che prospetta una rassegna che pur tradendo qualche elemento ispirativo tangente alla precedente edizione targata Enwezor, poi pare volerli sviluppare con modalità decisamente diverse. Mettendo al centro dell’attenzione la figura e il ruolo dell’artista e la sua opera. “Avevamo già introdotto il padiglione del libro, una sorta di bibliografia della mostra: Christine Macel ha spinto ancora più in avanti questa attitudine documentaria chiedendo agli artisti di inviare pubblicazioni e testi importanti per la loro formazione”, ha aggiunto il presidente, puntando la sua attenzione sul progetto La Mia Biblioteca, ospite del Padiglione Stirling. Per poi annunciare che i padiglioni nazionali saranno 85, dei quali 4 novità assolute: Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria e Kazakistan.

I DETTAGLI
Christine Macel è entrata dei dettagli della sua mostra internazionale, che riunirà 120 artisti, dei quali ben 103 presenti per la prima volta. “L’arte di oggi, di fronte ai conflitti del mondo, testimonia la parte più preziosa dell’umanità”, ha sottolineato. “Più che mai il ruolo, la voce e la responsabilità dell’artista appaiono dunque cruciali nell’insieme dei dibattiti contemporanei”. Anche per obbedire a questa impostazione, la mostra internazionale sarà strutturata in una successione di padiglioni, o trans-padiglioni, come ha voluto specificare Macel: non tematici, ma organici e fluidi. Come un racconto, un viaggio, un’esperienza, o i capitoli di un libro. Cosa ha guidato la curatrice nelle sue scelte? Lei ha riassunto questo aspetto con la volontà di prendere le distanze dal “sempre nuovo”: “Io sono una storica dell’arte”, ha ricordato, “e ho analizzato anche modalità artistiche diverse da quelle più popolari e veicolate dai media”.

I PADIGLIONI
In questo contesto, la mostra esporrà nel complesso 800 opere, delle quali 52 realizzate ex novo, e altre “riattivate” per l’occasione. La teoria dei padiglioni prenderà avvio da quello centrale, ai Giardini, dedicato agli artisti e ai libri, puntando lo sguardo sulla dialettica fra otium e negotium, inattività e azione nella cornice del gesto creativo. Tra i protagonisti, la ricerca di Franz West e l’arte partecipativa di Olafur Eliasson, che creerà uno studio invitando studenti, pubblico e immigrati a realizzare oggetti, come ad esempio delle lampade. Negli altri padiglioni, che si dipaneranno anche lungo la Corderie dell’Arsenale, i temi affrontati spazieranno dalle tradizioni antropologiche allo sciamanesimo, dalla sensualità dionisiaca alla spiritualità dei colori, fino alla dimensione del tempo e dell’infinito.

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