Nina Simone, regina del jazz e attivista civile. La sua casa in rovina salvata da quattro artisti

Un gesto umano, ma anche artistico e in qualche modo politico. Quattro artisti afroamericani comprano la casa di Nina Simone, a 14 anni dalla sua scomparsa.

Nina Simone
Nina Simone

Lo hanno fatto per amore, per rispetto, per un senso di protezione e insieme di giustizia. La giusta memoria, la giusta attenzione, preservando quel che è stato più di una semplice cornice, più di un luogo qualunque. La casa di Nina Simone – leggenda del jazz e del soul, icona dei diritti civili, in trincea contro il razzismo e a sostegno delle donne – è oggi al riparo. Certamente una casa più fortunata di quelle che accolsero W.E.B. Du Bois in Massachusetts o Malcolm X in Nebraska, oggi smantellate: sono tante, come racconta il New York Times, le dimore dimenticate di attivisti umanitari e personaggi simbolo della cultura afroamericana. L’idea di farne dei piccoli musei, degli archivi, delle mete per studiosi e appassionati, non è frequente fra le istituzioni. E allora, stavolta, ci hanno pensato gli artisti.

La casa di Nina Simone. Ph. New York Times
La casa di Nina Simone. Ph. New York Times

Sono il concettuale Adam Pendleton, lo scultore Rashid Johnson, la regista Ellen Gallagher e la pittrice Julie Mehretu – tutti afroamericani – ad aver messo mano al portafoglio: 95mila dollari per acquistare il trilocale in cui nacque e visse Nina Simone (scomparsa in Francia nel 2003), al 30 East di Livingston Street, tra le alture di Tryon, cittadina della Carolina del Nord. Cifra sufficiente a strapparlo ai compratori e sottrarlo a un destino di oblio, magari di sparizione.

FRA ARTE E POLITICA

Il mio desiderio”, ha spiegato Johnson, “quando ho saputo che questa casa esisteva, era solo un’urgenza incredibile di assicurarmi che non fosse spazzata via”. Destinazione d’uso? Incerta, tanto quanto è certa la voglia di attivarla, di farne un piccolo tempio, un progetto, un simbolo, uno spazio del ricordo e della testimonianza. Gesto che i quattro definiscono in termini artistici, ma anche politici. A voler proseguire l’impegno di chi, nelle lotte aspre di oggi e di ieri, si è esposto in prima persona.

La casa di Nina Simone
La casa di Nina Simone

Come Nina Simone, voce robusta e suadente, anima forte e tormentata, una vita segnata dalla violenza degli uomini, dagli abbandoni, dall’esilio per scelta, dalla tossicodipendenza e infine dalla malattia mentale. Di lei restano uno straordinario repertorio interpretativo, tra i più intensi della storia del jazz, le coraggiose battaglie civili, e questa casa, oggi spoglia, vuota, coperta di foglie e di polvere, traccia malinconica di un’assenza che pesa. Umanamente, artisticamente.
E il destino migliore, per la piccola dimora, resta proprio nel perimetro dell’arte: che possa divenire, nell’idea e nell’impegno dei nuovi proprietari, un’opera d’arte processuale, un contenitore stabile, un dispositivo per l’azione e la riflessione comune, fra estetica e politica.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.